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Salute & Benessere

Why isn’t my brain working

Parte 1

di Datis Kharrazian

Editore
Elephant Press
Lettura
12 minuti
Scheda di
Giuliana Mosetti
Scheda
n° 241

Perché dal benessere del sistema nervoso dipende quello dell’intero corpo.

Foto: Eltaf Hussain Hassani su Unsplash

Dr. Datis Kharrazian, Why isn’t my brain working – parte 1, Elephant Press edizioni

01Chi è l’autore?

Datis Kharrazian è un ricercatore clinico, Dottore in chiropratica/nutrizione/scienze mediche, professore accademico e medico funzionale, tra i massimi esperti mondiali sulla salute del cervello. Ha pubblicato numerosi libri e ricerche, inoltre possiede uno studio privato in California dove cura in modo naturale chi soffre di patologie croniche.

02Qual è l’intento dell’autore?

In questa prima parte del libro – il cui titolo tradotto risulterebbe “Perché il mio cervello non sta funzionando?” – l’autore ci fornisce le basi sull’argomento, parlandoci del cervello e delle sue necessità, dei fattori che influiscono sul suo funzionamento, e poi di neurotrasmettitori, neuroni, neuroplasticità, autoimmunità, infiammazione e ormoni.

03Questo libro insegna

Il cervello. Il cervello è uno degli organi più pesanti del corpo, quello che richiede la maggior quantità di ossigeno e che utilizza fino al 30% delle scorte interne di glucosio, spiega il Dr. Kharrazian. Un cervello sano è in grado di gestire in modo equilibrato il sistema nervoso autonomo, limitando l’attività simpatica (le reazioni “attacco e fuga” come vasocostrizione, tachicardia, contrazione di muscolatura e sfinteri) e stimolando l’attività parasimpatica (le cosiddette reazioni “riposa e digerisci”, quali vasodilatazione, bradicardia e stimolo della mobilità intestinale). Il cervello umano è suddiviso in varie sezioni: 1) Il lobo frontale. Si estende fra le tempie e controlla buona parte della nostra personalità. Governa gli impulsi, la spinta emozionale, la motivazione, la pianificazione e la coordinazione motoria fine. È coinvolto in patologie quali il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, la depressione e la perdita di controllo fine-motorio, come nel deterioramento della scrittura manuale. 2) I lobi temporali. Sono collocati sopra le orecchie e sono responsabili di udito, linguaggio, memoria, responsi emozionali e capacità di distinguere gli odori. Contengono l’ippocampo, che è coinvolto nei processi mnemonici/di apprendimento e nel ciclo sonno-veglia. Sintomi di problemi ai lobi temporali includono cattiva memoria, difficoltà di udito, acufeni, insonnia, sonno disturbato e bassi livelli di energia diurna. 3) I lobi parietali. Si trovano dietro le orecchie; la loro funzione primaria è percepire le sensazioni (consistenza, peso, grandezza, forma, ecc.) e interpretarle, oltre che rendere il corpo conscio della sua posizione nello spazio. Sintomi di deterioramento dei lobi parietali includono la sensazione di instabilità, la difficoltà di riconoscere gli oggetti tramite il tatto e la predisposizione a cadute e distorsioni. 4) Il cervelletto (o piccolo cervello). È composto da due lobi distinti ed è situato sulla parte posteriore della testa, subito sopra il collo. Calibra la coordinazione muscolare dei movimenti nelle azioni di base, quali ad esempio portare il cucchiaio alla bocca. I sintomi dati da problemi in quest’area cerebrale comprendono vertigini e giramenti di testa, mal d’auto, scarso equilibrio e tremore nei movimenti. 5) Il lobo occipitale. È collocato sul retro del cervello ed elabora informazioni visuali quali forme, colori e movimenti. Le persone che hanno dei problemi in quest’area mostrano difficoltà nel processare le informazioni visuali e possono sperimentare allucinazioni e altri disturbi visivi.

