Jack Heffron, Il libro delle idee per la scrittura, Dino Audino Editore, trad. di Jusi Loreti
01Chi è l’autore?
Jack Heffron è uno scrittore, editor e insegnante di scrittura creativa. È stato direttore editoriale di Writer’s Digest Books, Story Press, Walking Stick Press e Betterway Books. Ha collaborato in veste di editor con la rivista Story e i suoi racconti sono stati pubblicati da varie riviste letterarie, tra cui Bookstreet e Oxford American.
02Qual è l’intento dell’autore?
In questo manuale l’autore propone più di trecento indicazioni ed esercizi di scrittura creativa, pensati per fornire spunti e soluzioni pratiche a chi lavora – o aspira a lavorare – nel mondo della scrittura. Heffron affronta i temi principali della narrativa in modo giocoso, anche mediante l’utilizzo di aneddoti e citazioni letterarie; inoltre, suggerisce dove trovare nuove idee e come dare loro una forma compiuta, aiutando il lettore a superare il blocco della pagina bianca.
03Questo libro insegna
I nemici della creatività. Non esistono pozioni magiche in grado di far piovere le idee; perciò, dice Heffron, occorre organizzare la propria vita con lo scopo di scrivere, lavorando con costanza, ammettendo le difficoltà e mantenendo sempre un atteggiamento positivo. Ci sono vari nemici che remano contro la creatività e l’autore suggerisce come affrontare i più comuni: 1) La procrastinazione. La prossima volta che accade analizziamo le ragioni che ci hanno portato a procrastinare, smontandole una per una. E piuttosto che rimandare per l’ennesima volta, scriviamo qualsiasi cosa ci venga in mente, fosse anche la lista della spesa. 2) Il vittimismo. Riconosciamo il nostro lato vittimista e cerchiamo di combatterlo col guerriero che è in noi: elenchiamo le giustificazioni che ci diamo per non scrivere e formuliamo un piano per riprendere il controllo della situazione. 3) Le chiacchiere. Ragioniamo sui lavori che abbiamo lasciato incompleti e chiediamoci se il fatto di averne parlato con altri prima di finirli possa in qualche modo aver disperso l’energia creativa, riproponendoci di non ripetere più lo stesso errore. 4) La critica. Impariamo a spegnere la voce dell’autocritica durante la prima stesura, sforzandoci di continuare a scrivere anche quando cerca di convincerci che il nostro lavoro non è abbastanza buono: questo lo valuteremo solo in fase di revisione. 5) I sensi di colpa. Non sentiamoci in colpa per il tempo che dedichiamo alla scrittura, ma ricordiamoci che per essere un genitore, partner, figlio, fratello o sorella migliore abbiamo bisogno di questo spazio per dare sfogo alla nostra creatività; spieghiamolo con calma a chi non lo capisce. 6) L’ansia da pubblicazione. Scriviamo col solo fine di farlo, senza pensare al mercato e alla pubblicazione, poiché pensieri di questo genere tendono a spegnere la vena creativa; lavoriamo con passione e godiamoci il viaggio, ovunque esso ci porti. 7) L’ispirazione. Invece che rimanere ad aspettarla, scriviamo con regolarità, affinché ci trovi alla scrivania quando decide di farci visita. In conclusione, la maniera giusta di affrontare questo e gli altri nemici della creatività è semplicemente mettersi al lavoro.
