Plutarco, L’arte di ascoltare, Newton Compton editori, trad. M. Scaffidi Abbate
01Chi è l’autore?
Plutarco è stato un biografo, scrittore, filosofo, sacerdote greco antico vissuto a cavallo tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo. Considerato almeno sino alla metà dell’Ottocento uno dei più importanti maestri di saggezza e virtù, ha influenzato gli scritti dei più grandi pensatori e scrittori della nostra tradizione tra cui Erasmo da Rotterdam, Machiavelli, Shakespeare, Montesquieu, Voltaire, Rousseau, Alfieri, Foscolo, Leopardi.
02Qual è l’intento dell’autore?
Quest’opera è diretta principalmente ai giovani e a tutti coloro che desiderano sviluppare la loro capacità di ascolto alle conferenze e lezioni filosofiche, ma non solo. L’intento dell’autore è dare dei consigli a Nicandro (probabilmente figlio di un collega di Plutarco) affinché egli possa ascoltare correttamente chi cerca di persuaderlo con l’arte della parola. Questo scritto diventa allo stesso tempo un monito a tutti i giovani perché divenuti adulti e quindi liberi di agire, non diventino invece sudditi dei loro impulsi. Al ragazzo viene raccomandato l’uso della filosofia nella vita adulta, e per farlo, Plutarco caldeggia i consigli sull’arte di ascoltare e sull’attenzione al senso dell’udito, il senso che più di altri è in grado di produrre turbamenti e sconvolgimenti d’animo.
03Questo libro insegna
L’importanza di ascoltare discorsi ‹‹utili e onesti››. Per il filosofo greco è di fondamentale importanza ascoltare discorsi buoni, ed evitare ai ragazzi l’ascolto invece, di discorsi nocivi che possano «invadere e occupare quella che è la zona più sensibile e più esposta alle suggestioni della parola», che per Plutarco corrisponde all’apparato uditivo. Egli si sofferma sul potere della parola che è «lo strumento capace di procurare i danni e i benefici più grandi.» Per questo è fondamentale avere consapevolezza di ciò che si ascolta perché i giovani possono trarre dall’ascolto vantaggi, ma anche grandi pericoli. Plutarco raccomanda così l’ascolto di «discorsi utili e onesti» che abbiano la capacità cioè di frenare l’inclinazione naturale dell’uomo ad evitare la fatica e lasciarsi andare a ciò che dà piacere. Inoltre ammonisce chi parla senza aver prima a lungo ascoltato: «Molti pensano che bisogni esercitarsi prima nell’arte di parlare che in quella di ascoltare ma si sbagliano. E infatti se ne vedono i risultati. La parola bisogna prima accoglierla bene per poterla poi pronunciare» ed aggiunge che è compito degli educatori insegnare ai ragazzi ad ascoltare molto anziché parlare molto. L’arte di ascoltare si impara con l’esercizio del silenzio, l’ascolto cioè senza obiezione, senza interruzione perché «chi interrompe finisce per non ascoltare e non essere ascoltato.» Chi pratica l’ascolto può trarre dal discorso qualche spunto che può successivamente tornare utile, può discernere meglio se vi siano argomentazioni non vere, può infine dare di sé l’immagine di una persona amante della verità che disdegna i battibecchi e lontana dalla polemica.
L’invidia nei confronti di chi parla. Quando una persona parla in pubblico, accade che negli ascoltatori si possa generare dell’invidia. In realtà ciò che si invidia è la fortuna altrui rappresentata dalla fama, dalla ricchezza o dal bell’aspetto di chi parla. Essa è dannosa e impedisce il corretto svolgersi del dibattito rendendo così a tutti un pessimo servizio. Rende un pessimo servizio a colui che ascolta perché «disturba e distrae le facoltà intellettive» impedendo di fatto di comprendere a pieno ciò che viene detto. L’invidia tormenta i pensieri dell’ascoltatore che si agita all’idea che l’oratore possa portare al pubblico temi nuovi e argomentazioni più convincenti delle proprie e al termine di un bel discorso, egli non pensa a quanto detto, ma conta, «come fossero voti» le reazioni e i commenti degli altri e può arrivare a disdegnare coloro che applaudono correndo a schierarsi tra coloro che invece disapprovano.
Il plauso facile. Plutarco redarguisce anche coloro che hanno il plauso facile: coloro che sono di animo eccessivamente buono e si stupiscono di ogni cosa. Certo è importante e opportuno essere benevoli, ma allo stesso tempo critici verso le argomentazioni portate al pubblico dall’oratore, per non cadere per simpatia nell’equivoco di far nostri «ragionamenti falsi e cattivi». Pone l’accento in particolar modo su sobbalzi, esclamazioni e applausi del pubblico, che talvolta possono essere fuorvianti soprattutto per i giovani, possono disorientarli e ingannarli. Infatti in un dibattito, dice Plutarco, ci possono essere molti orpelli e cose superflue dalle quali non ci si deve far influenzare. A volte il discorso e l’argomentazione è inutilmente gonfiato e impreziosito di concetti solo per abbagliare l’ascoltatore impedendogli in realtà di afferrarne l’essenza. Ecco perché è importante portare la propria attenzione ai contenuti, sorvolando sulle parole troppo forbite e seducenti.
