Dusty Miller, Donne che si fanno male, Feltrinelli, trad. M. Bignardi
01Chi è l’autrice?
Dusty Miller è una psicologa, insegna al Dipartimento di psicologia clinica della Scuola di specializzazione di Antioch, New England, e allo Smith College School for Social Work.
02Qual è l’intento dell’autore?
L’autrice intende spiegare e descrivere i meccanismi che spiegano i comportamenti autolesionistici che alcune donne mettono in atto per esprimere il grande dolore per i traumi subiti durante l’infanzia. Donne con storie diverse di violenze e sofferenze che hanno però in comune il voler rimettere in atto da donne ciò che hanno subito da piccole, come a dimostrare che anche da adulte non sono in grado di proteggersi. Donne che hanno bisogno di profonda comprensione del loro vissuto che rivivono dolorosamente nel loro presente.
03Conosci meglio il libro
Donne in guerra con se stesse. Sono donne che s’infliggono lesioni con le loro mani come conseguenza di ferite (violenze fisiche, abusi, maltrattamenti …) causate da altri durante il periodo dell’infanzia. Donne vittime di pesanti violenze che in età adulta “rimettono in atto il trauma infantile infliggendo dolore a se stesse”. L’autrice descrive donne tossicodipendenti, affette da disordini alimentari, che abusano di farmaci, che si autoferiscono, che fanno diete eccessive e che si sottopongono ad interventi chirurgici inutili. Le teorie che vengono descritte nel libro cercano di spiegare cosa si nasconde dietro ai comportamenti autolesionistici: rabbia e vergogna ma anche necessità di sopperire al senso di vuoto e di tensione. Ma l’autrice sottolinea come l’autolesionismo sia per queste donne una “forma di rimessa in atto fisica e psicologica dei traumi infantili”. TRS, sindrome da rimessa in atto del trauma, questo è il nome utilizzato per evidenziare i comportamenti e atteggiamenti con i quali queste donne ricorrono alla violenza verso il proprio corpo.
In guerra con il corpo. Le donne TRS combattono contro il proprio corpo, per avere l’illusione di averne il controllo, in quanto facendolo compiono una scelta che è libera rispetto a ciò che invece hanno subito da piccole. Durante l’infanzia erano infatti gli altri ad avere il controllo e il potere sul loro corpo: ora vogliono ribaltare la situazione! I comportamenti autodistruttivi sono anche fonte di sollievo perché rendono meno forti rabbia, ansia e angoscia.
Le relazioni interpersonali. Secondo l’autrice le donne TRS hanno grosse difficoltà relazionali: da una parte temono costantemente di essere abbandonate e ingannate con conseguente senso di umiliazione e vergogna e dall’altra desiderano amore e protezione. Queste sensazioni vengono abilmente mascherate tanto che queste donne possono apparire anche affascinanti e carismatiche; ma non riescono ad essere sincere fino in fondo e a coltivare relazioni pienamente soddisfacenti. L’autrice sottolinea che le donne TRS hanno sperimentato durante l’infanzia relazioni deludenti e dolorose che in età adulta rivivono e ripropongono nella loro sfera sociale e affettiva. Sono donne che cercano affetto ma che tendono a essere sfuggenti e a tenere le persone distanti.
Segreti. Molte donne affette da sindrome da rimessa in atto del trauma tendono a perpetuare il meccanismo della segretezza per nascondere gli atti di autolesionismo. L’autrice ricorda, infatti, che le bambine vittime di abuso sono state costrette a tenere nascosta la verità e a stare in silenzio in relazione a ciò che accadeva. Queste donne sono allenate a tacere fin da piccole, e questo silenzio perdura con le persone che ruotano attorno a loro: familiari, amici e medici. I motivi di questi silenzi sono sia la paura delle conseguenze sociali, affettive e lavorative ma è soprattutto la vergogna il sentimento predominante in queste donne. La vergogna che provano le fa sentire indegne di amore e affetto. Le donne TRS provano vergogna per l’abuso subìto, per i comportamenti autolesionistici che mettono in atto e spesso per gli insuccessi derivanti dai tentativi di guarire. La segretezza è dunque una costante nella vita di queste donne: ha anche la funzione positiva di creare la sensazione di avere il controllo sugli eventi. La storia personale di queste donne, seppur traumatica, ha per loro un forte valore psichico che va rispettato e per questo i terapisti non dovrebbero mai accelerare i tempi perché le farebbero di nuovo sentire fuori controllo e in balìa ancora una volta di altre persone. Solo quando il percorso terapeutico condurrà queste donne a trovare modalità più sane ed efficaci per sentirsi potenti e in controllo, i segreti perderanno potere e valore e non avranno più senso di esistere.