Neuroplasticità. Anche se una persona giovane possiede più neuroni e sinapsi (cioè collegamenti tra neuroni) di una persona in età avanzata, quest’ultima è dotata di una maggiore plasticità cerebrale, ovvero i suoi neuroni hanno imparato a comunicare fra loro in modo più efficiente, variando la struttura e funzionalità del cervello secondo i propri bisogni. Per preservare la buona salute del cervello occorre stimolarlo di continuo, creare nuove ramificazioni e vivere in un ambiente il più sano possibile. La plasticità del cervello è positiva laddove produca dei miglioramenti (quali ad esempio una maggior efficienza nello studio o una miglior memoria) e sia in grado di mantenerli nel tempo. È invece negativa quando i sentieri comunicativi neuronali si abituano a creare dei responsi avversi, come nel caso dei disturbi post-traumatici da stress, dell’ansia cronica o della sindrome dell’arto fantasma. Si è visto che la plasticità positiva, indotta ad esempio dalle onde gamma raggiunte nel corso della meditazione, è anche in grado di prevenire patologie come il morbo di Alzheimer. In ogni caso, spiega l’autore, così come compiamo degli sforzi coscienti per proteggere la salute del cuore, lo stesso dovremmo fare per il nostro cervello, prestando attenzione a segnali quali la perdita graduale di memoria, l’incapacità di concentrarci, la depressione, la mancanza di motivazione, la stanchezza cronica e perfino i problemi gastrointestinali.

Neuroni e neurotrasmettitori. I neuroni comunicano fra loro tramite il rilascio di piccoli messaggeri chimici, detti neurotrasmettitori; il neurone che invia il neurotrasmettitore è detto neurone presinaptico, quello che lo riceve neurone postsinaptico. I neurotrasmettitori eccitatori sono la norepinefrina, l’epinefrina, la serotonina, la dopamina e l’acetilcolina; l’unico vero neurotrasmettitore inibitore, invece, è il GABA. I neurotrasmettitori viaggiano attraverso un piccolo spazio vuoto, la fessura sinaptica, e questo processo è chiamato appunto sinapsi. Man mano che i neuroni degenerano c’è un graduale declino nell’attività sinaptica e questo, sottolinea Kharrazian, è il motivo per cui stimolare il cervello in modo positivo (attraverso nuove sfide, rapporti sociali, sana alimentazione e attività fisica) aiuta a rallentare questo processo degenerativo. In un sistema nervoso malfunzionante avvengono problemi di trasmissione durante la sinapsi; ciò può essere dovuto a numerosi fattori, tra cui: infiammazioni, squilibri ormonali, sbalzi glicemici, carenza di ossigeno o glucosio, mancanza di stimolazione, stress cronico, fumo.

Gli squilibri glicemici. Se non stabilizziamo i livelli di glucosio nel sangue, prosegue l’autore, ne risente anche la salute del cervello: infatti, appropriati livelli di glucosio e insulina sono necessari per la sintesi dei neurotrasmettitori e per mantenere l’umore stabile. L’ipoglicemia è spesso associata al cortisolo basso, mentre l’insulino-resistenza è solitamente collegata a livelli alti di cortisolo; alcune persone mostrano sintomi di entrambi i disturbi. Una dieta alta in carboidrati promuove l’infiammazione e degenerazione cerebrale; inoltre, altera la produzione di neurotrasmettitori, causando un eccesso di triptofano, che a sua volta provoca sonnolenza e torpore dopo i pasti. È perciò essenziale per la salute del cervello tenere una dieta un po’ più bassa in carboidrati, mangiando grassi e proteine a sufficienza ed evitando i cibi a cui si è intolleranti.