Tecniche di scrittura creativa. L’autore suggerisce di condurre una vita creativa, scrivendo in luoghi e orari diversi, leggendo molto e spingendosi sempre oltre, per trovare la scintilla ed esplorarne ogni possibilità. Consiglia anche di “riscaldarsi” prima di iniziare a scrivere, partendo con un pezzo poco impegnativo o leggendo qualche pagina di un libro. Illustra, poi, le varie tecniche di scrittura creativa: 1) Free writing (o scrittura libera): ci si concentra su uno specifico argomento e si scrive tutto ciò che viene in mente a riguardo, senza mai staccare la penna dalla pagina e senza badare alla grammatica o alla punteggiatura. L’obiettivo è far arrivare le parole sul foglio aggirando la parte critica del cervello. 2) Brainstorming: simile al free writing, anche il brainstorming prevede di scrivere il più possibile senza fermarsi e senza pensare alle regole; la differenza è che non c’è il vincolo dell’argomento, perciò si può parlare di qualunque cosa si desideri, scavando a fondo nell’inconscio. 3) Scrittura automatica (o scrittura in trance): impone di rispettare le regole grammaticali, ma al tempo stesso di lasciarsi guidare dal subconscio, ignorando la critica interiore e utilizzando in modo inusuale linguaggio e figure retoriche. È in grado di produrre passaggi lirici e audaci. 4) Listing (o creazione di liste): consigliato a chi conta molto sull’emisfero destro del cervello – quello creativo – suggerisce di mettere le idee su carta sotto forma di lista, senza spostare mai la penna dal lato sinistro della pagina e dando al testo la struttura che si preferisce. 5) Clustering (o scrittura a rete): consigliato a chi privilegia il lato sinistro del cervello – quello razionale – prevede di scrivere una parola chiave al centro della pagina e di disporle attorno a raggiera tutte le idee o frasi che suscita, senza autocensurarsi in alcun modo. 6) Cave writing: simile al clustering, combina sia parole che immagini, perciò si possono esprimere le proprie idee anche tramite l’utilizzo di disegni. Permette di ritrovare la creatività che avevamo da bambini. 7) Taglia e incolla: dopo aver scritto alcune pagine, si tagliano i fogli in più parti, si lanciano per aria e li si riunisce a caso. È una tecnica liberatoria che può aiutare soprattutto in caso di stallo, perché ci consente di valutare nuove forme e punti di vista. 8) Mix and match: tradotto come “mescola e abbina”, suggerisce di unire a caso una parola di una lista A a una parola di una lista B. Anche questo esercizio, come il precedente, permette di stabilire un collegamento tra elementi che sembrano non averne.
Le fonti di idee. Heffron consiglia di iniziare scrivendo tutte le idee che abbiamo avuto in passato ma non abbiamo mai utilizzato, frugando tra foto, agende e dispositivi elettronici, aiutandoci con le tecniche sopra illustrate e prendendoci tutto il tempo che occorre; questo ci fornirà già del buon materiale di partenza. Ecco altri spunti aggiuntivi, che nel libro sono accompagnati da una miriade di esercizi pratici: 1) Noi stessi. Conoscerci meglio può servire a trovare le fonti della nostra creatività: quali esperienze significative abbiamo vissuto? Come ci vedremmo osservandoci dall’esterno? Cosa dicono i nostri oggetti di noi? E il nostro curriculum? Quale animale, cibo o colore saremmo se giocassimo a “se fossi…”? Quali progetti abbiamo per il futuro? 2) Le nostre passioni. Scrivere di ciò che si ama favorisce la creatività. Perciò possiamo fare una lista di tutte le cose che ci piacciono, ponendoci domande quali: che oggetti porteremmo con noi su un’isola deserta? Cosa sognavamo quando eravamo piccoli? Quali dipendenze abbiamo o abbiamo avuto in passato? Quali odori e sapori piacevoli ci tornano alla mente? Quali attività adoriamo svolgere? 3) La famiglia. La famiglia può rivelarsi una miniera di idee per la nostra scrittura: tutte le avventure che abbiamo vissuto assieme, i racconti passati di generazione in generazione, i rituali e i soprannomi di ciascun membro, i segreti e i tabù che circolano al suo interno, i litigi, la casa d’infanzia, i parenti bizzarri o quelli che non ci sono più. 4) I luoghi del passato. Scavare nei posti che abbiamo visitato o in cui abbiamo vissuto può portare alla luce numerose idee. Facciamo diventare nuovi i luoghi di cui parliamo guardandoli con gli occhi del viaggiatore, studiandone la storia, evitando i cliché e collegando le caratteristiche dei nostri personaggi a quelle del mondo in cui li poniamo. 5) I luoghi immaginari. Scriviamo dei luoghi che vorremmo visitare o in cui vorremmo andare a vivere, e delle aspettative che nutriamo nei loro confronti; facciamo una gita in un posto sconosciuto; descriviamo ambienti immaginari popolati da strane creature, magari ispirate a persone realmente incontrate. 6) Le convinzioni. Possiamo trovare nuove idee analizzando la nostra filosofia di vita, le nostre opinioni, l’atteggiamento che abbiamo nei confronti del mondo, i temi ricorrenti di cui scriviamo. Esercitiamoci anche nel dare ai personaggi che creiamo una visione diversa dalla nostra. 7) Le forme dell’amore. Scandagliamo le varie forme dell’amore in cerca di spunti: l’amore romantico o non ricambiato, quello perduto o mai provato, la passione e le pulsioni sessuali, l’affetto profondo che ci lega a famigliari e amici, l’amore viscerale di un genitore per il figlio. 