Bruce H. Lipton, La biologia delle credenze, Macro edizioni, trad. G. Fiorentini
01Chi è l’autore?
Biologo cellulare, Bruce Lipton ha insegnato alla facoltà di Medicina all’Università del Wisconsin, ha portato avanti ricerche pionieristiche con la School of Medicine della Stanford University, è ormai conferenziere di successo ed è stato invitato da molti programmi televisivi a seguito della pubblicazione di questo libro. È una delle voci rappresentative della “nuova biologia” di cui si parla nel libro.
02Qual è l’intento dell’autore?
Nel suo libro, Bruce Lipton vuole andare oltre canoni superati da decenni a livello scientifico ma ancora seguiti in medicina o nei luoghi comuni. Osserva il funzionamento della cellula e ridimensiona l’importanza del nucleo. Ci parla anche di fisica quantistica e di energia che compone il nostro corpo. Il suo intento è quello di aprirci la mente e ridarci la responsabilità di noi stessi.
03Conosci meglio il libro
Il punto focale di questo libro rivoluzionario, pubblicato per la prima volta nel 2005 in lingua inglese, è raccontato dall’autore già nella premessa: «la vita della cellula è controllata dal suo ambiente fisico ed energetico, e non dai suoi geni». Ma andiamo per gradi… Nel 1859, nel suo libro L’origine delle specie, Darwin afferma che i tratti specifici di ogni specie si trasmettono di generazione in generazione e che i fattori ereditari controllano le caratteristiche della vita. Nel 1953 Watson e Crick scoprono e svelano al mondo la struttura della doppia elica del DNA, materiale di cui sono composti i geni. Pareva che il cerchio si fosse chiuso, avendo finalmente scoperto dove si trovavano i fattori ereditari già anticipati da Darwin. A seguito di un periodo passato ad insegnare nei Caraibi e osservando le meraviglie della natura, l’autore si chiede se lo scopo della vita non sia l’armonia piuttosto che la lotta per la sopravvivenza. La School of Medicine alla Stanford University fu l’ultima tappa nel mondo accademico tradizionale di Lipton. Lì mise in discussione la visione darwiniana e la supremazia dei geni che, secondo la vecchia logica, controllavano la vita.
L’epigenetica studia i meccanismi attraverso i quali l’ambiente controlla l’attività dei geni. Noi siamo individui ma siamo anche una comunità di circa 50 trilioni di abitanti, cioè di cellule. Le cellule sono come esseri umani in miniatura. Sono formate dal nucleo, che contiene il materiale genetico, dai mitocondri, che producono l’energia, dalla membrana che protegge e interagisce con l’esterno e dal citoplasma. Ogni cellula è un organismo intelligente ed è in grado di sopravvivere autonomamente quando, per esempio, viene estratta da un tessuto e trasferita in una coltura. Qui le cellule dimostrano di apprendere dall’ambiente circostante e di creare anche una memoria che trasmettono alle cellule di nuova generazione. Per 2,75 miliardi di anni solo gli organismi unicellulari hanno abitato il nostro pianeta. Solamente 750 milioni di anni fa le cellule hanno cominciato ad unirsi in forme di vita pluricellulare e nel tempo hanno adottato un modello di differenziazione che è stato poi incorporato nei geni di ogni cellula della comunità. Nei grandi organismi pluricellulari solo il sistema nervoso è deputato alla decodifica e risposta agli stimoli ambientali.