Lo stress. Per il cervello, niente è più dannoso dello stress cronico. Lo stress, spiega l’autore, deriva da numerosi fattori: una dieta alta in zuccheri, il fumo, il consumo di alimenti cui si è allergici/intolleranti, l’anemia, le infezioni intestinali, le malattie autoimmuni, le infiammazioni, una digestione povera, e molti altri. Se lasciati agire indisturbati, questi fattori portano a malfunzionamenti e degenerazione cerebrale, oltre che a un’iperattività del sistema nervoso simpatico.

L’ossigeno. L’ossigeno è un ingrediente vitale per i neuroni, poiché essi ne ricavano l’energia necessaria. Fintanto che respiriamo, siamo portati a credere che il nostro cervello riceva sufficiente ossigeno. In realtà, non sempre è così, e avere abbastanza ossigeno da sopravvivere non significa comunque funzionare al meglio. Ci sono numerosi fattori che influiscono su una cattiva circolazione sanguigna e sulla carenza di ossigeno, tra cui lo stress, l’anemia, il fumo, l’ipertensione e il diabete. I sintomi che potrebbero derivarne sono mani e piedi freddi, fragilità di unghie e capillari, difficoltà di concentrazione, necessità di bere caffè.

Gli acidi grassi essenziali. Il 60% del nostro cervello è fatto di grasso, e i grassi che ingeriamo influiscono sulla sua composizione: ad esempio, quelli contenuti in cibi trattati, oli vegetali riscaldati/lavorati e grassi idrogenati, possono portare a malfunzionamento dei neuroni, infiammazione cerebrale e degenerazione precoce. Gli acidi grassi essenziali (EFAs) sono così detti perché il nostro corpo non li produce, quindi ha bisogno di ricavarli dalla dieta; svolgono diverse funzioni, tra cui tamponare le infiammazioni, migliorare la salute di vasi sanguigni e pelle, supportare il sistema nervoso.

Omega-3 e Omega-6. Gli acidi grassi Omega-3 si trovano in pesci quali salmone, sardine, aringhe e sgombro; fonti vegetali includono noci e semi di lino. Sono i più importanti da includere nella dieta, e quelli di cui più spesso si riscontrano carenze; alcune persone hanno infatti problemi a convertirli in acidi grassi DHA e EPA, e anche una dieta ricca di Omega-6 (piuttosto comune visto l’elevato consumo di oli vegetali) può ostacolare questa conversione. I ricercatori raccomandano un rapporto Omega-6 e Omega-3 compreso tra 1:1 e 4:1; nelle diete odierne, purtroppo, la proporzione arriva addirittura a 25:1.

La connessione intestino-cervello. Chi soffre di disfunzioni cerebrali e al contempo di problemi gastrointestinali cronici, spiega il Dr. Kharrazian, deve verificare la via di comunicazione tra i due organi coinvolti, cioè l’asse intestino-cervello. Sintomi quali difficoltà digestive, costipazione, gonfiore di stomaco e intolleranze alimentari, infatti, segnalano un malfunzionamento di detto asse. Diversi studi hanno mostrato una correlazione tra problemi intestinali e depressione, disturbi dell’umore, schizofrenia, perdita di memoria e morbo di Parkinson; si è visto inoltre che la permeabilità intestinale (Leaky Gut Syndrome) può portare ad attacchi autoimmuni nel cervello.

L’infiammazione cerebrale. Il cervello è saturo di cellule immunitarie, chiamate cellule della microglia; esse svolgono molte funzioni essenziali, tra cui aiutare la trasmissione fra neuroni. Se iperattivate da fattori quali una barriera emato-encefalica deteriorata, diete infiammatorie, traumi alla testa, mancanza di ossigeno, diabete e tossine, queste cellule creano un perenne stato di neuroinfiammazione, in grado di rallentare la velocità di risposta dei neuroni e di causare sintomi come nebbia cerebrale e depressione. L’infiammazione cronica può anche portare alla morte di neuroni e a importanti cambiamenti neurodegenerativi.

