Vai al contenuto

Salute & BenessereComunicazione & Psicologia

Le emozioni che curano

di Erica Francesca Poli

Editore
Mondadori
Lettura
8 minuti
Scheda di
Tatiana Zucconi
Scheda
n° 99

Partendo dall’interazione tra mente e corpo nei processi di guarigione, l’intento dell’autrice è quello di elaborare una “medicina delle emozioni” che sia in grado di curarci.

Foto: Masaaki Komori su Unsplash

Erica Francesca Poli, Le emozioni che curano, Ed. Mondadori

01Chi è l’autore?

Erica Francesca Poli è medico psichiatra, psicoterapeuta e counselor. La sua formazione come psicoterapista è stata ampia e variegata, e questo le ha consentito di sviluppare una personale metodologia di lavoro. È membro di diverse comunità scientifiche, tra cui IEDTA (International Experiential Dynamic Therapy Association), ISTDP (Intensive Short-Term Dynamic Psychotherapy), Institute e l’OPIFER (Organizzazione Psicoanalisti Italiani).

02Qual è l’intento dell’autore?

Partendo dall’interazione tra mente e corpo nei processi di guarigione, l’intento dell’autrice è quello di elaborare una “medicina delle emozioni” che sia in grado di curarci. In altre parole, aiutare il lettore a conoscere meglio le emozioni, a viverle prima con il corpo, in modo che diventino uno strumento di consapevolezza di sé e dell’altro, e quindi della malattia e della salute.

03Conosci meglio il libro

I cervelli nascosti. Per “cervelli nascosti”, l’autrice intende quel qualcosa che vive nella scatola cranica prima della formazione del cervello e che è dotata di una propria libertà di pensiero. Questi cervelli sono i custodi della semplicità legata al mondo della natura e degli elementi naturali. «Questi cervelli conoscono i ritmi del giorno e della notte, le stagioni, i pericoli e le risorse, meglio di noi». Infatti, soffrono all’interno di una vita lontano dalla natura, dalla terra, da ciò che è selvatico. Inoltre – sottolinea l’autrice – non gradiscono le costrizioni di ruoli e dell’immagine quando queste non corrispondono alla reale autenticità di chi siamo. Se non viene rispettata l’armonia tra questi cervelli (alias, il bisogno del contatto con la natura) e la nostra materia grigia (alias, i nostri pensieri) possono insorgere tutta una serie di sintomi che intralciano il normale svolgimento della vita e degli impegni.

Riconnettersi con i cervelli nascosti. Proprio per questo, l’autrice con i suoi pazienti è molto attenta a «esplorare come stanno questi cervelli nascosti, com’è la relazione con essi, e, quando questa è interrotta, di ripristinarla». L’autrice fa notare come i bambini siano più abituati degli adulti ad ascoltare e a dar voce a questi cervelli avendo la capacità di essere in contatto con le dimensioni del naturale e dell’istinto. Il difficile è riuscire a mantenere la capacità di «pensare con il cuore e la pancia» da grandi. In questo, l’arte può essere un valido strumento. I cervelli nascosti, quindi, vivono dentro di noi per tutta la durata della nostra vita, invisibili ma generatori di «quella danza viscerale che accompagna, dalla nascita alla morte, l’io che la abita». Se il cervello con la sua materia grigia media il nostro agire e le nostre relazioni con gli altri e con il mondo esterno, i cervelli nascosti mediano l’agire e le relazioni con la dimensione interiore.

Più cervelli nel corpo. Secondo l’autrice, inoltre, il nostro corpo è governato da ancora più cervelli, e, quindi, oltre alla materia grigia, al cuore e all’intestino, vi è un cervello più “diffuso” che è formato da una serie di connessioni che creano collegamenti in tutte le aree del nostro corpo. Tenere presente questo meccanismo ha contribuito a cambiare anche il modo di fare terapia dell’autrice stessa. La Poli, infatti, scrive: «[…] di fronte una sintomatologia depressiva, non trascuro di valutare lo stato di ben-essere o mal-essere dell’intestino che, con la sua attività neurosecretoria, influenza potentemente anche il metabolismo della serotonina, coinvolta nei disturbi dell’umore». Molta attenzione viene data anche al cuore, considerato, anche da Platone e da Aristotele, come il luogo fisico ed emotivo di intelletto, emozione e sentimenti. Il cuore è il primo organo che si forma nel feto e inizia il suo lavoro già a venti giorni dal concepimento. Esso produce un ormone antistress, l’ormone natriuretico atriale, che induce calma, e l’ormone dell’amore, l’ossitocina.

