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Genitorialità

Quello che i ragazzi non dicono

di Nan Coosemans

Editore
Sperling & Kupfer
Lettura
10 minuti
Scheda
n° 73

L’intento è proprio quello di dare voce ai ragazzi che a volte non vengono ascoltati, a volte capiti o interpellati.

Foto: Dan Meyers su Unsplash

Nan Coosemans, Quello che i ragazzi non dicono, Sperling & Kupfer

01Chi è l’autore?

Nan Coosemans è formatrice e fondatrice della società di formazione per adolescenti Younite, opera a livello nazionale e internazionale con workshop e campus. Ha fondato YADA, Youth Awareness Development Academy e lavora costantemente con adolescenti per aiutarli a crescere al meglio.

02Qual è l’intento dell’autore?

In questo libro l’autrice si rivolge ai genitori con tante lettere scritte da adolescenti con i quali è entrata in contatto. L’intento è proprio quello di dare voce ai ragazzi che a volte non vengono ascoltati, a volte capiti o interpellati. Nan Coosemans aiuta il genitore a capire meglio e ad agire con suggerimenti mirati.

03Conosci meglio il libro

«Se solo i miei genitori mi capissero un po’ di più», la frase che spesso l’autrice ha ascoltato provenire dai ragazzi che vivono le normali difficoltà scolastiche, di crescita, oppure che subiscono bullismo o la separazione dei genitori, troppe regole o vivono delle amicizie pericolose. «L’adolescenza non è per forza un periodo al quale si spera di “sopravvivere”» – ci ricorda l’autrice – l’adolescenza può essere un periodo di crescita reciproca, per mettersi in discussione e da vivere insieme.

Adolescere e distinguersi. Giulia, 15 anni, si guarda allo specchio e si odia. Si concentra solo sulle imperfezioni e dice di amare ciò che manca. Il termine “adolescenza” deriva dal latino adolescere, che significa crescere. I ragazzi sono alla ricerca della propria identità e ricercano le differenze per distinguersi dai propri genitori. Una sufficiente dose di chiarezza. La mamma di Lisa, 9 anni, è andata via. Lisa è preadolescente, nessuno le ha spiegato nulla. L’autrice suggerisce che è importante sforzarsi di spiegare cosa stia succedendo altrimenti i ragazzi rischiano di creare nella propria mente delle visioni distorte o non corrispondenti alla realtà. A volte poi, i ragazzi si assumono colpe inesistenti e vivono le situazioni familiari come se ne fossero responsabili.

Pericoli e voglia di esplorare. Sì, è vero, viviamo in un mondo complicato e non privo di pericoli, tuttavia dobbiamo trovare un accordo – ci dice l’autrice – con la voglia di esplorare il mondo che hanno i nostri adolescenti sempre più indipendenti. Cosa fare quindi? È importante spiegare loro quali persone si possono incontrare per strada: persone che possono avere dei problemi mentali e che vogliono fare cose non appropriate con i ragazzi. È importante non accettare dolci, giochi o gentilezze da sconosciuti. Oltre ad avvisare i figli sui pericoli, insegniamo loro cosa fare in caso di necessità: gridare per attirare l’attenzione, entrare in un negozio e chiedere aiuto, distinguere i luoghi più sicuri da quelli non opportuni. Assieme a tutto questo, è sempre e comunque importante stimolarli ad avere fiducia in sé, anche se hanno un po’ di paura ad esplorare il mondo da soli.

Coinvolgere. Filippo, 11 anni, trasloca e non è stato coinvolto dai genitori. Un trasloco è un evento stressante per tutti, anche per gli adolescenti. È importante spiegare loro cosa stia accadendo, a cosa vanno incontro e appassionarli a questa nuova avventura. Per coinvolgerli, il genitore può visitare il quartiere e le scuole assieme ai figli. Ascoltare. Simonetta, 11 anni, non vuole andare a scuola, vuole restare a casa e sentirsi bene. A volte la scuola è un incubo ed è importante verificare cosa stia succedendo e scoprire le motivazioni. Si tratta di una separazione o di un lutto? Si tratta della nascita di un fratellino? Oppure si tratta di bullismo o senso di inadeguatezza con lo studio? L’autrice suggerisce al genitore di parlare con il ragazzo ma di non offrire subito una soluzione, piuttosto limitarsi a porre delle domande. Il secondo passo è quello di parlare con l’insegnante. Invece di sgridare e mantenere un atteggiamento punitivo, l’autrice propone l’atteggiamento opposto: propositivo, magari aggiungendo qualche euro alla paghetta o qualche serata con amici per stimolarlo al divertimento nella crescita. Si potrebbe anche stipulare un contratto con il figlio per cercare una soluzione insieme.