8) La rabbia. Liberiamo la rabbia tra le pagine, parlando delle cose che ci fanno infuriare e di come gestiamo questo genere di sentimento; impariamo a far emergere la tensione tra due personaggi in maniera graduale; rivisitiamo in chiave comica qualcosa che in passato ci ha fatto arrabbiare. 9) Il successo. Ripensiamo ai momenti in cui, per un motivo o per l’altro, siamo stati a contatto con la fama, ad esempio quando abbiamo incontrato il nostro idolo o quando un conoscente ha vissuto il suo breve momento di gloria; chiediamoci a quale personaggio famoso assomigliamo; inventiamo una storia in cui il protagonista incontra una celebrità. 10) L’invisibile. I nostri sogni, desideri, speranze, obiettivi e rimpianti sono una grande fonte di creatività: usiamoli per creare storie e per immaginare come sarebbe stata la nostra vita se ci fossimo comportati diversamente in determinate situazioni. 11) Il furto di idee. Distogliamo l’attenzione da noi stessi e iniziamo a guardarci attorno per cogliere nuove idee: dalle storie che leggiamo sui giornali, le persone che incrociamo al supermercato, le conversazioni che ascoltiamo per la strada, l’atteggiamento di chi incontriamo in ascensore, e così via. 12) La vita spirituale. Non temiamo di portare sulle pagine la nostra vita spirituale e le nostre credenze: che rapporto abbiamo con Dio e la fede? Crediamo nell’aldilà? Quali dilemmi morali abbiamo dovuto affrontare? E ancora, che ruolo ha la spiritualità nella nostra esistenza?
Dare forma alle idee. L’autore suggerisce di concretizzare le idee concentrandoci sia sulla forma che sul contenuto, prendendo altre opere ad esempio e sperimentando generi che normalmente non sceglieremmo. Heffron spiega poi come applicare le idee ai nostri scritti, analizzandoli punto per punto: 1) I personaggi. Per trovare l’idea di partenza ispiriamoci alle persone che conosciamo già, a vecchie fotografie, giornali e riviste; cerchiamo ulteriori occasioni in cui incontrare gente nuova. Dopo aver scelto un soggetto interessante, studiamone le espressioni facciali, il linguaggio del corpo, il guardaroba, gli oggetti che possiede, i suoi hobby e interessi, il suo carattere. Per trasportarlo sulla pagina in modo realistico, infine, facciamo filtrare le sue caratteristiche attraverso l’azione, in maniera da coinvolgere attivamente il lettore. I protagonisti devono essere abbastanza forti da riuscire a tenere assieme il libro; possiamo imparare molto sviluppando la nostra capacità di osservazione e studiando i personaggi memorabili creati dai grandi autori. 2) La storia. Ci sono pareri discordanti in merito alla trama: qualche autore crede che si debbano definire delle linee guida precise prima di iniziare un romanzo, altri pensano che sia meglio lasciar fluire la storia così come viene; perciò, dobbiamo sperimentare la via a noi più consona, fermo restando che nessuna delle due è sbagliata. Heffron suggerisce diversi metodi per trovare l’idea di partenza, come ad esempio utilizzare la tecnica del taglia e incolla, aprire il libro con una scena d’azione e analizzare altre opere per capire come sono strutturate. Possiamo anche creare dei limiti temporali che incornicino la storia, o basarla su un viaggio o uno specifico evento (una vacanza, un compleanno, un matrimonio). 3) Il punto di vista. L’autore consiglia di analizzare con attenzione i possibili risvolti negativi di ciascun punto di vista: la prima persona limita le conoscenze del narratore; la seconda rischia di far intravedere al lettore i fili che sorreggono la trama; la terza può mancare di un punto focale, se si sposta da un personaggio all’altro. Occorre anche decidere se il narratore è onnisciente (sa e vede tutto) oppure oggettivo (riferisce ma non commenta). Heffron suggerisce di riscrivere lo stesso pezzo cambiando solo il punto di vista, e di rileggere le varie versioni per appurare quale possieda più forza e capacità di coinvolgimento. 4) L’ambientazione. Un senso del luogo marcato trasporta il lettore nel libro in modo potente e al tempo stesso piacevole. Per trovare dei luoghi che facciano da cornice alla nostra storia, ispiriamoci ai posti da cui siamo particolarmente attratti, alle vecchie cartoline, agli ambienti in cui viviamo; impariamo a cogliere i dettagli significativi e a renderne l’idea con poche, semplici pennellate. 5) L’incipit. Heffron spiega che un buon inizio suggerisce la natura della storia che sta per essere narrata e conquista il lettore, convincendolo a proseguire la lettura. Analizziamo gli incipit che più ci hanno colpito, cercandone le qualità comuni e riscrivendo alcuni dei nostri tenendole a mente; iniziamo la storia nel bel mezzo di un’azione, un dialogo o un monologo autobiografico; impariamo a creare degli incipit naturali, perché gonfiarli troppo può allontanare il lettore. 6) Il finale. Un buon finale prevede una chiusura in cui personaggio, intreccio, tema e tono si accordano con ciò che li precede nella storia. A volte si può anche decidere di collegare il finale all’incipit, per donare al testo un senso unitario ancora maggiore. Anche in questo caso l’autore suggerisce di analizzare i finali che più ci sono piaciuti, e di sperimentare varie possibilità e approcci nei nostri.
