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Genitorialità

La sfida della disciplina

di Daniel J. Siegel e Tina Payne Bryson

Editore
Raffaello Cortina
Traduzione
C. Marchetti
Lettura
7 minuti
Scheda di
Paolo M.
Scheda
n° 135

Insegnare la disciplina è in realtà uno dei doni più amorevoli e fortificanti che possiamo regalare ai nostri figli.

Foto: Jacek Ulinski su Unsplash

Daniel J. Siegel, Tina Payne Bryson, La sfida della disciplina, Raffaello Cortina Editore, Trad. C. Marchetti

01Chi è l’autore?

Daniel Siegel è professore di psichiatria e dirige il Mindsight Institute presso l’Università della California. È codirettore del Mindful Awareness Research Center presso la UCLA e autore di molti libri di successo sull’educazione e la mindfulness.

Tina Payne Bryson è psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza ed è responsabile del servizio di consulenza genitoriale del Mindsight Institute.

02Qual è l’intento dell’autore?

I due autori mostrano una via rispettosa all’educazione, distinguono la differenza tra punizioni e la disciplina, insegnano a connettersi prima di educare e di scoprire sempre il perché emotivo e un insegnamento che accompagni la correzione. Per tutto il libro il concetto di disciplina è spiegato e mostrato con molti esempi a fumetti, semplici ed esplicativi.

03Questo libro insegna

Disciplina uguale punizione? Chiaramente no. Gli autori ci mostrano un approccio intriso di rispetto e affetto, che però non trascuri le regole e limiti chiari e coerenti da trasmettere ai propri figli. Quando nostro figlio si comporta male, cosa vogliamo ottenere? Vogliamo solo reprimere un capriccio istantaneo o vogliamo anche educare? Vogliamo punire o crescere? La parola disciplina deriva dal latino e significa insegnare, educare, istruire. Insegnare la disciplina è in realtà uno dei doni più amorevoli e fortificanti che possiamo regalare ai nostri figli. Per essere realmente efficace, la disciplina non deve servire soltanto a ottenere ubbidienza immediata, ma a promuovere un comportamento positivo e insegnare abilità, favorendo la crescita di connessioni utili nel cervello del bambino che lo aiutino a diventare migliore in futuro e a comportarsi bene.

Prima di tutto entriamo in sintonia. Prima di insegnare la disciplina, dobbiamo cercare di realizzare un’unione profonda con nostro figlio, che gli dimostri quanto noi gli vogliamo sempre bene in ogni condizione. Una buona relazione è l’unica carta vincente per superare ogni comportamento sbagliato. Entrare in sintonia, tuttavia, non significa essere permissivi, ma saper indicare i limiti in modo chiaro e fermo utilizzando un atteggiamento empatico. Se prima di correggere non fossimo in sintonia, i figli non ci ascolterebbero nemmeno perché presi dalle loro intense emozioni. Alcuni genitori si lamentano di non avere il tempo necessario per entrare in sintonia e poi correggere, gli autori però insistono su questa fase fondamentale, che altrimenti renderebbe tutta la correzione vana. Gli autori assicurano che non ci vuole molto tempo e da lì in poi la correzione può iniziare. È statisticamente provato che «i bambini con gli esiti migliori in termini di sviluppo emotivo, relazionale e perfino scolastico, sono quelli cresciuti con genitori che hanno mostrato nei loro confronti un elevato grado di sincronia, connessione e affetto».

Le 3 domande della disciplina. Prima di affrontare la correzione di un comportamento sbagliato, gli autori ci suggeriscono di porci queste tre domande: 1) Perché mio figlio si comporta così? Questa domanda ci permette di capire l’emozione dietro la reazione. 2) Cosa voglio insegnare a mio figlio in questo momento? Abbiamo già visto che l’intento non è punire ma insegnare l’autocontrollo, l’importanza della condivisione e di comportamenti responsabili. 3) Come posso fornire questi insegnamenti nel modo migliore? Molto spesso i comportamenti aggressivi, celano l’incapacità di regolare i propri stati emotivi e di controllare gli impulsi. Ecco perché è molto importante crearsi un piano educativo con queste tre domande. Rispettare i loro sentimenti significa riconoscere la rabbia, la frustrazione e la loro difficoltà a gestire emozioni forti. Gli autori ci mettono in guardia anche sulle aspettative troppo alte, è importante adeguare l’educazione all’età del bambino ed evitare di pretendere troppo in base al suo sviluppo.

