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Mindfulness & Felicità

Il dono del silenzio

di Thich Nhat Hanh

Editore
Garzanti
Traduzione
S. Caraffini
Lettura
9 minuti
Scheda di
Fabrizio Rigante
Scheda
n° 136

Il silenzio permette infatti di ristabilire un contatto con noi stessi, liberandosi dai rimpianti e dalle sofferenze del passato nonché dalla paura per un futuro incerto.

Foto: Patrick Mueller su Unsplash

Thich Nhat Hanh, Il dono del silenzio, Garzanti, trad. S. Caraffini

01Chi è l’autore?

Thich Nhat Hanh, monaco buddhista, maestro zen vietnamita, poeta e pacifista, è stato candidato al Premio Nobel per la pace nel 1967. Capo della delegazione buddhista vietnamita durante gli accordi di pace di Parigi, viaggia regolarmente in America e in Europa per insegnare e guidare ritiri spirituali sull’arte della meditazione. Ha pubblicato decine di libri in inglese, francese e vietnamita.

02Qual è l’intento dell’autore?

L’autore intende sottolineare l’importanza che può assumere il silenzio interiore in una società alla costante ricerca della felicità. Il silenzio permette infatti di ristabilire un contatto con noi stessi, liberandosi dai rimpianti e dalle sofferenze del passato nonché dalla paura per un futuro incerto.

03Questo libro insegna

I Quattro Nutrimenti. Il rumore fa parte della vita quotidiana di tutti: i telefoni, i messaggi sui social media, la musica, i cartelloni pubblicitari… Per questo è molto difficile trovare il silenzio, fondamentale per vivere tanto quanto l’aria. Il Buddhismo individua quattro tipi di cibo che ognuno consuma ogni giorno, i cosiddetti Quattro Nutrimenti: 1) Il cibo commestibile. La fame appaga il desiderio di non sentirsi più soli ma questo desiderio tende a riemergere subito; 2) Impressioni sensoriali. Il cibo sensoriale è costituito dalle esperienze che riceviamo attraverso occhi, orecchie, naso, lingua, corpo e mente. Rientrano nel cibo sensoriale anche conversazioni, intrattenimento e musica nonché le letture e le informazioni, con cui spesso si cerca di mascherare la solitudine interiore; 3) Volizione. È ciò che ci muove e che ci fornisce uno scopo; 4) La coscienza. Può essere individuale o collettiva. La coscienza individuale è tossica se si basa su emozioni negative; è invece salutare se basata su emozioni positive. La coscienza collettiva, somma di tante coscienze individuali, può essere distruttiva: accade, per esempio, quando una folla è inferocita. L’autore sottolinea la tendenza ad assorbire le emozioni di chi ci circonda: può trattarsi di chi è propenso alla comprensione ma anche di persone ipercritiche, ansiose o che tendono a spettegolare e a lamentarsi. In quest’ultimo caso assorbiamo le loro tossine. L’autore propone un tipo di nutrimento alternativo, il respiro consapevole, descrivendo nel dettaglio come praticare questo esercizio.

Radio Non-Stop Thinking. È una stazione radio interna, un incessante pensare. Anche se si è immobili e in silenzio, la mente continua a elaborare pensieri e a nutrirsi. Spesso questi pensieri sono negativi. L’autore sottolinea l’importanza che ha assunto il silenzio nella comunità in cui vive: infatti si cerca sempre di fare soltanto una cosa alla volta, es. lavare i piatti o fare una passeggiata, evitando così di parlare, proprio per spegnere il pensiero ininterrotto del cervello.

L’abitudine al pensiero negativo. Secondo la psicologia buddhista, la nostra mente è suddivisa in due sezioni, paragonabili alle zone di un’abitazione. La prima si chiama coscienza deposito ed è simile al seminterrato: qui vengono conservati tutti i semi e le emozioni (es. amore, fede, perdono, gioia, ostilità, odio etc.). La seconda sezione, quella superiore, è la coscienza mentale, paragonata al soggiorno. Talvolta i semi che vivono nel seminterrato vengono stimolati e tendono quindi a manifestarsi a livello della coscienza mentale. Rabbia e dolore si trovano nascosti nel seminterrato ma spesso gli eventi del passato vengono rivissuti, portandoci a provare quelle stesse emozioni ogni giorno. Questo è il cibo tossico della nostra mente. Secondo l’autore, per evitare che la mente continui a nutrirsi di queste tossine, è necessario praticare la meditazione: dieci respiri e qualche minuto di silenzio per ritrovare la consapevolezza. L’autore suggerisce un esercizio che permette di realizzare la calma e la concentrazione e di recuperare la vita, guidando il lettore all’ascolto del proprio respiro.