Autoproteggersi. Le donne TRS sono donne la cui infanzia è stata caratterizzata da un’invasione del proprio corpo e che in età adulta non riesce ad esprimere il disagio dall’essere toccata e a cui non sembra legittimo provare disagio. L’incapacità di autoproteggersi è accompagnata dalla difficoltà ad esprimere le sue necessità e bisogni agli altri e dalla incapacità di discriminare i loro desideri da quelli di parenti e amici. Le donne TRS accettano di partecipare ed essere coinvolte anche in eventi a loro poco o per nulla graditi.
La famiglia. Le donne TRS hanno relazioni familiari difficili proprio perché manca loro un modello genitoriale sano e positivo: quello che hanno conosciuto e vissuto è stato caratterizzato da negligenze e abusi. Per aiutare queste donne è necessario comprendere il loro vissuto passato e i loro limiti attuali che impediscono loro di essere delle brave madri. Ha bisogno di capire che non è “cattiva” se incontra delle difficoltà nello svolgere il ruolo di madre. I comportamenti e i segreti legati all’autolesionismo sono di impedimento alla sua capacità di essere una madre coerente, capace di mettere limiti, di gestire le emozioni e di offrire ai figli un modello valido. Le donne che durante l’infanzia sono state vittime di abusi hanno spesso disagio in relazione alla sessualità dei figli, mostrando atteggiamenti invadenti, punitivi o eccessivamente severi. Quando le donne TRS si accorgono che i figli percepiscono i suoi fallimenti può aumentare i comportamenti autolesionistici. Allo stesso tempo queste madri riescono anche ad essere particolarmente empatiche verso i figli, di cui comprendono le fragilità e insicurezze.
La relazione terapeutica. Per poter essere efficace il percorso di guarigione deve basarsi su una relazione terapeutica sicura. L’autrice mette l’accento su come le pazienti raccontano la loro storia e sulla collaborazione tra paziente e terapeuta. Nel primo stadio la terapeuta raccoglie informazioni sul trauma passato e sull’autolesionismo attuale della paziente che deve riuscire a raccontare anche i segreti più pesanti, e su questi racconti si costruisce il sistema di supporto del secondo stadio. La condivisione è la caratteristica del terzo stadio, in cui paziente e terapeuta instaurano un rapporto ancora più profondo che permette alla donna di esprimersi in modo positivo con gli altri senza mettere in atto comportamenti autodistruttivi. Il terapeuta deve infondere sicurezza alla paziente che deve sentirsi rispettata e al sicuro. La terapeuta deve approcciarsi con rispetto e naturalezza, osservando e allo stesso tempo lasciandosi osservare dalla paziente che potrà così conoscerla e valutarla per poi raccontare i traumi subiti. Una donna che si racconta non deve avere la sensazione di essere giudicata o di sentirsi in una situazione di rischio: la fiducia è la base di questo tipo di relazione d’aiuto, che deve necessariamente rispettare i tempi per il racconto di avvenimenti dolorosi e umilianti. Per farlo devono prima sentire che la relazione con il terapeuta è sicura, rispettosa e non invadente.
04Citazioni
«Quando guariscono dalla Trs riescono ad essere degli ottimi modelli di ruolo, capaci di insegnare ai figli e alle figlie a essere forti, sicuri di sé e capaci di dare amore, dato che loro stesse hanno imparato queste lezioni da adulte.»
«Lo schema dell’autolesionismo Trs soddisfa una potente necessità di sperimentare il controllo su di sé.»
«Il concetto di forza di volontà andrebbe bandito dal lessico di tutti coloro che desiderano aiutare la donna Trs, insieme alle sollecitazioni ad aprirsi, penose per una che si sente intrappolata dalla vergogna e pensa che sarebbe ben felice di condividere con qualcuno la sua pena, se solo potesse.»
«Uomini e donne che hanno vissuto un trauma infantile provano un dolore analogo, ma lo esprimono in modi diversi.»
05Perché leggere questo libro
Perché mette in evidenza come, con un giusto approccio e percorso terapeutico, le donne vittime di traumi infantili possano uscire vincitrici dalla lotta contro se stesse e contro il proprio corpo. Perché racconta storie di vita vissuta utilizzando un linguaggio accessibile e comprensibile anche ai non addetti ai lavori.
Questa scheda è stata realizzata da Francesca Pitzolu. Acquista il libro nella tua libreria preferita.