Marcello Bernardi, Ascoltare i bambini, Fabbri editore
01Chi è l’autore?
Marcello Bernardi è stato specialista in Clinica Pediatrica, docente di Puericultura all’Università di Pavia e di Auxologia all’Università di Brescia, presidente del Centro di Educazione Matrimoniale e Prematrimoniale e Membro dell’Accademia Roveretana degli Agiati.
02Qual è l’intento dell’autore?
L’autore intende fornire consigli e riflessioni sul mondo dei bambini, da zero a sei anni, rispondendo a tutte le perplessità e dubbi che i genitori si pongono nell’affrontare il delicato mestiere di genitori; osservazione, ascolto e rispetto sono la base del rapporto genitori – figli.
03Conosci meglio il libro
La vita quotidiana. L’autore risponde ad una serie di domande relative a dubbi sul pianto del neonato, sul mandarlo al nido, sul sonno, sui giochi più adatti, sul rapporto con gli altri, sull’abitudine al ciuccio, sul linguaggio, e su altre tematiche che sono spesso fonte di disagio e perplessità nei genitori.
1. Il pianto del neonato è spesso fonte di preoccupazione per i genitori, l’autore sottolinea che le cause del pianto, a parte il senso di fame, possono essere molteplici: caldo eccessivo, luce fastidiosa, piega nel pannolino, male al pancino… talvolta il disagio è dato da piccole cause che non dovrebbero allarmare i genitori facendoli sentire ansiosi ed eccessivamente preoccupati e tanto meno in colpa.
2. Il ritorno alla realtà lavorativa porta le mamme davanti al dilemma tra baby-sitter o asilo nido: le mamme dovrebbero decidere ciò che è meglio in base all’osservazione attenta e amorevole del comportamento del bambino. L’autore ricorda l’importanza del gioco percettivo anche nei piccoli di pochi mesi, che vengono attratti dalle luci, suoni e voci più che da oggetti veri e propri. Campanelle, nastri colorati, giochi di contrasti di luce ma anche le voci stesse dei genitori, attirano la sua attenzione. Il bambino è incuriosito da ciò che succede quando butta per terra un oggetto e dal suo spostamento nello spazio. L’autore definisce il corpo umano come «il più bel giocattolo che esista», ecco perché il bambino ama esplorare il proprio e quello della mamma.
3. Dagli otto mesi i bambini iniziano a distinguere tra persone a loro familiari e non, ecco perché capita che inizino a manifestare disagio in assenza di volti a lui conosciuti. È una normale e importante fase che fa parte della crescita psicologica e dello sviluppo di connessioni logiche. L’autore consiglia di non allarmarsi, né di essere “severi” o accomodanti, ma di avere pazienza.
Il sonno. Un’altra situazione nella quale è utile non perdere la calma è quando i bambini non vogliono dormire da soli. L’autore suggerisce, ai genitori di un bambino di un anno che piange di continuo se non gli viene data la possibilità di dormire con loro, di non lasciarsi coinvolgere dalle scenate del figlio, di non urlare, minacciare o punire; il consiglio è quello di tenere un comportamento calmo e deciso, e soprattutto mantenere un atteggiamento e un’espressione del volto coerenti con ciò che gli si sta dicendo. Per modificare questa abitudine a favore di un’altra, è necessario agire in modo graduale ma concreto: fare in modo che il bambino dorma nel suo lettino e talvolta, per le coccole ad esempio, stia nel letto con i genitori. Il principio è che indipendenza e autonomia siano obiettivi educativi fondamentali.
Il linguaggio. Anche il linguaggio è un tema che suscita non poche preoccupazioni nei genitori, che spesso vorrebbero che i loro figli parlassero subito e in modo comprensibile. L’autore ricorda e chiarisce che per imparare a parlare esistono delle tappe (lallazione, sillabe, parole bisillabe…) in cui il bimbo comprende sempre più parole rispetto a quelle che è in grado di produrre. Sono frequenti i casi di bambini di due anni e mezzo il cui linguaggio è limitato a circa una dozzina di parole e che iniziano a parlare improvvisamente emettendo un numero molto maggiore di parole. Il consiglio per tutti i genitori è di favorire la pronuncia delle parole semplicemente ripetendola in modo corretto: se il bambino chiede “baba” quando vuole acqua, dire semplicemente acqua evitando frasi come «No, non si dice baba si dice acqua dai ripeti!».