Il linguaggio del cuore. Il cuore, quindi, ha una sua indipendenza non solo nel battito, ma anche nella capacità di inviare messaggi ormonali. Inoltre, sa parlare a tutto il corpo dicendo sempre la verità. Infatti, attraverso la trasmissione del proprio ritmo composto da toni, battiti, pause, il cuore riesce a parlare a tutto il nostro organismo. Il cuore, inoltre, riesce a comprendere la gratitudine, l’amore, la gioia attraverso un modello di ritmo ordinato, detto “ritmo cardiaco coerente”: questo ritmo mette in sincronia il sistema nervoso parasimpatico e simpatico, e questo equilibrio si riflette su tutto il corpo attraverso il nervo vago. Maggiore stabilità emotiva, aumento della chiarezza mentale e miglioramento della funzione cognitiva sono altri benefici della coerenza cardiaca, che confermano come corpo e cervello lavorano meglio quando il cuore ha un ritmo cardiaco coerente. Il cuore è dotato anche di una propria memoria di come ha vibrato. Nell’esperienza con i suoi pazienti, infatti, l’autrice ha notato che è il cuore ad avere memoria della vita affettiva.

Il cervello nell’intestino. Un altro cervello, invece, risiede nell’intestino: esso contiene un numero di neuroni tali da renderlo autonomo dal cervello e dal midollo spinale. L’intestino, quindi, è dotato di un suo sistema nervoso che lo rende indipendente da quello centrale. Proprio per questo, nelle medicine tradizionali, come quella cinese, la salute di quest’organo è tenuta molto in considerazione. L’intestino produce anche una serie di neuropeptidi con i quali riesce a comunicare a distanza con tutto l’organismo. Si viene così a creare l’asse intestino-cervello, che è responsabile del legame tra mente e digestione, tra intestino e umore. Secondo l’autrice, quest’asse ha la grande capacità di spiegare meglio i vissuti delle persone. L’intestino ospita anche moltissimi microrganismi che contribuiscono al processo di digestione, alle reazioni sia immunitarie sia enzimatiche: il microbiota. Squilibri intestinali potrebbero dipendere dall’influenza che il microbiota ha sul cervello: l’osservazione di topi germ free sottoposti a stress ha dimostrato che questi producevano una quantità di cortisolo doppia rispetto a quelli dotati di microbiota. Altri studi hanno dimostrato che soggetti depressi avevano una riduzione della varietà di batteri. Esistono, infatti, gli “psicobiotici” che sono probiotici in grado di agire sull’umore. La stessa autrice ammette di integrare i trattamenti farmacologici con nutraceutici e fitoterapici soprattutto in casi di pazienti ansiosi con somatizzazioni gastroenteriche, nella depressione resistente, nelle sindromi di stanchezza cronica.

I segreti dell’ansia. A detta dell’autrice si parla tanto dell’ansia, ma in realtà non la si conosce per davvero. Pochi sanno, per esempio, che l’ansia ci svela da quale tipo di attaccamento proveniamo, così come il nostro modo di scaricarla. C’è, quindi, tutto un mondo da scoprire dietro a questa sensazione. L’autrice parte dalla sua definizione: la definisce «come la coscienza di sensazioni corporee collegate alla paura». Come ci insegna Freud, mentre la paura ha a che fare con una minaccia esterna, l’ansia è collegata ad una minaccia interna, ovvero i nostri sentimenti. «L’ansia è dunque uno stato di attivazione interna, corporea, collegato a un sentire, e coinvolta nelle risposte di attacco, fuga o immobilizzazione». Essa, quindi, si attiva in base ai sentimenti che proviamo e ha una funzione protettiva. Allo stesso tempo, mette in evidenza le emozioni che vogliamo evitare. Quindi, se da una parte ci protegge da quello che sentiamo, dall’altra rappresenta una forma di deviazione da questi sentimenti. L’ansia ha origine da un’attivazione inconscia e fisiologica del corpo collegata ad un’emozione di cui riusciamo a percepire le sensazioni, come il cuore che batte forte o le mani che sudano.

