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GenitorialitàCrescita & Sviluppo

Lettera a un insegnante

di Vittorino Andreoli

Editore
Rizzoli
Lettura
5 minuti
Scheda
n° 4

Rivalutare il ruolo dell’insegnante che è un mestiere fondamentale per una società che si vuol ritenere civilmente avanzata portando i giovani all’interno del vasto mondo.

Foto: 2y.kang su Unsplash

Vittorino Andreoli, Lettera a un insegnante, Rizzoli

01Chi è l’autore?

Vittorino Andreoli è uno psichiatra di fama mondiale, uno scrittore e un poeta. Si è laureato in Medicina all’Università di Padova conseguendo la libera docenza in Farmacologia e Tossicologia, ricercatore presso l’Istituto di Farmacologia dell’Università di Milano, ha lavorato presso il Department of Biochemistry di Cambridge, il Cornell Medical College di New York e la Harvard University, è stato direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona – Soave ed è membro della New York Academy of Sciences. È presidente del Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association.

02Qual è l’intento dell’autore?

Rivalutare il ruolo dell’insegnante che è un mestiere fondamentale per una società che si vuol ritenere civilmente avanzata portando i giovani all’interno del vasto mondo.

03Conosci meglio il libro

Che un insegnante insegna ad allievi e la parola è legata al termine allevare e dunque ad aiutare a crescere nel senso di aiutare a inserirsi nel mondo. L’allievo impone all’insegnante di aggiornarsi. Il ruolo dell’insegnante è complementare a quello del genitore. Alla scuola spetta il compito di inserire l’allievo nella cultura. L’allievo è una parola che crea un legame con l’allevatore-insegnante. Il termine insegnante si riferisce all’insegnamento ma il termine allevatore va al di là e contiene l’insegnamento a vivere.

Che il sapere è principalmente un arricchimento personale, un investimento su se stessi e non è detto che debba garantire obbligatoriamente il successo. Agire senza cultura, anche se porta al profitto, porta danno al mondo. Il sapere va sempre considerato un investimento.

Caro insegnante, ti diverti a scuola? Ti senti gratificato? Ti piace insegnare? La classe rappresenta il parametro del tuo insegnamento, ti è stata affidata una classe, tutta una classe, e non devi perdere allievi per strada. La classe come insieme è il tuo parametro non gli asini né i geni. La classe è un modello esistenziale e l’insegnante è il direttore d’orchestra.

L’autore spinge il lettore insegnante, al quale si rivolge in questo libro epistolare, a considerare la classe come gruppo inscindibile. La società che si fonda sul successo di alcuni e il fallimento di altri è la società che divide, la società del nemico. L’invidia è a volte promossa come molla per la crescita sociale e non deve entrare in classe: l’invidia fa desiderare ciò che non si ha e a volte porta alla violenza. Ecco a cosa può condurre una punizione individuale, a una scuola fondata sull’Io e non sulla classe. È tempo di costruire una psicologia del Noi, che però non cancella l’io ma lo pone in continuo scambio dinamico con il “noi”. In una logica del “noi” un talento non è isolato ma incluso, come un assolo in un coro. In tale logica spariscono anche figure come la spia, il primo della classe e il bullo (che di solito è l’escluso).

Caro insegnante, quali sono le qualità di un insegnante? a) L’autorevolezza, che è l’insieme di molti elementi, dà credibilità, rende l’insegnante un punto di riferimento. L’autorevolezza è una dote da coltivare perché dà sicurezza e non è autoritarismo. b) La partecipazione, che è una presenza attiva e che dà la voglia di fare, di dare. c) Il piacere di insegnare, che dà un senso alla vita dell’insegnante che ci si cuce sopra un ruolo. Questa è la differenza fondamentale tra un insegnante e un computer! d) Le tecniche di comunicazione, che sanno trasmettere il messaggio della lezione. La lezione dovrà essere come una favola, attrarre, essere coinvolgente, mostrare, emozionare, restare nella mente degli allievi. e) Il carisma, che si pensa essere innato ma che invece si coltiva e che – a detta di Andreoli – accresce con l’età.

Se Binet, nel 1905, ha tentato di misurare l’intelligenza, l’autore ci ricorda che esistono così tanti linguaggi e tante intelligenze e capacità. L’intelligenza non deve quindi essere equiparata all’uso di un buon vocabolario o all’ambiente famigliare. Non trascurare inoltre, caro insegnante, la dimensione affettiva che si instaura in classe e con ogni allievo. Anche questa è intelligenza, la capacità di esprimersi, di creare e coltivare relazioni. Una terza dimensione di ogni allievo è la sua maturità sociale, oltre alla relazione duale, è la capacità a stare nel gruppo, di vivere dentro la socialità. In tal senso, consideriamo la classe come modello di società. La classe, come le squadre sportive, riveste questa importanza corale, di saper lavorare e crescere in gruppo.

L’attenzione ha un consumo fisiologico, dopo 45 minuti cala del 40% e lo sforzo per restare attenti diventa stressante. Son necessarie piccole ore e pause frequenti. I compiti sono da mantenere nel tempo della scuola e non delegarli alla famiglia. La famiglia, di contro, è chiamata a discutere il piano educativo con gli insegnanti e insieme, in luoghi differenti, aiutare all’educazione.

L’azione dell’insegnamento è di natura biologica. La memoria a lungo termine, per restare anni fissata nelle cellule della memoria si insinua come Rna e si duplica, anche se non rievocata. Il cervello è plastico e la scuola lo forma ogni giorno: con nozioni, esperienze positive e negative.

04Citazioni

«Mi piacerebbe che l’insegnante venisse chiamato allevatore.»

«Allevare significa proprio insegnare a vivere.»

«L’autorevolezza non è mai autoritarismo, che si veste della violenza e della minaccia del potere.»

«Non basta accontentarsi del silenzio e convincersi che gli allievi stiano attenti.»

«Voglio che tu possa notare questa sottile differenza: quella tra il fare l’insegnante ed esserlo.»

05Perché leggere questo libro

Per capire che la classe è un gruppo sociale che deve crescere assieme e in sintonia, perché diversamente sarebbe un danno per gli ultimi ma anche al primo della classe che deve vincere e alla prima delusione vivrà un trauma. E non solo il primo diventerà per la classe l’esempio di un’ingiustizia che assegna ruoli alla maniera del destino e ciò diventerà un esempio demotivante.

Per capire che il ruolo dell’insegnante è fondamentale per preparare gli allievi a gestire la propria vita e quella della collettività e solo se adeguatamente preparati sapranno migliorare la società.

Per comprendere meglio sia le problematiche degli insegnanti, sia quelle degli allievi. Conoscenze molto utili affinché la famiglia faccia sinergia con la scuola nell’interesse di sviluppare una crescita consapevole delle nuove generazioni.

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Coaching con Debora Conti

Life coach dal 2005, trainer di PNL e autrice di libri di crescita personale: coaching individuale anche a distanza e corsi online su peso, figli, crescita personale e lavoro.

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