Amicizia. Durante l’adolescenza gli amici diventano molto importanti, il ragazzo vuole appartenere a qualcosa, si sente più sicuro e vuole condividere dei valori con persone simili. Tuttavia, ciò non significa che i figli abbiano ora meno bisogno dei genitori, l’autrice ricorda che è sempre fondamentale che il genitore sia d’esempio. Se per esempio il figlio inizia a frequentare compagnie difficili, invece di proibire è importante controllare cosa stia succedendo veramente e perché “dei ragazzi rispettosi e bene” all’improvviso si sentano attratti da questo tipo di amicizia. L’autrice ci ricorda di impostare queste conversazioni con un atteggiamento positivo e costruttivo, senza la minima traccia di aggressività.

Il bullismo. I bulli possono agire a distanza, tramite i social, oppure nei luoghi di incontro, tipicamente a scuola. La vittima di bullismo inizia ad avere meno amici attorno, perde interesse per le attività che prima l’appassionavano e il rendimento scolastico spesso cala. A volte cambia il modo di vestire, mostra di avere una bassa autostima e può diventare violenta o irritabile. Cosa può fare un genitore se sospetta che il proprio figlio sia vittima di bullismo? Di solito i ragazzi non parlano di queste cose, è molto importante essere – in generale – aperti all’ascolto, fare domande dirette oppure prenderla alla larga, del tipo “Ti trovi bene in classe?” oppure “Ci sono dei bambini violenti?”.

Il mondo di internet. Come possiamo difendere i nostri figli da internet? Oggi abbiamo la possibilità di limitare l’accesso ad alcuni contenuti presenti su internet utilizzando dei filtri parentali. Dobbiamo tuttavia insegnare ai nostri figli a non rispondere alle persone che non conoscono, a ricordare che a volte i messaggi privati possono diventare pubblici e a fare molta attenzione alle immagini che si pubblicano. Vogliamo anche sensibilizzarli sulla delicatezza di non postare foto imbarazzanti di amici solo per fare uno scherzo. Il genitore vuole anche gestire i costi dei giochi, delle App o della musica: una soluzione proposta dall’autrice è quella di pagare a metà con i figli per sensibilizzarli sui costi. È sempre importante dare il buon esempio: se voglio che mio figlio spenga il telefono quando si mangia e siamo a tavola, io non posso essere disponibile e rispondere a telefonate in quei momenti. L’autrice sconsiglia l’utilizzo del computer dopo cena o nella stanza perché i figli potrebbero prolungare il gioco fino a tarda sera. L’autrice infine osserva che se un ragazzo fa sport è naturale chiedergli come sia andata la partita o l’allenamento, lo stesso vale per quando un figlio gioca al computer.

La morte. La mamma di Elisabetta, 13 anni, non c’è più e la sua amica Natalia si chiede come sia possibile che un giorno una persona ci sia e il giorno dopo non esista più. Natalia non sa come aiutare Elisabetta e quindi l’autrice, in uno scambio epistolare, le dice che esistono tanti modi per rimanere in contatto con una persona defunta: creare dei luoghi speciali in casa per ricordarli, scrivere tutte le cose belle che ci fanno ricordare questa persona cara, adottare i suoi punti di forza per usarli nella vita… Se l’età lo consente, è possibile portare il ragazzo al funerale. È importante continuare a educarlo esattamente come prima del lutto e questo è lo sforzo che il genitore vedovo dovrà portare avanti.

Violenza domestica. Noemi, 13 anni, ha ricevuto un pugno da suo padre così forte che non riusciva più a respirare. I grandi picchiano i figli, ci dice l’autrice, perché si sentono incapaci di fare altro. La sicurezza è molto importante per i ragazzi, la violenza dentro casa spesso arriva dal passato di un genitore che è cresciuto nello stesso modo. L’autrice suggerisce di farsi aiutare con l’intervento di un professionista ed iniziare sin da subito.

Abusi sessuali. Il cugino più grande di Carolina voleva fare cose che lei non accettava. L’abuso sessuale è piuttosto frequente, dice l’autrice, e purtroppo gli adolescenti tacciono per vergogna, a volte alcuni molestatori minacciano di divulgare foto compromettenti. Cosa fare? Innanzitutto è bene tranquillizzare il ragazzo o la ragazza ricordando che i genitori hanno sempre fiducia in lui o in lei, che credono in ciò che racconterà anche se non dirà tutto. E poi accompagnarli a ristabilire rispetto e stima di sé. Dire bugie. Miriam, diciassette anni, esce con un uomo molto più grande di lei e mente ai propri genitori. Spesso si dicono bugie per godere di maggiori libertà. Un partner più maturo ha carisma e sa come affascinare; la voglia di scoperta però rischia di far fare cose scorrette o troppo velocemente. L’autrice ricorda che con una strategia educativa rigida non si ottiene nulla, se non la perdita di controllo. Meglio star loro vicini, farli sentire accolti e avere pazienza.