Le sculacciate e il cervello. Una sculacciata non educa ma sposta l’attenzione dal proprio comportamento sbagliato e dalla necessità di cambiarlo, alla reazione di un genitore che sculaccia. Il bambino non penserà a ciò che ha fatto ma si concentrerà su quanto è ingiusta la sculacciata. Il nostro cervello inoltre interpreta il dolore come una minaccia, ed essendo noi anche fonte di attaccamento sicuro in quanto genitori, creerebbe incongruenza nel cervello di un bambino associare alla stessa figura anche un senso di minaccia.

Il time out non fa riflettere. Anche la tecnica del time out, cioè di isolare il proprio figlio a “riflettere”, non ha provato utilità. È spesso utilizzato dai genitori, anche genitori pacati e tranquilli, con l’aspettativa che il figlio trovi una soluzione e capisca di aver sbagliato. Non è così: il bambino non cerca soluzioni ma si concentra solo su quanto sono stati ingiusti i propri genitori. La verità è che quando noi lasciamo i bambini da soli a riflettere nel time out, loro non pensano a cosa hanno appena fatto di sbagliato, ma quanto siamo stati cattivi noi a punirli. La soluzione è quella di proporre di risolvere il problema: se la figlia rovescia apposta il succo d’arancia perché è arrabbiata, dovrà pulire; se il figlio esce in bicicletta senza il casco, dovrà sostenere per un paio di settimane una “ispezione di sicurezza” ogni volta che prenderà la bici nel garage.

Le tre C del cervello: 1) Il cervello sta Cambiando. Il loro cervello è in continua evoluzione, dal tronco encefalico, verso la regione limbica fino a poi a raggiungere le parti alte della corteccia prefrontale mediale destinate alla pianificazione, all’immaginazione e al pensiero. 2) Possiamo Cambiare il cervello. Possiamo agire sui loro comportamenti grazie alla neuroplasticità del cervello e proporre soluzioni che influenzeranno la generazione di connessioni utili. Che vogliano prendere lezioni di piano, di pratica meditativa o di karate, modificheranno in maniera significativa a livello fisico il proprio cervello in virtù della plasticità di quest’ultimo. Lo stesso meccanismo vale per l’insegnamento a comportamenti irresponsabili. 3) Il cervello è Complesso. È importante tenere a mente che il cervello di tutti noi è costituito da più parti, parti meno evolute, parti emotive, parti più evolute e astratte… Vogliamo che i nostri figli utilizzino le parti del cervello ricettivo quando proponiamo una correzione e non solamente le parti del cervello reattivo. Con questo approccio alla disciplina si favorisce un corretto sviluppo del cervello. Per esempio, quando vogliamo presentare un limite, come quello di non poter leggere un’altra storia la sera, gli autori suggeriscono di provare con un “sì condizionato” («Sì, possiamo raccontare un’altra storia, domani.»)

