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Genitorialità

Le emozioni dei bambini

di Isabelle Filliozat

Editore
Pickwick
Traduzione
G. Romagnoli
Lettura
6 minuti
Scheda
n° 7

Perché mostra al genitore di portare rispetto, di leggere al di là dei gesti, di pensare a cosa sia veramente importante: assecondare o educare, arrabbiarsi o abbracciarsi?

Foto: C. G. su Unsplash

Isabelle Filliozat, Le emozioni dei bambini, Pickwick, trad. G. Romagnoli

01Chi è l’autore?

Isabelle Filliozat è psicoterapeuta francese di fama mondiale. Tiene costantemente corsi e seminari e i suoi libri, tradotti in tutto il mondo, sono ormai considerati dei classici e hanno riscosso un enorme successo.

02Qual è l’intento dell’autore?

Aiutare concretamente i genitori a comprendere e poi agire con e per i propri figli. La splendida Isabelle aiuta i genitori ad aiutare i figli a conoscere e gestire le emozioni. Possiamo sviluppare il quoziente emotivo dei nostri figli? La risposta è sì.

03Conosci meglio il libro

I genitori sono i maggiori esperti dei propri figli. Questo libro insegna ad aggirare quei problemi quotidiani che creano ostacoli di vario tipo. Non esistono ricette assolute, non esiste nessun “si deve”, non esistono risposte precostituite né ricette infallibili, l’autrice propone sette domande per indirizzare i genitori. (vedile tra poco)

Che cos’è l’intelligenza del cuore? È la capacità di risolvere i problemi posti dalla vita, di rendere armoniose le relazioni, di affrontare le difficoltà quotidiane con coraggio e saggezza. Rispettare le emozioni dei bambini significa permettere loro di conoscersi e di prendere coscienza di se stesso in quel preciso momento. Avere l’intelligenza del cuore significa sapere amare e costruire se stessi attraverso le prove della vita.

Quali sono le sette domande per far fronte a quasi tutte le situazioni? 1. Qual è il suo vissuto? Un bambino è una persona. Ha pensieri emozioni e immagini mentali. Se ha paura di una lumaca il genitore vuole chiedersi “cosa rappresenta?” 2. Che cosa dice? Dietro a quel capriccio, dietro a quel comportamento bizzarro, sconveniente, eccessivo cosa ci sta dicendo? I genitori chiamano facilmente “capricci” le grida di un bambino incompreso. Dobbiamo essere consapevoli che non si tratta di capricci, ma di un linguaggio da decifrare. 3. Che messaggio desidero trasmettergli? Una bimba di tre anni e una di otto tagliano con le forbici la collana della mamma, il gesto ha significati differenti. Per quella di tre è una scoperta perché poi “papà riparerà tutto”, per quella di otto si tratta probabilmente di un comportamento punitivo. Ogni volta che abbiamo una certa reazione possiamo scegliere fra un messaggio d’amore: “Ti voglio bene” o un messaggio distruttivo: “Sei buono a nulla”. Scegliamo il nostro messaggio con le parole e con le azioni. I nostri figli ci ascoltano e ci osservano. 4. Perché dico questo? Prima di dire “No” ai nostri figli valutiamo la ragione delle nostre risposte. Dettare legge per affermare il proprio potere è sbagliato e non dà mai i suoi frutti a lungo termine.

5. I miei bisogni sono in competizione con quelli dei miei figli? I bisogni dei genitori e dei figli sono spesso in contrasto. Essere genitore significa accettare di accantonare per qualche tempo i propri bisogni. Un lattante trascurato si sente profondamente smarrito, impara perfino a poppare meno rapidamente se sente che la forza della suzione infastidisce la mamma! Se un genitore è attento ai suoi veri bisogni emozionali, a se stesso/a se stessa e alla coppia, potrà riconoscere i bisogni di suo figlio e soddisfarli. 6. Che cosa ha più valore per me? Questa è una domanda utile quando veniamo svegliati parecchie volte la notte, quando i figli fanno pasticci in casa, quando il lavoro sul computer è stato cancellato da un clic. Ma, cos’ha più valore per me? 7. Qual è il mio obiettivo? Non esiste un cammino buono o cattivo in assoluto. Esiste il cammino che mi avvicina o mi allontana dalla meta. È bene o è male cedere alle sue insistenze? È bene o è male metterlo a letto alle venti?