Percezione distorta. L’amica di Maria, quattordici anni, è andata in ospedale perché è arrivata a pesare trentasette chili. Maria la trova bella ma magra come uno spaghetto. A volte i ragazzi si vedono in modo diverso da come sono realmente. Il genitore dovrà spiegare che le immagini in televisione o nelle foto di moda sono ritoccate, che non esiste un unico canone di bellezza. Si può sempre proporre al figlio di avere maggior consapevolezza del proprio corpo facendo yoga, meditazione o sport in generale. Il peso. Sia che il figlio sia o no in sovrappeso, è fondamentale dare l’esempio e mangiare sano ed equilibrato. Se il figlio è in sovrappeso, è bene non dirglielo e non farglielo pesare ma gestire meglio gli alimenti e dare sempre il buon esempio; mai fare paragoni ma divertirsi a fare sport insieme. A sua immagine. Il padre di Pietro, quindici anni, voleva che suo figlio diventasse un campione di sci. Pietro no. Quando si mettono al mondo dei figli è importante chiedersi perché? A quale scopo?

Abuso emozionale. Le parole sono potenti e possono creare danni duraturi e gravi. «Non vali niente», «Sei stato un errore», «Se non fossi nato, staremmo tutti meglio», sono frasi che creano danni tanto quanto umiliare, urlare di continuo, sminuire, ignorare o lesinare il contatto fisico. Tutto questo è definito dall’autrice “abuso emozionale” e lei si rivolge ai genitori che lo mettono in atto: è importante risolvere prima i propri problemi emotivi, cambiare atteggiamento, chiedere aiuto a un coach. Se invece il genitore scopre che il figlio subisce attacchi verbali, è importante mostrare che si crede alla sua versione, lasciar quindi parlare il ragazzo per capire e agire in base alla gravità. In casi estremi sarà necessario coinvolgere enti specializzati in abusi domestici. Autopunirsi. Se un figlio si taglia o si fa del male, vuole esprimere il suo disagio o la rabbia, vuole punirsi e manifesta disperazione. È importante infondere sicurezza e rassicurarlo sul fatto che tu ci sei.

Se i genitori si separano. Alberto, sedici anni, si chiede come suo padre abbia potuto smettere di amare la madre. Chiara, sedici anni, non vuole sentire le litigate. Tamara, diciassette anni, guarda con nostalgia alle famiglie felici. Carolina, tredici anni, non sopporta la nuova compagna del padre. La separazione è una scelta dei genitori, una decisione difficile da prendere, ancor di più se ci sono figli da coinvolgere. Resta poi il dubbio se rimanere insieme “per il loro bene”. Di fronte a separazioni, i ragazzi si chiudono, si sentono tristi o passano meno tempo in casa. Alcuni si sentono in colpa, altri si sforzano di essere perfetti, altri ancora fanno uso di droghe. Cosa fare? Non parlare male dell’altro genitore, non usare i figli come messaggeri o spie, non portare un nuovo partner in casa troppo presto… Quando si decide di separarsi, è bene comunicarlo insieme gestendo la scelta come coppia. È importante essere chiari su chi andrà con chi, dove e come.

La prima volta. Se un figlio vuole parlarti della prima volta e non ti senti pronto ad affrontare questa discussione, dillo apertamente. Un trucco è quello di comprare un libro di educazione sessuale e lasciarlo sul comodino. Prima di fare sesso è molto importante sentirsi pronti e l’autrice ricorda al lettore che la prima conversazione non deve essere l’ultima. E soprattutto, ci dice, di non aspettare troppo perché i ragazzi oggi iniziano prima, o anche se non sono attivi, hanno bisogno di chiarirsi le idee.

04Citazioni

«La ragione per cui le persone reagiscono così è che spesso hanno ricevuto tanto male nelle loro vite e fanno a loro volta del male. Forse è successo anche a te… Puoi vederla così: immagina che io abbia un sacco di mele, potrei dartene una, ma se il mio sacco è vuoto faccio fatica a darti qualcosa.»

«Un bullo non è una persona cattiva, è una persona con una storia. Noi giudichiamo in modo superficiale le storie degli altri, invece di chiederci cosa ci sia dietro per cercare di comprendere.»

«Il tuo corpo ha un valore, nessuno può toccarti se tu non lo vuoi.»

«Siete una squadra agli occhi di vostro figlio.»

«I figli sono i nostri maestri e ci fanno vedere spesso in quali campi possiamo migliorare e imparare.»

«Gli adolescenti devono essere liberi di sognare, di esplorare e di cadere in piena autonomia.»

05Perché leggere questo libro

Perché fa entrare il genitore nel mondo dei ragazzi attraverso le innumerevoli email pubblicate nel libro. Perché dalle risposte dell’autrice si coglie il tono e la leggerezza nell’educare con rispetto reciproco e consapevolezza. Perché parla di argomenti duri e difficili come bisognerebbe fare.

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Coaching con Debora Conti

Life coach dal 2005, trainer di PNL e autrice di libri di crescita personale: coaching individuale anche a distanza e corsi online su peso, figli, crescita personale e lavoro.

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