Silenzio tonante. L’autore insiste sui danni provocati dal consumo eccessivo di prodotti alimentari o sensoriali. Questo tipo di consumo non fa che mascherare le sensazioni piacevoli ma quando si arriva alla fine è inevitabile provare una sensazione di solitudine, rabbia e disperazione maggiori. Il consiglio dell’autore non è smettere di consumare del tutto ma di acquisire la coscienza di ciò che si fruisce. L’autore suggerisce di lasciar andare una certa immagine, una certa convinzione. Può trattarsi del desiderio di un diploma, di un posto di lavoro, di una promozione o di un partner. La felicità autentica può manifestarsi ma bisogna riuscire ad allontanare questa convinzione. Per questo è importante fermare il pensare: in questo modo riusciamo a ottenere il silenzio tonante, un atto che permette di calmare corpo e mente. Il silenzio tonante si produce quando, per esempio, riusciamo a sederci in un parco e a godere del suono di tutto ciò che ci circonda. Quel suono viene ascoltato in profondità. È un tipo di silenzio eloquente e colmo di energia.

Silenzio gioioso e silenzio oppressivo. Il silenzio oppressivo è quello imposto: per esempio, un argomento delicato di cui non si vuole parlare oppure quello che segue a un litigio, anche se in questo caso il silenzio provoca ancora più rabbia e amarezza. Il silenzio gioioso o volontario è tutt’altro: è quello che si genera quando riusciamo a sederci e a respirare, a entrare in contatto con la nostra spaziosità interiore, generando così l’energia della pace e del rilassamento. Questo tipo di silenzio è benefico e molto nutriente.

Ascolto profondo. L’autore invita a riflettere sulla stretta relazione che intercorre tra il silenzio interiore e l’ascolto profondo. Spesso due interlocutori parlano ma non sono pienamente connessi tra loro. Questo provoca incomprensioni e litigi. I ritmi lavorativi incalzanti non favoriscono la possibilità di ascoltare la nostra respirazione e non ci permettono di bloccare il pensiero perpetuo. Per ascoltare davvero l’interlocutore è necessario evitare di rispondere soltanto perché riteniamo corretto ciò che stiamo per dire. L’autore suggerisce piuttosto di domandarci se le nostre parole siano in grado di aiutare a guarire chi ci è di fronte. Le nostre parole devono essere pronunciate con compassione e basate sull’amore e sulla consapevolezza di essere legati gli uni agli altri. Questo è ciò che l’autore chiama retto discorso. L’ascolto è importante per poter essere un buon amico, partner, collega, genitore o insegnante ed è un requisito indispensabile per ascoltare autenticamente gli altri.

La non-azione. Non va confusa con la passività. La non-azione è uno stato di apertura dinamico e creativo che permette di creare uno spazio interiore. Questo spazio interiore, questa quiete, sarà in grado di attirare anche le altre persone, che si sentiranno a proprio agio grazie a una presenza di grande qualità.

Gli strumenti dell’ascolto profondo. L’ascolto profondo può essere praticato attraverso tre strumenti: 1) Una campana. È utilizzata dalle comunità religiose come richiamo in vista di un’aggregazione. Il suono gradevole di una campanella permette alla pace e alla gioia di penetrare totalmente nel corpo. Si può far suonare la campanella durante la pratica di inspirazione, che permette di rilasciare tutta la tensione; 2) Una stanza per respirare. È una stanza o una zona riservata alla meditazione, alla pace e alla quiete. L’autore suggerisce, a seguito di qualche preoccupazione, di ascoltare la campanella e di riunirsi in un luogo dedicato al respiro; 3) L’ascolto con i nostri antenati. Gli antenati non sono morti ma rivivono dentro di noi. Ci hanno trasmesso le loro esperienze, i loro talenti e la loro felicità. L’autore suggerisce di ascoltare la campanella e di invitare tutte le cellule del nostro corpo a unirsi a noi nell’ascolto: questa unione può coinvolgere anche gli antenati di tutte le generazioni.

I quattro mantra. Un mantra è una sorta di formula magica che può far diventare vantaggiosa una situazione difficile. Elementi indispensabili sono però la consapevolezza e la concentrazione. I quattro mantra suggeriti dall’autore vanno utilizzati in coppia, con l’obiettivo di portare guarigione, riconciliazione e reciproca comprensione. 1) «Tesoro, sono qui per te». Prima di recitarlo bisogna praticare il respiro o la camminata consapevole. In alternativa, si possono utilizzare pratiche in grado di far sentire la persona presente nel qui e ora; 2) «Tesoro, so che ci sei e sono molto felice». Essere presente nel qui e ora permette di capire quando la persona amata soffre; 3) «Tesoro, so che soffri, ecco perché sono qui per te». Chi soffre ha bisogno di sapere che il partner è consapevole di quella sofferenza. Riconoscere la sofferenza produrrà un enorme sollievo; 4) «Tesoro, soffro; ti prego, aiutami». Se è il partner a causare sofferenza, chi pratica l’ascolto profondo pronuncerà il quarto mantra. Tuttavia, l’autore mette in guardia dall’utilizzo di questo mantra: la sofferenza può non dipendere dal partner. Potrebbe trattarsi infatti soltanto di una percezione errata.