Che cos’è un’emozione? L’emozione è la vita che si muove dentro di noi. È un movimento che parte dall’interno e si esprime all’esterno. Noi siamo esseri fatti di emozioni. Chi sono io? Sono colui o colei che sente di essere. Allora, se devo lasciare che esprima le sue emozioni, bisogna permettergli tutto? No, lasciamo che sperimentino la frustrazione di non ricevere tutto e subito. È provato che tossicodipendenti e delinquenti non sopportano la frustrazione. Bisogni o desideri? I bambini non hanno bisogno dell’auto rossa o della bambola bionda, ne hanno voglia. In compenso, hanno assolutamente bisogno di vedere rispettata e capita la loro collera, espressione della loro frustrazione. L’autrice consiglia di parlare e sognare con i propri figli, senza necessariamente comprare tutto, il bisogno è soddisfatto. Lasciamo che i bambini si liberino delle loro emozioni, possiamo lasciare che piangano tenendoli vicino. Non cerchiamo di far cessare le lacrime. Un piagnucolio può essere l’occasione per liberare un’emozione trattenuta. E allora cerca un pretesto per far fuoriuscire lacrime di collera.

Non reprimiamo le loro emozioni, diciamo «Capisco che sei arrabbiato e ti voglio bene lo stesso». Anche noi, mostriamo le nostre emozioni. Un genitore che non mostra mai timori o sofferenze non rassicura i figli, ma fa credere loro che nella vita bisogna comportarsi così. Essere potenti non significa essere insensibili, bensì mostrare le proprie emozioni.

Non lasciamoli soli con le loro emozioni, non hanno ancora gli strumenti mentali per gestirle. Non chiediamo loro «Perché piangi?», può essere interpretata come una domanda che colpevolizza o sminuisce.

Rispettiamo il loro “giardino segreto”: non entriamo nella trappola della “lettura del pensiero”. Talvolta proiettiamo sul bambino le nostre emozioni e i nostri ragionamenti. Stiamo attenti a non “psicanalizzare” a oltranza. Non vogliamo spiegare di continuo comportamenti del bambino, vogliamo aiutarlo a esprimersi restando accanto e mostrando accoglienza.

E la paura? Costringere qualcuno ad affrontare una certa cosa è inutile, e in generale consolida le paure. Facciamo in modo che la paura sia sostituita dal desiderio. Le paure compaiono e scompaiono: paura dei rumori forti, paura di dormire, paura dei mostri… se ha paura della scuola ascoltiamo la sua realtà (ricordi le domande?).

Ecco le otto tappe per aiutare un bambino a vivere l’emozione: 1. Rispettiamo l’emozione, 2. Ascoltiamo, 3. Accettiamo, 4. Raccontiamo quando anche noi avevamo paura, 5. Cerchiamo le sue risorse interne ed esterne, 6. Aiutiamo a liberare l’energia, 7. Soddisfiamo il bisogno di informazione, 8. Facciamogli formulare diverse risposte possibili di fronte alla paura.

E la collera? La collera è al servizio dell’identità ed è un’emozione sana. Esprime potere, identità e desiderio. La collera è anche la prima tappa del processo di accettazione delle frustrazioni. L’accettazione passa attraverso la collera, quindi, quando le sue richieste non possono essere soddisfatte, è fondamentale riconoscere almeno la sua collera. Violenza e collera sono due cose diverse, la violenza è il risultato della rimozione della collera, dell’incapacità di tollerare dentro di sé una forte carica affettiva. Aiutiamo i nostri figli a capire il bisogno e a scaricare l’energia.

04Citazioni

«Ricordiamocelo… appena ieri si poteva prendere un bambino a cinghiate o lasciarlo in una stanza buia per ore senza che nessuno aggrottasse le sopracciglia. […] Appena due generazioni fa, i figli avevano solo dei doveri. Tutti i diritti spettavano ai genitori. Ci comportiamo meglio dei nostri genitori e i nostri figli si comporteranno meglio di noi. È il senso dell’evoluzione.»

«Costringere qualcuno ad affrontare una certa cosa è inutile, e in generale consolida le paure. Aiutare qualcuno, bambino o adulto, a superare una paura richiede tempo, il tempo necessario perché la paura sia sostituita dal desiderio.»

«I bambini non hanno bisogno dell’auto rossa o della bambola bionda, ne hanno voglia.»

«I capricci sono invenzioni dei genitori: nascono quando i genitori agiscono solo per affermare il loro potere.»

05Perché leggere questo libro

Perché è pratico e rassicurante, perché tratta di tristezza, paura e collera con accoglienza, e accettazione. Perché mostra al genitore di portare rispetto, di leggere al di là dei gesti, di pensare a cosa sia veramente importante: assecondare o educare, arrabbiarsi o abbracciarsi?

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Coaching con Debora Conti

Life coach dal 2005, trainer di PNL e autrice di libri di crescita personale: coaching individuale anche a distanza e corsi online su peso, figli, crescita personale e lavoro.

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