L’autoimmunità neurologica. Il cervello e il sistema nervoso sono aree soggette ad attacchi autoimmuni, spesso ereditari e in grado di causare debolezza, disordini ossessivo-compulsivi, vertigini, bruciore a mani e piedi e altro. Gli attacchi autoimmuni presentano pochi sintomi nei primi stadi, e ciò permette purtroppo di identificarli soltanto in fase avanzata, dopo che hanno causato seri danni e si sono cronicizzati ed evoluti in malattie non curabili (come la sclerosi multipla e il morbo di Alzheimer). Per questo motivo, la prevenzione risulta essenziale.

L’intolleranza chimica. Al giorno d’oggi siamo esposti a un numero sempre maggiore di sostanze chimiche e metalli pesanti, come anche di cibi geneticamente modificati e processati. In aggiunta, molti di noi assumono quantità preoccupanti di farmaci. Diversi studiosi hanno teorizzato che l’incidenza sempre maggiore di malattie autoimmuni e neurodegenerative, oltre che di infiammazioni croniche, è dovuta proprio a un ambiente pesantemente industrializzato e immuno-reattivo. Alcuni di noi possiedono livelli alti di tossicità, eppure non presentano sintomi; all’opposto, altri hanno bassi livelli di contaminazione ma vi reagiscono in modo più severo. Spesso questo è dovuto a una povera attività del glutatione, a un degrado delle barriere immunitarie, a una scarsa regolazione delle funzioni delle cellule T e a un’infiammazione cronica.

L’acetilcolina. L’acetilcolina è uno dei neurotrasmettitori più importanti, spiega l’autore, poiché converte la memoria a breve termine in memoria a lungo termine. I sintomi di una scarsa attività dell’acetilcolina sono gli stessi della demenza e del morbo di Alzheimer; la comparsa di tali sintomi in età giovanile può indicare una degenerazione cerebrale precoce.

La serotonina. Il lobo frontale del cervello è saturo di siti recettori per la serotonina; sintomi di una carenza di questo neurotrasmettitore (spesso causati da stress, squilibri glicemici, carenze di ferro e cortisolo basso) includono depressione, mancanza di piacere, collera e rabbia interiori, umore basso in mancanza di luce e incapacità di godere di un sonno profondo e ristoratore. Gli estrogeni incrementano la sensibilità dei recettori della serotonina: alti livelli di estrogeni possono dunque causare sintomi di eccesso da serotonina, mentre bassi livelli di estrogeni possono causare l’opposto.

Il GABA. Una carenza del neurotrasmettitore GABA, provocata da fattori quali celiachia, malattie autoimmuni, squilibri glicemici, diabete, stress e incapacità genetica di sintetizzarlo, può condurre a problemi di ansia, panico e incapacità di far fronte alle difficoltà. Assumere l’amminoacido GABA permette di capire se è presente una carenza: se l’integrazione non produce alcun effetto, infatti, è il segnale che la barriera emato-encefalica è integra e funziona bene, dal momento che in un cervello sano il GABA non riesce a penetrare, a causa della sua grandezza molecolare.

La dopamina. Una carenza del neurotrasmettitore dopamina, continua il Dr. Kharrazian, può causare scarsa motivazione, sentimenti di inutilità e pessimismo, perdita del controllo anche per ragioni futili, inabilità di gestire lo stress e asocialità. La dopamina è conosciuta per la sua connessione con il morbo di Parkinson, malattia causata da una carenza cronica del neurotrasmettitore e dalla distruzione della sostanza nera del cervello, dove la dopamina viene prodotta. La dopamina è coinvolta in numerosi processi, tra cui coordinazione motoria, motivazione, riproduzione, libido, apprendimento, modulazione dell’umore, dipendenza da sostanze.