Il potere dell’immobilità. L’autore ci invita a riflettere sull’importanza di acquisire la consapevolezza di sé attraverso la pratica meditativa. La meditazione è un momento di pace che può essere introdotto in qualunque momento della quotidianità, nonostante i numerosi impegni giornalieri. Per esempio, l’autore suggerisce di iniziare un nuovo giorno con un respiro consapevole. Possiamo praticare la meditazione attraverso l’immobilità: ci si siede in silenzio e ci si concentra solo sul respiro consapevole.

La camminata consapevole. Anche la camminata consapevole è una buona opportunità per creare momenti di felicità e un passo enorme verso la guarigione. A ogni passo, si inspira e si espira e si riesce così ad assaporare la sensazione dei piedi che entrano in contatto con il terreno. Ogni passo aiuta a entrare in comunione con il corpo. Durante qualsiasi attività, il silenzio e la consapevolezza permettono di riconnetterci con noi stessi. Spesso l’atto del camminare non produce alcuna consapevolezza poiché la nostra mente è altrove. Invece riuscire a calmare il corpo e la mente e sedersi solo per stare con noi stessi viene definito dall’autore un «atto rivoluzionario».

La sofferenza e «l’isola del sé». La consapevolezza acquisita grazie al respiro e al silenzio riesce a metterci in contatto non soltanto con la gioia ma anche con la sofferenza. L’autore fa notare quanto spesso si tenda a evitare la sofferenza ma sottolinea anche che senza di essa non sarebbe possibile un totale sviluppo come esseri umani. Allontanare la sofferenza vuol dire non disporre di alcuna base per sviluppare la comprensione e la compassione. La sofferenza va invece riconosciuta, abbracciata e trasformata. L’autore suggerisce di praticare il respiro consapevole ogniqualvolta ci si sente tristi, agitati o impauriti: questo permette di ritrovare «l’isola del sé», che secondo il buddhismo è un luogo tranquillo dentro noi stessi. La pratica quotidiana della consapevolezza permette di tornare nell’«isola del sé» quando non vi sono difficoltà; di conseguenza, quando si dovrà affrontare un problema, sarà più facile ritrovare quel luogo sereno e sicuro.

Solitudine. L’«isola del sé» non impone la solitudine. Essere soli non vuol dire non avere nessuno accanto: significa piuttosto trovarsi nel qui e ora. L’autore invita a riflettere su quanto possa essere importante sviluppare gioia e felicità in solitudine per poi condividerle con altre persone. Si può distinguere infatti l’essere soli fisicamente e l’essere se stessi e rimanere centrati in un gruppo di amici o parenti.

Coltivare legami. L’autore vuole far riflettere sull’abbondanza dei mezzi di comunicazione che caratterizza la nostra epoca. Questa abbondanza, però, non riduce la solitudine dell’uomo, che anzi si rivela incapace di ascoltare veramente. L’ascolto profondo può iniziare proprio con il silenzio, mettendo a tacere la Radio Non-Stop Thinking interiore. L’autore sottolinea la differenza tra il tipo di comunicazione che avviene attraverso le moderne tecnologie come cellulari e computer e una semplice lettera, rivelando quindi di preferire la seconda, che gli permette di pensare a qualcuno più a lungo.

04Citazioni

«Il silenzio è essenziale. Abbiamo bisogno di silenzio tanto quanto abbiamo bisogno di aria, tanto quanto le piante hanno bisogno di luce.»

«Siamo quello che sentiamo e percepiamo. Se siamo arrabbiati siamo la rabbia. Se siamo innamorati siamo l’amore. Se guardiamo un innevato parco di montagna siamo la montagna. Mentre sogniamo siamo il sogno.»

«Vivere in un luogo di silenzio non significa non parlare mai, non impegnarsi mai né fare cose; significa semplicemente che non siamo disturbati dentro, che non c’è un costante chiacchiericcio interiore.»

«Abbiamo una naturale tendenza a voler fuggire dalla sofferenza, ma senza sofferenza non possiamo svilupparci pienamente come esseri umani.»

05Perché leggere questo libro

Perché attraverso la pratica del silenzio aiuta a ritrovare la serenità interiore. Perché offre un aiuto a chi si sente oppresso dal trambusto dell’era moderna. Perché suggerisce alcuni utili e semplici esercizi per trovare la pace interiore e la serenità. Perché l’autore è uno dei punti di riferimento della spiritualità mondiale.

Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante. Acquista il libro nella tua libreria preferita.

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Life coach dal 2005, trainer di PNL e autrice di libri di crescita personale: coaching individuale anche a distanza e corsi online su peso, figli, crescita personale e lavoro.

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