Storia controversa. Per Darwin la lotta non faceva soltanto parte della natura animale ma costituiva la forza trainante dell’evoluzione. Per il contemporaneo Jean-Baptiste de Lamarck l’idea è che l’evoluzione si basi su un’interazione istruttiva e cooperativa tra gli organismi e l’ambiente. Infatti, Ernst Mayr, neodarwinista, dichiarò che Lamarck avesse più diritto a essere chiamato “il padre della teoria dell’evoluzione”. Il concetto promosso da Lamarck, che gli esseri umani si fossero evoluti da forme di vita inferiore e che l’ambiente portasse il suo contributo nell’evoluzione, fu definito come eresia dalla Chiesa. Lipton suggerisce di andare al di là della teoria darwiniana e considerarci non più individui, ma parte di una comunità, l’evoluzione diventa quindi il trasferimento di geni utili al gruppo. Seguendo l’Ipotesi Gaia di James Lovelock, alterare l’ambiente significa alterare tutti nella comunità. La “nuova biologia” promossa da Bruce Lipton si lascia alle spalle sia il disfattismo della programmazione genetica e genitoriale, sia la teoria darwiniana della sopravvivenza del più adatto.
Il biologo cellulare Irv Kronigsberg fu uno dei primi a padroneggiare la clonazione delle cellule staminali e a notare che, se una cellula soffre in una coltura, probabilmente il motivo è da ricercare nell’ambiente. Il mondo della genetica subì uno shock quando scoprì che il Genoma Umano consisteva solamente di circa 25.000 geni invece che degli oltre 120.000 previsti. Venne così a cadere il concetto “un gene-una proteina” che era un dogma fondamentale del determinismo genetico. Non si poteva più spiegare la complessità della vita umana e delle malattie limitandosi allo studio della genetica. Infatti, il verme filiforme studiato in laboratorio ha 969 cellule e solamente 1500 geni in meno rispetto a noi. A questo punto la domanda è spontanea e forte: ma il nucleo è davvero il cervello della cellula?
La cellula è ancora viva. Ecco qui un esperimento: se lo scienziato isola una cellula sul vetrino del microscopio e, grazie a una micromanipolazione, posiziona una minuscola pipetta per estrarre dal citoplasma il nucleo, la cellula resta viva. Dopo l’enucleazione, alcune cellule sopravvivono per due o tre mesi in assenza di geni. Ingeriscono e metabolizzano il cibo, continuano a coordinare le operazioni dei sistemi fisiologici come la respirazione, la digestione, la secrezione, la motilità e conservano la capacità di comunicare con altre cellule. Essendo state enucleate, moriranno perché non possono riprodurre le componenti proteiche e quindi sostituire le proteine citoplasmatiche difettose. Quindi, qual è esattamente il contributo del DNA alla vita cellulare? La capacità riproduttiva.
Epigenetica significa letteralmente “controllo sul patrimonio genetico”. I geni non sono il nostro destino. Ciò che noi sappiamo oggi è che le influenze dell’ambiente, compreso il nutrimento, lo stress, le emozioni, possono modificare i geni senza modificarne il modello base. Seguendo la metafora dell’autore, il DNA è protetto dalle proteine come da una “manica” di camicia. Per tirare su la manica occorre un segnale ambientale. L’attività del gene è quindi controllata dalla presenza o assenza di “proteine manica”, le quali sono a loro volta controllate da segnali ambientali. La filosofa Eva Jablonka e la biologa Marion Lamb, in uno studio del 1995, dichiarano che «La recente biologia molecolare ha dimostrato che il genoma è molto più duttile e reattivo all’ambiente di quanto si pensasse in precedenza. Ha inoltre dimostrato che le informazioni si possono trasmettere alla discendenza in altri modi oltre che tramite la sequenza base del DNA.»