Valutare e sviluppare le idee. Riflettere sui nostri pezzi, soprattutto quelli che non siamo mai riusciti a far decollare, può aiutarci a capire cosa non ha funzionato. Per rendere la storia più interessante Heffron consiglia di “alzare la posta”, aggiungendo nuove forze al conflitto iniziale; inoltre, occorre chiedersi cosa desidera il lettore e raggiungere un buon equilibrio tra azione, descrizioni, evasione, romanticismo e mistero, sempre tenendo a mente i parametri del genere cui ci dedichiamo. In aggiunta, domandiamoci sempre il motivo per cui vogliamo raccontare una determinata vicenda, perché se noi per primi non ci teniamo abbastanza, non riusciremo mai a conquistare chi la legge. L’autore aggiunge che i testi monotematici spesso deludono, perché risultano superficiali, privi di sfaccettature e di tensioni; occorre ampliare il tema e arricchirlo con altri elementi e livelli d’azione, per tenere vivo fino alla fine l’interesse del lettore. Sperimentiamo anche il cosiddetto approccio obliquo, che ci consente di aumentare la tensione in maniera graduale e imprevedibile: ad esempio, prendiamo due personaggi in punto di morte e facciamoli parlare della loro squadra di calcio, piuttosto che dell’ovvia fine che li attende. Utilizziamo dei simboli per mostrare anziché raccontare, ed esploriamo nuove strade cambiando la voce narrante, il coinvolgimento emotivo e lo spazio in cui si svolgono le vicende. Scegliamo il giusto tono per la storia che stiamo scrivendo (ironico, caldo, lirico, ampolloso, cinico, franco, sentimentale), poiché un tono inappropriato può indebolire l’idea. Infine, non affanniamoci alla ricerca della nostra voce autoriale: scrivendo molto, verrà fuori da sé.
04Citazioni
«Non importa se all’inizio la tecnica sarà poco affinata o solo abbozzata: la scrittura, almeno quella, ci deve essere. Una fila di parole scritte su un foglio, per quanto possano sembrare sciatte, grezze, approssimate, è già del materiale su cui lavorare.»
«La chiave è lavorare con l’idea fino a quando non la conoscete abbastanza bene da decidere quale forma usare, anzi, per permetterle in qualche modo di scegliere la forma.»
«Scegliere chi racconta la storia e da quale prospettiva può essere la più importante decisione da prendere. Una buona idea può diventare grandiosa se presentata dal giusto punto di vista.»
«Indipendentemente da ciò che scrivete, ricordatevi che i lettori vogliono sentirsi legati a un tempo e a un luogo. Pensate ai vostri romanzi, film, poesie e storie preferiti: probabilmente sono quelli che vi fanno venire subito in mente le immagini del luogo in cui sono ambientati.»
«Per creare buoni finali si possono richiamare immagini e dettagli apparsi precedentemente nella storia. Questa tecnica aggiunge un appagante senso di riconoscimento e tiene insieme il testo, amplificando la sua unità.»
«Se riuscite a scrivere perfino quando la vostra vita sembra tetra e deprimente, anche quando tutto quello che vorreste scrivere è che tutto fa schifo, allora avete la speranza e il coraggio necessari a persistere, ad andare avanti come artisti. Insistendo, troverete il vostro io creativo.»
05Perché leggere questo libro
Perché è ricchissimo di esempi ed esercizi pratici, che ci consentono di metterci subito in azione. Perché a volte non riusciamo a trovare buone idee soltanto perché non sappiamo come farlo. Perché l’idea è alla base di qualunque creazione letteraria, ancor prima delle tecniche di scrittura: senza l’idea, non può esistere il libro. Perché l’autore parla di idee anche in rapporto alle singole parti di un libro, accompagnando l’aspirante scrittore passo dopo passo. Perché ci fa capire che siamo circondati di idee, e ci insegna a sviluppare la capacità di vederle e riuscire ad afferrarle.
Questa scheda è stata realizzata da Giuliana Mosetti. Acquista il libro nella tua libreria preferita.