L’autore risponde ai dubbi di quelle mamme che si sentono in colpa perché sono tornate al lavoro o agli studi o si dedicano ad attività domestiche. Rinunciare a queste attività, non solo non è utile perché sono necessarie, ma anche perché priverebbero le mamme sia di una retribuzione sia di soddisfazioni e di un arricchimento personale. Avere un comportamento amorevole, quando si è presenti, è importante per la crescita del bambino che dovrà allo stesso modo imparare a far fronte alla frustrazione di non avere sempre la mamma accanto. Impegnarsi nel lavoro è segno di responsabilità e consapevolezza, e se i bambini piangono al ritorno a casa della mamma, è perché quello è il loro unico modo di comunicare; il pianto serve loro per esprimere non solo bisogni e disagio ma anche emozioni. Piangere nel rivedere la figura materna è per loro una emozione forte ed intensa di gioia e sorpresa, che esprimono con il pianto, ecco perché non serve rimproverarli, ma solo affetto e calma. Le mamme dovrebbero cercare di rendere piacevoli i momenti in cui stanno insieme ai figli, valorizzando il ruolo del gioco e allo stesso tempo ritagliarsi spazi per se stesse senza sensi di colpa o rimorsi. Le mamme sono prima di tutto persone con pregi e difetti e non dovrebbero sentirsi sempre sotto esame. La frequentazione del Nido contribuisce a rendere le giornate dei bambini ricche di stimoli, rispondendo alle loro esigenze quotidiane, e non deve perciò essere motivo di senso di inadeguatezza.
Insegnare il rispetto. Educare al rispetto è fondamentale e per farlo la prima regola è essere consapevoli di quanto il comportamento dei genitori sia il primo punto forte di riferimento e guida per i figli. Ecco perché, anche nella quotidianità, avere un comportamento coerente nelle osservazioni che si fanno e negli atteggiamenti che si manifestano, contribuisce a formare bambini educati al rispetto, alla giustizia e alla tolleranza.
Prime paure. Dai due anni i bambini iniziano a manifestare la propria personalità e individualità opponendosi al mondo circostante: è una tappa normale della crescita e per questo va rispettata. L’autore spiega come ad esempio la paura per il pediatra sia difficile da gestire solo con le parole, perché i bambini non hanno ancora gli strumenti per comprendere le connessioni logiche ma si basano esclusivamente sul concreto. Le spiegazioni sono per lui inutili, ciò che per lui è convincente sono i comportamenti e atteggiamenti sereni e calmi, si fida di questi più che delle parole.
Le parolacce. Alla domanda di una mamma che chiede perché il figlio di due anni e mezzo dice parolacce, l’autore risponde che il bambino ha di certo capito che sono “un’arma contro i grandi” e che utilizza per ribellarsi o per provocare. Purtroppo, certe parole sono diventate di uso comune e se anche in famiglia non si utilizzano, il bimbo le può aver sentite in altri contesti, e lui le utilizza perché ha capito che provocano reazioni negli adulti. L’autore ricorda che anche l’aggressività (dare schiaffi ai genitori) è usata come mezzo per mettere alla prova mamma o papà e scoprire se può fidarsi di loro o no. Il comportamento aggressivo, manifestato verso i due o tre anni, serve ai bambini per affermarsi e allo stesso tempo opporsi agli altri. L’autore lo definisce “collaudo”: il bambino desidera scoprire se i genitori sono davvero onnipotenti e se mostrano debolezza e fragilità. Ecco perché non serve offendersi, tanto meno restituire il colpo, ma agire con calma e fermezza senza usare troppe parole e discorsi, la cui logica appare chiara solo ai genitori.
04Citazioni
«Lo scopo del bambino è duplice: vedere se è lui il più forte e accertare se i genitori sono degni di stima.»
«No, con i nostri comportamenti, con le nostre osservazioni, col nostro modo di vivere, dobbiamo far vedere al bambino che tutti, ma proprio tutti, sono degni di rispetto.»
«Il bambino normalmente ha una grande fiducia nei genitori, molta più fiducia in loro che in tutto il resto del mondo.»
«Educare non significa metter dentro qualcosa ma fare in modo che qualcosa venga fuori.»
«Il vero problema non è il modo di comportarsi del bambino, ma quello dei genitori.»
«Il corpo umano è il più bel giocattolo che esista: perché è animato, perché dà delle risposte che nessun altro oggetto può dare.»
05Perché leggere questo libro
Perché risponde a una serie di quesiti tipici dei genitori nei confronti dei figli, tenendo conto delle loro tappe di sviluppo. Spiega in modo semplice perché i bambini mettono in atto certi comportamenti, cosa vogliono esprimere con atteggiamenti a volte provocatori e consiglia quale strategia utilizzare per gestirli. Comprendere le vere motivazioni che stanno dietro ai comportamenti dei bambini per aiutarli a crescere rispettando il loro sviluppo e la loro personalità.
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Questa scheda è stata realizzata da Francesca Pitzolu. Acquista il libro nella tua libreria preferita.