L’arte di saper ascoltare. Plutarco ci ricorda invece, con una bella immagine, l’importanza di «ascoltare chi parla con animo pacato e ben disposto come fossimo invitati a un banchetto o a una cerimonia sacra». Si tratta per il filosofo di imparare ad apprezzare la buona volontà di chi decide di condividere con gli altri le proprie opinioni cercando di essere convincente, utilizzando le stesse argomentazioni che lo avevano precedentemente convinto, e ci ricorda come dietro un buon discorso ci siano studio, impegno e duro lavoro. Questo apprezzamento si può rivolgere anche nei confronti di chi, quando parla, abbia scarso successo, perché un ascoltatore sveglio e attento sa sempre come trarre un profitto da ciò che ascolta: infatti i difetti del discorso si possono percepire e cogliere meglio nelle vesti di ascoltatore che di oratore. Dovremmo inoltre riflettere sulle cause dell’insuccesso, mettendoci nei panni dell’oratore e chiedendoci se anche a noi potrebbe capitare di incappare nello stesso errore.
Giudizio e sensibilità. La critica nei confronti delle argomentazioni si accompagna all’uso della personale sensibilità. Dice il filosofo: «Bisogna quindi affidarsi fin dall’inizio a se stessi, ascoltare, giudicare in base alla propria sensibilità analizzando le proprie reazioni» in particolar modo facendo attenzione a cogliere i mutamenti di umore «l’affievolirsi di qualche moto dell’animo o di qualche passione molesta» o «l’accendersi di un divino fervore nei confronti del bene e della virtù.»
Contenuto o forma? Il giovane ascoltatore dovrebbe prestare attenzione prima alla sostanza del discorso e poi in un secondo momento all’eleganza e alla ricercatezza: «come fa un bevitore, che prima pensa a soddisfare la sete e poi, semmai, rigirando la coppa fra le mani ne va osservando le cesellature.» Anche tra chi parla, c’è chi non bada ai contenuti e si ferma alla forma, riempiendo le orecchie dei ragazzi di discorsi che possono essere anche non utili o addirittura nocivi, senza che questi se ne rendano conto perché incapaci di indagare così a fondo rimanendo invece solo abbagliati e incantati dal frasario e dall’esposizione.
L’importanza di come porre le domande. Anche sulla modalità di porre le domande, Plutarco elargisce qualche consiglio. Invita ad evitare le domande fuori tema, in favore di domande pertinenti perché le altre finiscono per rendere sgradito e sgarbato chi le fa e confondono chi parla. Nel formulare le domande è bene fare attenzione affinché siano conformi alle capacità di chi parla e relative agli argomenti di cui è a conoscenza, evitando egli dice: «di sottoporre ad un esperto di filosofia morale, problemi di fisica o di matematica.» Colui che invece non lo fa e pone domande volutamente fuori tema, su argomenti coi quali l’oratore ha poca dimestichezza, non solo non raccoglie alcun frutto dagli insegnamenti e dalle conoscenze che generosamente gli vengono dispensate, ma offre di sé un pessimo esempio di malcostume e astiosità.
Sì agli elogi cauti e misurati. Gli elogi secondo Plutarco debbono essere cauti e misurati perché: «il troppo e il troppo poco non si convengono ad un animo libero e schietto.» Chi rimane impassibile di fronte a tutto ciò che ascolta è probabilmente convinto di sapere meglio e di più di ciò che sente, e pensa che più elogi vengano fatti agli altri, meno ne rimangano per lui, ma non è affatto così. Chi al contrario elogia e applaude in continuazione si porta dietro la nomea di adulatore, in quanto la sua ostentata ammirazione induce in qualche modo gli altri della platea a fare altrettanto, talvolta anche controvoglia. Chi invece ha un animo buono, si sente gratificato al massimo nel riconoscere i meriti altrui, soprattutto se alla base c’è un rapporto di stima. In quel caso ‹‹il rendere onore è già di per se stesso un onore››.
Ascoltare e accettare. L’arte di ascoltare va praticata anche nei confronti dei moniti e delle critiche a noi indirizzate. Ascoltare e accettare di buon grado una battuta di spirito pronunciata con arguzia o per scherzo è lodevole ed è segno di libertà d’animo. Chi invece ostenta indifferenza di fronte ad un rimprovero o monito e mantiene un sorriso ironico, in realtà prova vergogna, e soprattutto non sa trarre dal rimprovero alcun miglioramento perché la sua anima rimane impassibile e non è scalfita dall’aver commesso un errore. È importante invece accettare anche le parole di biasimo perché «il morso di un filosofo, quando un giovane sia di indole buona, è risanato dalla stessa parola che lo ha inferto», per questo è utile e opportuno accettarlo e sopportarne il dolore e fastidio senza abbattersi, nella fiducia che, dopo le difficoltà iniziali, queste parole saranno la cura stessa. Questi sono i consigli per chi voglia imparare ad ascoltare, ma è fondamentale unire alla teoria la pratica con l’esercizio, e con l’uso «delle personali capacità inventive, per costruire una forma mentis intima e filosofica nella convinzione che un buon ascolto è il punto di partenza per vivere bene.»
04Citazioni
«Un bravo educatore rende le orecchie dei ragazzi sensibili alle parole, insegnandogli non a parlare molto, ma ad ascoltare molto.»
«La mente non è un vaso da riempire, ma come la legna da ardere ha solo bisogno di una scintilla che l’accenda e le dia l’impulso per la ricerca e un amore ardente per la verità.»
«Chi è invitato a una conferenza ha da mostrarsi rispettoso, ed essere ben disposto a creare sintonia con il conferenziere, e creare un dibattito in cui ognuno sia rispettoso di ciò che gli compete.»
05Perché leggere questo libro
Perché è denso di insegnamenti e consigli utili. Perché è estremamente attuale: è un insegnamento utile a tutti, soprattutto oggi che comunicare con gli altri anche su ampia scala è divenuto molto facile e immediato grazie ai social media. Perché ci ricorda che per parlare bisogna anche avere qualcosa da dire, e questo arriva dall’aver a lungo ascoltato.
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Questa scheda è stata realizzata da Elisa Migliorini. Acquista il libro nella tua libreria preferita.