Ormoni e cervello. Numerosi sintomi rivelano la presenza di uno squilibrio ormonale, prosegue l’autore: negli uomini può manifestarsi con scarsa libido, fluttuazione dell’umore, perdita di massa muscolare e sudorazione eccessiva; nelle donne in perimenopausa, invece, con cicli mestruali irregolari, vampate di calore, sbalzi di umore; nelle donne in menopausa, infine, con secchezza vaginale, depressione, deterioramento delle funzioni cerebrali, perdita di massa ossea e nebbia mentale. Uno squilibrio ormonale influenza il cervello e l’attività dei neurotrasmettitori, mentre livelli ormonali bilanciati facilitano la plasticità e la creazione di nuove sinapsi, rallentano la degenerazione cerebrale e riducono le infiammazioni. Livelli adeguati di colesterolo aiutano la produzione ormonale. Il DHEA e il pregnenolone sono ormoni steroidei necessari per la sintesi degli altri ormoni, e possono risultare carenti in caso di esaurimento surrenale, dato da uno stress cronico. Vediamo più in dettaglio i vari tipi di ormoni: 1) Estrogeni. Sono legati a linguaggio, memoria spaziale, abilità motorie e tono dell’umore; proteggono il cervello e le sue funzioni, e una loro integrazione è vitale in caso di carenza (ad esempio durante la menopausa). 2) Progesterone. Influisce sui recettori del GABA e della dopamina, ed è un modulatore delle cellule della microglia. 3) Testosterone. Influenza l’attività della dopamina nei maschi, e una sua carenza può incrementare il rischio di Parkinson e Alzheimer. 4) Ormoni tiroidei. Hanno un ruolo vitale nel tamponare l’infiammazione del cervello, e nel prevenire la sua degenerazione; per questo, è essenziale curare in modo appropriato condizioni quali ipotiroidismo e morbo di Hashimoto (una malattia autoimmune della tiroide).

Nella seconda parte: i possibili metodi naturali per preservare la salute del cervello.

04Citazioni

«Come percepisci gli eventi quotidiani, la tua personalità, quanto ti godi la vita, come reagisci a ciò che ti succede ogni giorno, la tua salute emozionale, e così via – sono tutti determinati dallo stato di salute e dalla funzionalità del tuo cervello.»

«È impossibile separare la salute del tuo corpo e della tua mente dalla salute del tuo cervello, e le cure che ignorano il cervello saranno sempre incomplete.»

«Se il tuo cervello non sta funzionando in modo appropriato, significa che l’ambiente è tale da non permettergli di acquisire maggiore plasticità e che c’è un’accelerata perdita o degenerazione di neuroni.»

«L’obiettivo nel mantenere un cervello sano è evitare attività e stili di vita che promuovono la plasticità negativa e attivare i centri del cervello che sviluppano la plasticità positiva. Questo è importante soprattutto nei bambini.»

«La cosa migliore che puoi fare è sfidare continuamente il tuo cervello, sia con attività fisiche che cognitive. Al fine di preservare il tuo cervello, devi essere uno studente e un atleta.»

«Molte persone pensano che dimenticare le cose sia parte dell’invecchiamento, come anche appisolarsi mentre leggono, o non trovare più gioia nelle cose e nelle relazioni che prima le soddisfacevano. Ma non è l’età. È la degenerazione cerebrale.»

05Perché leggere questo libro

Perché l’autore è uno dei massimi esperti mondiali sull’argomento. Perché è la bibbia sulla salute del cervello: 600 pagine di informazioni vitali. Perché dal benessere del sistema nervoso dipende quello dell’intero corpo. Perché ci permette di capire la connessione tra i vari sistemi e organi del corpo umano. Perché è un libro in grado di migliorare notevolmente la qualità di vita.

Questa scheda è stata realizzata da Giuliana Mosetti. Acquista il libro nella tua libreria preferita.

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Life coach dal 2005, trainer di PNL e autrice di libri di crescita personale: coaching individuale anche a distanza e corsi online su peso, figli, crescita personale e lavoro.

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