La mem-brain, la membrana magica. Una delle ragioni per cui la membrana non è stata studiata per molto tempo è che è sottilissima e necessita di un microscopio elettronico che si diffuse solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. I procarioti, che comprendono i batteri e altri microbi, consistono di un’unica membrana cellulare che racchiude una gocciolina di citoplasma. Un batterio è in grado di mangiare, metabolizzare, respirare, muoversi verso il nutrimento, riconoscere tossine e predatori e mettere in atto manovre di fuga. Ma il suo citoplasma non ha organelli al suo interno, e quindi neppure il nucleo. La membrana non è una fortezza invincibile, altrimenti le cellule morirebbero perché non riceverebbero alcun nutrimento. Nel libro l’autore ci mostra come, portando ad esempio un semplice sandwich al burro, sia possibile capire che esistono dei passaggi, rappresentati da olive attraverso uno spesso strato di burro avvolto da due fette di pane assorbente e che permettono all’ambiente di interagire con la cellula e viceversa. In assenza di olive denocciolate un colorante bagna il pane ma non attraversa il burro. Con le olive il colorante approfitta dei passaggi per passare dall’altra parte della membrana-burro. Nel passaggio tra il procariote e l’eucariote, gli organismi pluricellulari hanno dovuto specializzarsi in tessuti e organi. Quello che nella cellula individuale fanno i mitocondri, cioè respirare, in un organismo pluricellulare è eseguito dai polmoni, per esempio.
La nuova fisica. Solo tre anni dopo l’elezione dell’atomo a più piccola particella dell’universo furono scoperte particelle subatomiche ancora più piccole. Dall’inizio del XX secolo, la fisica newtoniana subì un duro colpo: l’universo non è fatto di materia sospesa nello spazio vuoto, ma di energia. La fisica quantistica scoprì che gli atomi sono formati da vortici di energia che continuano a vibrare e a ruotare. In pratica, ogni atomo ha come una trottola in rotazione che continua ad emettere energia definita in quark e fotoni. Quindi, gli atomi sono fatti di energia invisibile e non di materia tangibile. Ma ecco che la cosa si fa ancora più interessante, o complicata: la materia può essere contemporaneamente definita quindi solida (particelle) oppure un campo di forza immateriale (onde). Quando se ne studia la massa o il peso, l’atomo è materiale, quando invece se ne descrive il potenziale elettrico e la lunghezza d’onda se ne rivelano le proprietà dell’energia. La famosissima equazione di Einstein, E= mc2, ci dice che l’energia (E) è uguale alla materia (m) moltiplicata per il quadrato della velocità della luce (c).
La scienza e la medicina però hanno continuato nel tempo a ignorare il ruolo svolto dall’energia nella salute e nelle malattie. Secondo questo vecchio modello riduzionista una malattia è legata a un malfunzionamento all’interno della catena di montaggio chimica. La prospettiva quantistica invece descrive l’universo come un insieme integrato di campi energetici interdipendenti in un reticolo di interazione. Poco si parla dei danni che medicinali non mirati ma generici provocano ogni anno. A tal proposito, l’autore ricorda che le malattie iatrogene, cioè quelle malattie dovute a terapie mediche, sono al terzo posto tra le cause di morte negli Stati Uniti. In pratica più di 120.000 persone muoiono ogni anno a causa di effetti collaterali. Pare proprio che il giuramento di Ippocrate qui non sia rispettato: «Per prima cosa non nuocere».
Nessun litigio però, perché le nuove leggi della meccanica quantistica non negano quelle della fisica classica. I pianeti continuano a girare secondo le proprie orbite, ma a livello atomico e molecolare le leggi newtoniane non si applicano più e al microscopio regnano altre logiche. Ad eccezione di ferite da trauma, la maggior parte delle disfunzioni biologiche comincia proprio a livello molecolare e degli ioni. Un segnale elettromagnetico viaggia alla velocità di 300.000 km al secondo, un segnale chimico viaggia alla velocità di meno di un centimetro al secondo: è chiaro che una trasmissione elettromagnetica di informazioni ambientali è più efficiente rispetto a segnali fisici come gli ormoni, i neurotrasmettitori o il fattore di crescita. Molti passi avanti sono stati fatti con l’adozione di TAC, risonanze magnetiche e PET per osservare gli spettri energetici emessi dai tessuti e dagli organi del nostro corpo. La scienza sa anche come fermare un atomo utilizzando le sue onde di energia o aumentarne la velocità creando risonanza armonica con fonti vibrazionali o elettromagnetiche trainanti (l’autore cita la voce di Ella Fitzgerald che, raggiunto l’acuto, spaccava le molecole del calice di cristallo facendolo a pezzi).
