Lo zen e l’arte di innamorarsi


Brenda Shoshanna, Lo zen e l’arte di innamorarsi, Il punto d’incontro, trad. G. Fiorentini

Crescita Personale, Relazioni & Coppia

L’autrice vuole avvicinare il lettore all’amore, in sé e per sé e quanto la riscoperta dell’essere innamorati ci aiuti in tutto, anche nell’innamorarci del partner nel modo giusto. Seguendo dei semplici precetti Zen, l’autrice ci guida a...




Brenda Shoshanna, Lo zen e l’arte di innamorarsi, Il punto d’incontro, trad.  G. Fiorentini

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Perchè leggere questo libro

Perché crea un parallelo interessante tra la vita, le relazioni e lo Zen. Perché oltre alle storie riportate sopra, il libro narra di Sara che aveva perso la bussola, di Diana che era diventata ossessiva tanto da perdere il sonno e di tante altre persone...


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Brenda Shoshanna, Lo zen e l’arte di innamorarsi, Il punto d’incontro, trad.  G. Fiorentini

Riassunti di libri di crescita personale


Brenda Shoshanna, Lo zen e l’arte di innamorarsi, Il punto d’incontro, trad. G. Fiorentini Chi è l’autore? Brenda Shoshanna è psicologa e terapeuta di Manhattan, è un’affermata autrice e è stata vincitrice del Premio NABE per il miglior libro dell'anno nella categoria "Salute". Insegna presso la Barnes and Nobles University ed è tra i conferenzieri più richiesti da associazioni, programmi radiofonici e televisivi. Qual è l’intento dell’autore? L’autrice vuole avvicinare il lettore all’amore, in sé e per sé e quanto la riscoperta dell’essere innamorati ci aiuti in tutto, anche nell’innamorarci del partner nel modo giusto. Seguendo dei semplici precetti Zen, l’autrice ci guida a riscoprire la nostra forza interiore per poi rivolgerci al mondo ripuliti e pronti a ricevere e dare. Conosci meglio il libro: • Siamo fatti per vivere una vita d'amore. Quando siamo innamorati della vita, il corpo e il cuore sono felici. È il nostro stato naturale, e la domanda che l'autrice si pone è: perché non siamo sempre innamorati? Il vero amore non fa mai male, sono solo le idee confuse e associate all'amore che ci fanno soffrire. Un detto buddista dice "Se ti offrono cibo avvelenato, non lo mangiare". Se ci offrono l'amore, ma sappiamo o sentiamo che è malsano, non accettiamolo. Lo Zen e l'amore sono compatibili e lo Zen nel libro ci insegna come ritornare ad amare veramente noi e gli altri. Per cominciare l'autrice crea un parallelo tra tre semplici azioni che si praticano nello zendo, lo spazio per meditare e la riscoperta del vero amore. Le tre azioni sono: togliersi le scarpe per diventare disponibili, sedersi sul cuscino per incontrare se stessi nella posizione ferma della meditazione, il non fare per allentare il controllo. • Togliersi le scarpe: quando si pratica ogni azione, piccola o grande, è eseguita con consapevolezza e volontà al 100%. Quando uno studente si toglie le scarpe prima di entrare nello zendo è come se diventasse "esposto", iniziando il processo di lasciare andare le normali "difese" e simboli del proprio valore esteriore. Le scarpe vengono riposte ordinatamente e silenziosamente, con cura e scrupolo, proprio come dovremmo vivere le nostre giornate nei piccoli gesti. Il novizio è invitato a porre attenzione al piede appoggiato al pavimento e a eseguire ogni passo consapevolmente. Il nostro karma segue la logica di causa e effetto, se piantiamo semi avvelenati nascerà un albero malato, se non ci prendiamo cura di noi non possiamo aspettarci niente dal mondo. Lo Zen insegna a essere presenti in ogni momento. Togliersi le scarpe ci insegna anche a diventare pazienti, pazienti per imparare ad aspettare e di sentirci proprio a nostro agio in questa nuova condizione, così che possiamo imparare a discernere tra cibo e nutriente o che non vale nulla. Sviluppare la pazienza significa anche aspettare che le acque agitate si calmino, e questo è un suggerimento molto utile nella relazione amorosa, per poter vedere con chiarezza cosa sta succedendo quando il fango si deposita sul fondo. • Sedersi sul cuscino per prendersi il tempo di incontrare noi stessi e gli altri, oltre la fretta, il brivido, l'attrazione o il falso benessere iniziale. La psicologa ci ricorda il mito di Sisifo che era stato condannato a spingere un pesante macigno in cima a una montagna senza mai raggiungere la vetta perché il macigno poi rotolava in basso. Sisifo cominciava daccapo ogni volta e questo era lo scopo della sua vita, piena di sforzi e priva di soddisfazioni. Finché siamo dipendenti dagli altri, dal mondo esterno per la nostra felicità, prima o poi il macigno rotolerà in basso. Lo Zen suggerisce semplicemente di smettere di spingere un macigno. Sedersi sul cuscino in posizione eretta e fare attenzione solo al respiro, ci dà il tempo di non agire e di non reagire ciecamente alla vita. Lo zazen, la meditazione Zen, ferma la nostra frenetica attività e i nostri pensieri, tranquillizza la mente scimmia nel dialogo interiore. Henry, uno studente dello zendo, racconta di essersi stupito dai suoi violenti commenti competitivi su tutto. Henry non aveva mai capito i suoi fallimenti in amore prima, ma rimanendo seduto sul cuscino iniziò a capire che, se dentro di lui c'era davvero una simile furia, come avrebbe potuto dare o ispirare fiducia nella coppia? "Semplicemente sedendo", Henry riuscì a calmarsi e a capire di essere in grado di liberarsi. Un consiglio che viene spesso dato al nuovo studente è quello di "fare comunque", l'istruttore spesso suggerisce di continuare senza necessariamente dover capire a priori: prima si fa e poi si capisce. Anche Nancy trovò equilibrio e forza interiore restando seduta in silenzio. Continuando a sedersi, concentrata e consapevole, Nancy capì che l'approvazione esterna non era indispensabile e che poteva iniziare a dare compassione a se stessa per ricominciare. • 3. Non fare per allentare il controllo. Come un neonato, noi non siamo veramente consapevoli di ciò che ci circonda e usiamo gli altri come oggetti per il soddisfacimento del nostro bisogno. Non sempre capiamo che anche gli altri hanno vita propria, sogni e desideri che potrebbero essere diversi dai nostri. Spesso, ciò che chiamiamo amore non è altro che volere una persona che agisce esattamente come noi vogliamo e che ci faccia stare bene. È per questo che a volte ricorriamo ad ogni mezzo per cercare di controllarla e cambiarne il comportamento. Per liberarci dal frenetico desiderio di controllare gli altri e noi stessi, lo Zen suggerisce semplicemente di "non muoversi" e questo ci permetterà di lasciare andare il bisogno del controllo. Non muoversi in zazen, significa osservare e lasciare andare. Rena arrivò allo zendo devastata dopo la fine di due rapporti molto importanti; interpellata dal Maestro, lei disse che non avrebbe potuto sopportare di perdere un'altra persona. «Ne perderai molte» le rispose il maestro. Rena era sconvolta e chiese come avrebbe potuto evitarlo. La risposta del maestro fu: «Non fare». Le nostre azioni spesso sono reazioni dettate dai condizionamenti mentali, dalle compulsioni di controllare o di ottenere un risultato imminente, queste reazioni alla vita creano il nostro karma. La vera azione è molto diversa: è spontanea, diretta e risolutiva. La vera azione segue la "non azione" perché, mantenendo la metafora di cui sopra, prima dobbiamo aspettare che il fango si depositi. Il fango è fatto di convinzioni e interpretazioni che ci forniscono solo una interpretazione della vita. Lo Zen suggerisce di considerare il fango come qualsiasi altra parte dell'universo: il fango è solo fango e l'erba è solo erba, ogni tanto si cammina nel fango e poi si continua di nuovo a camminare sull'erba. L'erba non è il paradiso, è solo erba. Chi vuole che il prato resti verde anche in inverno non sa accettare, attendere e "non agire". Il "non agire" quindi non significa rassegnarsi ma è il preludio per l'azione Zen (nel punto successivo). • La meditazione camminata per agire con consapevolezza. La meditazione da seduti è interrotta dal suono di una campana, questo indica che comincia il rituale della meditazione camminata kinhin. Si tratta di una camminata concentrata nella quale l’applicazione della meditazione da seduti viene trasferita all'azione. Nella vita arriva il momento di agire e la meditazione da seduti ci ha preparati per agire con consapevolezza. Nel kinhin si mantiene l'attenzione vigile e si è concentrati verso l'interno per fare la cosa giusta, che ci piaccia o no. Nelle relazioni di coppia spesso molti rapporti si trascinano perché nessuno dei due fa la cosa giusta al momento giusto: terminare la relazione, dire "ti amo" e impegnarsi, non ascoltare e non rispondere ai bisogni dell'altro; molti fanno finta di “non udire la campana che suona” e quindi non alzarsi per camminare. Andare avanti significa vivere nel presente e liberarsi dalla procrastinazione e dall'ossessione, cogliere il momento giusto è importante nelle relazioni come in tutti gli aspetti della vita. Nel kinhin si cammina concentrati e non ci si fa distrarre dai mille stimoli attorno a noi. • Pulire la casa per svuotare se stessi. Periodicamente noi puliamo casa per fare spazio e accogliere nuove esperienze e nuovi doni. Con questo gesto importante impariamo a non attaccarci a ciò che abbiamo accumulato. L'autrice suggerisce di fare lo stesso con i rapporti, e iniziare tutto di nuovo senza portarsi dietro ricordi, paure, idee, aspettative e preconcetti. Nello zendo a turno ci si prende cura del luogo, tra pulizia e mantenimento. C'è spazio perché esiste solo l'indispensabile e ciò che è in uso nel momento presente. Niente viene lasciato in giro e non ci sono cose in più. La pulizia è fatta a turno, senza eccezioni, con attenzione e precisione, in silenzio e in piena consapevolezza. Pulendo il luogo in cui viviamo, puliamo la mente e il cuore. Più teniamo pulito il nostro spazio e togliamo il superfluo, più il nostro cuore si apre all'esperienza del nuovo. Una studentessa un giorno chiese: "In che modo fare pulizia mi può aiutare a dimenticare il tradimento del mio ragazzo?" Fu invitata solo a pulire, pulire a fondo, per scoprirlo. Con riluttanza la studentessa iniziò a pulire senza metterci l'impegno, non capiva quale fosse il suo vantaggio. Con la coda dell'occhio vide un'altra studentessa che puliva concentrata e con vigore. Allora si vergognò e premette lo straccio con forza: ora era il pavimento che puliva lei. I nuovi rapporti non devono essere causa d’incertezza o dolore, possono essere l'invito a vedere il mondo in un nuovo modo e imparare nuove lezioni. • Fare il portinaio significa essere lì per gli altri. Spesso nelle relazioni non ci importa l'altra persona, bramiamo più la soddisfazione che l'altro ci procura e la momentanea sensazione di essere importanti. Non amiamo davvero – ci ricorda l'autrice – ma ci innamoriamo di quanto la relazione ci faccia sentire speciali. Molti di noi dipendono dal senso di benessere derivato dall'approvazione altrui, ci comportiamo per essere degni di ricevere amore e attenzione. Per questo alcuni di noi affidano all'opinione altrui il proprio valore, perdendo a priori. Amare qualcuno perché si adora non è amore, adorare qualcuno perché ci ami non è amore. Fare il portinaio è un compito a rotazione: il portinaio non interferisce, è presente. Il portinaio non deve necessariamente soddisfare i bisogni dell'altro o anticiparne i desideri. Il dono più grande e più difficile del portinaio è la presenza senza chiedere niente. Chi entra non deve piacergli, dargli attenzione o salutarlo, di contro il portinaio non è tenuto a fare nulla, solo essere presente. Bob andava fuori di matto a fare il portinaio, confessò di impazzire a ignorare gli altri e "obbligarli" ad arrangiarsi da soli. Per lui era come abbandonarli. Presto Bob capì che era è sufficiente essere se stesso e questo non significava abbandonare gli altri. • Cucinare per nutrire. Sin dalla nascita colleghiamo al nutrimento l'amore, alcuni da grandi trattengono amore per spingere il partner a fare ciò che vogliono, altri utilizzano il sesso come merce di scambio e nutrimento nella coppia. Nella vita dobbiamo imparare a riconoscere e a gustare il cibo che riceviamo. L'autrice ci suggerisce di imparare a distinguere il fast food, che può sembrare buono sul momento ma che può portare effetti collaterali e sgradevoli più in là, dal cibo di qualità e giusto per noi. Distinguere il cibo significa anche poter scegliere la persona giusta per noi: se Arnold fosse un melo che offrisse solo mele non andrebbe bene per Clea che invece preferisce chiaramente le pere. Alcuni hanno sviluppato una dipendenza dalle proprie insoddisfazioni: non sanno né cambiare né accettare ciò che viene loro dato e dire grazie. La metafora del cucinare ci ricorda che dobbiamo nutrire il nostro rapporto e soddisfare i bisogni del partner come fa il tenzo, il cuoco Zen, durante i ritiri. Erano due anni che Samantha stava con Rick ma il rapporto non la saziava. Rick non la incoraggiava e non faceva niente per anticipare i suoi bisogni. Samantha capì che si era sempre concentrata su se stessa e su ciò che avrebbe potuto ricevere lei. La soddisfazione dei bisogni di Rick non le era neanche passata per la testa. Samantha imparò che nutrendo gli altri, nutriamo noi stessi. Cucinare significa, infatti, soddisfare i bisogni degli altri e desiderare di sfamarli proprio quando è il momento di farlo. Invece di concentrarci solamente sulla nostra fame, cucinando, impariamo a essere consapevoli di quella degli altri. Più diamo e più siamo pieni, felici e autosufficienti. Cucinare è dare e lo Zen ci assicura che se diamo otterremo sicuramente più cose in cambio, ma senza necessariamente esigerle dalla stessa persona a cui le abbiamo date. • Ricevere il bastone per gestire i colpi. Durante una seduta zazen, uno studente incaricato cammina tra le persone sedute con in mano un bastone. Alla richiesta di chi è seduto, il supervisore si ferma, si inchina allo studente e lo colpisce su entrambe le spalle. Qual è il significato di questo gesto? Durante la pratica il gesto allevia la tensione delle spalle e vivacizza l'atmosfera dello zendo. Metaforicamente ci aiuta a imparare a gestire i colpi. I colpi in un rapporto possono essere scatti di rabbia, critiche, tradimenti, gelosie, abbandono... se etichettiamo qualcuno nel problema non usciamo dal problema. Ricevere il bastone ci insegna ad accogliere le sofferenze, a comprendere gli eventi e a rispondere nel modo e nel tempo più giusti. Nello zendo il suono della campana è solo il suono della campana e una sensazione dolorosa è semplicemente una sensazione dolorosa. Se viviamo ciò che accade momento per momento sappiamo che il prossimo respiro ci porterà a qualcosa di nuovo, ci ricorda l'autrice. Citazioni: «Essere innamorati è la cosa più matura e più realistica che possiate fare.» «Secondo lo Zen, se non sappiamo che cos'è il vero amore non possiamo gustare il prezioso sapore della vita.» Come dice un famoso maestro Zen: "Lo Zen è semplicemente raccogliere il cappotto dal pavimento e metterlo dove deve stare."» «Le erbacce mentali sono i nodi e i grovigli che crescono nella nostra mente.» «L'unica vera solitudine proviene dall’abbandonare noi stessi, dal non essere ciò che siamo.» «La maggior parte dei problemi con cui lottiamo è creata dalla nostra mente.» «Il più delle volte, quando crediamo di lavorare a un problema ci stiamo soltanto facendo ossessionare.» «È credere alla paura che le dà potere su di noi, invece di credere nel potere della paura, perché non credere in quello dell'amore?» Perché leggere questo libro: Perché crea un parallelo interessante tra la vita, le relazioni e lo Zen. Perché oltre alle storie riportate sopra, il libro narra di Sara che aveva perso la bussola, di Diana che era diventata ossessiva tanto da perdere il sonno e di tante altre persone che l'autrice ha visto cambiare proprio grazie alla pratica dello Zen. Perché l'autrice ci mostra il mistero dei koan (enigmi impossibili da risolvere a livello razionale). Perché l'autrice ci guida a innamorarci prima di noi, della vita e dell'unicità del tutto. Categoria: Relazione di Coppia Acquista il libro nella tua libreria preferita Noi consigliamo Il Giardino dei Libri per acquistare la tua copia