Sintonia o viziare? Entrare in sintonia significa anche prevenire. Una strategia proattiva suggerita dagli autori è quella di controllare i fondamentali, ossia le 4 A: «Forse il bambino è affamato, arrabbiato, assonnato o si sente abbandonato e solo?» Ponendosi queste domande i genitori possono organizzarsi e prevenire. Perché il primo passo deve essere necessariamente entrare in sintonia? Perché la sintonia aiuta il bambino a passare dalla reattività alla ricettività. La sintonia ha un effetto calmante e consente ai bambini di iniziare a riprendere il controllo del proprio corpo e delle proprie emozioni. La sintonia favorisce il corretto sviluppo del cervello e questo procura un immenso beneficio a lungo termine. La sintonia rafforza il rapporto con i propri figli. La sintonia ci permette di chiederci il perché reagisca con rabbia o collera e poi di guidare in modo empatico alla miglior gestione delle loro emozioni. Proprio quando i nostri figli hanno bisogno di noi a livello fisico ed emotivo, è importante che noi ci mostriamo calmi e affettuosi e che li sosteniamo entrando in sintonia con loro. Possiamo manifestare il nostro amore e al contempo porre dei limiti. Ma questo approccio non significa viziare un bambino? chiedono spesso i genitori. Gli autori mettono in chiaro che non si vizia mai un bambino amandolo e dedicandogli tempo e attenzione. La definizione di viziare è: rovinare o nuocere al carattere di una persona a causa di un’educazione troppo indulgente o di lodi eccessive. Non è questo il caso.

Il circolo virtuoso della sintonia: 1) comunicare conforto, 2) legittimare, 3) ascoltare, 4) rispecchiare. Iniziamo a comunicare conforto, ricordiamoci che talvolta i bambini hanno bisogno del nostro aiuto per calmarsi e prendere le decisioni giuste. Legittimiamo, cioè resistiamo alla tentazione di negare o minimizzare il loro vissuto e le loro emozioni, ma legittimiamo queste ultime. Smettiamo di parlare e mettiamoci in ascolto, ascoltiamo anche fra le righe le loro emozioni e riconosciamo cosa ci sta dicendo veramente. Rispettiamo le loro parole dimostrando che abbiamo capito che sono arrabbiati e che “capiamo” come si sentono.

Lo sviluppo della mindsight, cioè la “vista della mente”, per renderli autonomi. La formula è molto semplice: insight + empatia = mindsight. L’insight è la conoscenza profonda di sé. Anziché limitarsi a dare ordini, chiediamo loro di prestare attenzione alle proprie emozioni e reazioni così da potersi autocorreggere. È importante che i bambini sviluppino l’empatia, accanto all’insight, per capire perché si sbaglia e si danneggia l’altro e che gli altri possono soffrire a causa di un nostro comportamento. L’effetto finale è l’integrazione e l’autonomia nel rimediare al proprio sbaglio dopo aver ferito qualcuno o essersi comportati male.

Reincanala. Per affrontare il comportamento sbagliato, gli autori consigliano di reincanalare utilizzando l’acronimo R-E-I-N-C-A-N-A-L-A: Riduci al minimo le parole, Esponi i fatti, evitando le prediche, INsegna gli strumenti di mindsight, Coinvolgi il bambino nella disciplina, Accetta le emozioni, Non dire un no categorico, ma un sì condizionato, Accentua il positivo e LAvora di fantasia per affrontare la situazione.

04Citazioni

«Al centro di ogni nostra azione dovrebbe sempre esserci il rapporto con nostro figlio.»

«In genere, i nostri figli diventano aggressivi contro di noi, non perché siano violenti o perché noi abbiamo fallito come genitori. Di solito l’aggressività è riconducibile al fatto che non hanno ancora la capacità di regolare i propri stati emotivi e di controllare gli impulsi.»

«La “colonna sonora dello squalo” ci allontana dal momento presente, portandoci ad attuare una educazione basata sulla paura.»

«Invece di ordinare ed esigere, entriamo in sintonia mentre poniamo dei limiti.»

«Mantieni la calma ed entra in sintonia.»

05Perché leggere questo libro

Perché mostra una disciplina amorevole e naturale. Perché è ricco di esempi personali degli autori, di loro pazienti e di molti fumetti esplicativi. Perché il concetto base della sintonia e poi della correzione è rivisto sotto molti aspetti in tutto il libro e lo rende chiaro nella realizzazione.

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Questa scheda è stata realizzata da Paolo M.. Acquista il libro nella tua libreria preferita.

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Life coach dal 2005, trainer di PNL e autrice di libri di crescita personale: coaching individuale anche a distanza e corsi online su peso, figli, crescita personale e lavoro.

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