La rivoluzione della biologia quantistica. Nel 1952, un giovane medico inglese, Albert Mason, aveva tentato di curare delle verruche a un paziente quindicenne utilizzando l’ipnosi. La pelle era rugosa come quella di un elefante, ma Mason gli disse che la pelle sarebbe guarita diventando sana e rosea. Dopo una settimana il braccio sembrava guarito e, con grande entusiasmo, mostrarono il risultato a un chirurgo che sbarrò gli occhi all’evidenza, rivelando però che non si trattava di semplici verruche ma di una malattia genetica letale chiamata ittiosi. Mason e il ragazzo erano riusciti a fare qualcosa di straordinario. Il dottore pubblicò il suo successo nel British Medical Journal e da lì iniziò a ipnotizzare moltissimi altri pazienti ma non riuscì a replicare il suo primitivo successo. Forse perché era cosciente che stava trattando una malattia che tutti gli altri medici consideravano incurabile? Dopo molto tempo lo stesso Mason dichiarò che non ci credeva più e che “stava recitando” per il bene dei pazienti. Lipton si fa una domanda: dove impieghiamo la nostra energia cerebrale? I pensieri e l’energia della mente influenzano il modo in cui il cervello fisico controlla i processi fisiologici del corpo. Come per altri elementi dell’ambiente, anche l’energia del pensiero può attivare oppure inibire le proteine che attivano funzioni di una cellula.
Ma non è sufficiente, ci ricorda l’autore, gestire i nostri pensieri, vogliamo anche essere coscienti del potere della nostra mente subconscia che è, di fatto, un magazzino di registrazioni stimolo-risposta accumulate nel tempo. Le emozioni sono il linguaggio delle cellule e il cervello ne è il principale coordinatore. La mente però, come suggerisce la Pert nel suo libro Molecules of Emotion, non è situata solo nel cervello ma in tutto il corpo attraverso le molecole-segnale che percepiscono, inviano, rispondono, interpretano, comprendono l’ambiente. Come definire quindi la mente? Lipton la descrive come “energia” non localizzabile, difficile da collocare e quindi poco interessante alla biologia materialistica. Gli effetti Placebo e Nocebo provano da decenni l’influenza del pensiero e della mente sulla nostra salute. L’autore fa infine un appello ai genitori consapevoli che, come degli ingegneri genetici, hanno il potere di installare (trasmettere a livello transgenerazionale, come diceva Lamarck) delle credenze utili nella mente dei propri figli e permettere quindi loro di accedere al proprio potenziale genetico e creativo.
04Citazioni
«Giunsi alla conclusione che noi non siamo le vittime dei nostri geni, ma gli artefici del nostro destino, in grado di creare una vita traboccante di pace, felicità e amore.»
«Se distruggete la membrana, la cellula muore esattamente come accadrebbe a voi se vi asportassero il cervello.»
«I pensieri consumano energia alla stessa stregua di una gara di maratona.»
«Per la nostra salute e il nostro benessere è essenziale imprimere una direzione positiva alla nostra energia mentale, alimentando pensieri che favoriscono la vita ed eliminando gli onnipresenti pensieri negativi che succhiano energia e ci debilitano.»
«Dichiarare guerra al subconscio è inutile quanto prendere a calci il jukebox nella speranza che riprogrammi la lista dei dischi.»
05Perché leggere questo libro
Perché è la base della rivoluzione in biologia, in fisica e nella semplice crescita personale. Perché dona al lettore basi scientifiche per provare l’importanza del pensiero e delle credenze. Perché è ricco di esempi chiari e pure divertenti per capire come funzionano complessi meccanismi biologici. Perché Lipton stesso ha intrapreso un percorso di cambiamento, come ci racconta con fare spiritoso e propositivo.
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