Ansia e amore. L’autrice ci tiene a sottolineare come ciò che attiva l’ansia molto spesso non è un pericolo reale, bensì un sentimento come, per esempio, l’amore. Questo perché qualsiasi sentimento che mette a rischio la primaria relazione, mette a rischio la sopravvivenza stessa e, quindi, produce ansia. Il bambino, infatti, impara ad ignorare i sentimenti che vive nel momento in cui si accorge che questi disturbano il genitore e lo rendono ansioso. Se il meccanismo viene più volte ripetuto diventa un modello operativo che viene conservato nell’emisfero destro. Successivamente, quando questi sentimenti ignorati entrano in scena, il corpo li vede e diventa ansioso senza che la persona sappia il perché. La persona non ricorda quello che è accaduto quando era bambino, in quanto l’ippocampo era ancora immaturo e non è riuscito a memorizzare quanto successo. Così facendo, l’ansia crea dei punti di rottura nello sviluppo degli individui, ma allo stesso tempo ci indica come ripararli. Proprio per questo, sopprimerla significherebbe perdere l’opportunità di risolverla.

L’ansia può scaricarsi in diverse parti del corpo. Quando riguardano la muscolatura striata si hanno tutti i sintomi da tensione muscolare: algie croniche, crampi, cefalee, fibromialgia, bruxismo e dolori mandibolari. Quando, invece, avviene a livello della muscolatura liscia (ovvero involontaria) non si ha il controllo delle vie aeree, dei vasi e della visceri con conseguente ipertensione, spasmi coronarici, ipotensione con sincope, colon irritabile, dispepsia, cistiti, emicrania, stanchezza cronica ecc. Quando invece lo scarico avviene a livello cognitivo-comportamentale, la mente è come se si svuotasse e la persona non riesce a pensare, arrivando, a volte, a perdere coscienza e persino a svenire. Ognuno di noi scarica l’ansia in maniera diversa. Il modo in cui scarichiamo l’ansia dipende dal tipo di strategia che abbiamo appreso in età evolutiva per gestire le emozioni che non potevano essere accolte e che erano evitate. Quindi, le vie di scarico rivelano il nostro sistema emotivo.

Esistono anche delle difese che scattano e nutrono l’ansia: la persona genera un senso di colpa inconscio e costante che dà origine a una specie di giudice punitivo. Questo giudice ha la funzione di diminuire il senso di colpa per aver provato il desiderio di attaccare il genitore, per non sentirsi cattivo. In questo modo si cerca di salvare l’attaccamento con una figura verso cui si provano sentimenti contrastanti di amore/odio. Questo auto-attacco genera forti stati di ansia e un circolo vizioso: «l’amaro compiacimento di disprezzare sé stessi come risposta all’onta di una rabbia insostenibile che ce la fa rivolgere contro: sembra una soluzione dignitosa, ma porta solo alla rovina». Per rompere la «spirale di auto-attacco», l’autrice consiglia di prendere coscienza di quanto accade e di affrontare la rabbia covata. L’ansia va accolta e le va data voce instaurando con essa un dialogo. Contemporaneamente, l’autrice ritiene che sia una buona pratica quella di portare l’attenzione all’esperienza corporea che si vive mentre si parla con l’ansia. In questo modo, si comprenderanno i sintomi fisici e questo aiuterà a fare abbassare il livello di ansia.

04Citazioni

«Come ha scritto Pier Paolo Pasolini, ciò che resta “originario” è il non verbale, la fisicità, la voce, il corpo, che egli vede come una “terra non ancora colonizzata dal potere”».

«A rendere il tutto straordinario è la possibilità di tracciare un collegamento tra il tipo di via di scarico somatica, la modalità strategica che la persona utilizza e la storia e la tipologia del suo attaccamento, soltanto osservando come funziona il suo sistema emotivo».

«Sono le difese che creano i sintomi».

«Le difese hanno un prezzo: impedire la scelta».

«La relazione tra emozioni e corpo è bidirezionale: potete provare anche a indurre un cambiamento nel vostro umore riproducendo più volte l’espressione della gioia o trarre forza dal riprodurre l’espressione della rabbia».

05Perché leggere questo libro

Perché spiega le emozioni da un punto di vista diverso. Perché offre molti spunti di riflessione. Perché agevola la crescita personale. Perché fornisce degli strumenti e molti esercizi pratici. Perché è scritto in maniera semplice e scorrevole. Perché è un ottimo ausilio per conoscersi meglio.

Questa scheda è stata realizzata da Tatiana Zucconi. Acquista il libro nella tua libreria preferita.

Continua il percorso

Coaching con Debora Conti

Life coach dal 2005, trainer di PNL e autrice di libri di crescita personale: coaching individuale anche a distanza e corsi online su peso, figli, crescita personale e lavoro.

Scopri deboraconti.com

Salute & Benessere

Continua a leggere

Tutti i 39 libri del tema

    Prova: