Pino De Sario, Ecologia della comunicazione, Xenia Edizioni
01Chi è l’autore?
Pino De Sario è uno psicologo sociale, consulente formatore e docente di Comunicazione nella mediazione all’Università di Pisa. Fondatore della Scuola facilitatori, si è occupato soprattutto di temi come la “facilitazione esperta” (comunicazione, emozione e azione) e la gestione della negatività nei contesti sociali.
02Qual è l’intento dell’autore?
L’ecologia della comunicazione è un nuovo approccio alla comunicazione interpersonale che considera anche gli elementi più delicati del rapporto con l’altro. In particolare, suddividendo il volume in tre parti ideali, l’autore ci introduce all’ecologia della comunicazione sottolineando la difficoltà di comprensione nei rapporti interpersonali e la conseguente facilità di fraintendere il messaggio. Nella seconda parte, si focalizza sulle cause della negatività durante la comunicazione, per concludere infine suggerendo un nuovo tipo di comunicazione, meno egocentrica e meno giudicante.
03Questo libro insegna
Comunicazione ecologica. È un nuovo approccio alle relazioni umane che tende a includere tre diversi tipi di fattori: 1) i fattori fisiologici, che sono intenzionali e automatici; 2) i fattori psicologici, vale a dire le derivazioni cognitive ed emotive interne alla persona e alla relazione; 3) i fattori sociali, relativi alla sociologia e alla cultura. Gli approcci comunicativi di tipo cognitivista suggeriscono la risposta ideale a una data situazione. Secondo De Sario, invece, il «quid ecologico» deve considerare che la comunicazione non è priva di fraintendimenti. Per questo la comunicazione ecologica studia nuovi strumenti dialogici affinché durante il processo comunicativo si possa ridurre l’egocentrismo e dare maggiore profondità all’ascolto. L’obiettivo finale è creare interazioni più pregne di senso, più vicine al dialogo che al monologo e che connettano più efficacemente il sé e l’altro.
Le barriere e i malintesi tra il sé e l’altro. È più facile non comprendersi che comprendersi. L’incomprensione è legata al dialogo, che non è né lineare né tantomeno semplice, e questo a causa di tre fattori fondamentali: 1) la mancanza di ascolto, poiché il grado di ascolto che si offre all’altro è sempre più ridotto; 2) impatto diverso, per cui l’altro, pur sforzandosi di comprendere il messaggio, interpreta in modo errato; 3) un mondo diverso: il modo di vedere, di pensare, di intendere il mondo può essere del tutto opposto e questo non fa altro che rafforzare le barriere tra i due comunicatori. La conseguenza di questa comunicazione, che l’autore chiama piuttosto discomunicazione, è rappresentata dalla metafora dei ravanelli e dei carciofi, per cui i ravanelli rappresentano l’intenzione del parlante-A e i carciofi l’impatto del ricevente-B. In sintesi, dunque, partono ravanelli e arrivano carciofi.
Le chiusure di provenienza psicologica. Si tratta del campo della persona. In questo ambito le distorsioni possono essere di tre tipi: 1) per temperamento, legato al carattere e alla personalità. L’autore propone l’esempio del marito che si vanta con la moglie di aver fatto le pulizie domestiche. La moglie risponde chiedendo se dunque, a fronte di quello che ha fatto, dovrebbe congratularsi con lui, ma in cuor suo pensa che lei dopotutto fa sempre le pulizie e non ha però bisogno di ostentarlo ogni volta al marito. Considerando i cinque temperamenti individuati da Erich Fromm (ricettivo, appropriativo, preservante, mercantile, produttivo), si può concludere che il temperamento appropriativo del marito – vale a dire attivo, audace, aggressivo e arrogante – va a collidere con quello preservante della moglie, caratterizzato invece da praticità e da una forte tendenza al sospetto; 2) per attaccamento. Durante i primi anni di vita, il bambino recepisce dalla madre dei modelli operativi di comportamento che diventeranno abituali e automatici e che ne caratterizzeranno anche la vita da adulto; 3) per risposte tipiche. Alcune risposte sono delle vere e proprie barriere comunicative poiché tendono non solo a bloccare lo scambio ma anche a rallentare, inibire e fermare il processo di comunicazione nei due sensi. Thomas Gordon ha individuato dodici barriere, tra cui distrarre, fare la predica e inquisire. Per es., alla battuta «Oggi mi sento giù…» le risposte tipiche potrebbero essere: «Dai… non dire così» (distrarre), «Ti avevo già detto cosa fare ma tu ti ostini a comportarti in questo modo» (fare la predica), «Ma cos’hai? Sei forse malato? Da quant’è che non vai dal medico? Hai fatto le analisi del sangue?» (inquisire).
Le chiusure di origine biologica. In questo caso le chiusure sono legate al cervello, che gestisce tutto ciò che riguarda le emozioni e le sensazioni. Tre sono i tipi di distorsioni da funzionamento naturale: 1) predominanza del cervello razionale o emotivo. Predominano la razionalità e il pragmatismo, la capacità di programmare. La logica è razionale e operativa ed è detta logica del giorno, a cui si oppone la logica della notte, meno chiara, meno razionale e più viscerale; 2) per energia simpatica o parasimpatica. Una persona con energia simpatica è attiva, critica, conflittuale e aggressiva ed è orientata più all’esterno che alle emozioni interne; al contrario, una persona parasimpatica sarà più ricettiva e vulnerabile, più orientata agli stati interni; 3) funzione monadica o diadica. Secondo alcuni studi, è nella natura umana stabilire delle connessioni con gli altri, interagire e stabilire un contatto sociale. Eppure si possono distinguere i soggetti monadici da quelli diadici, laddove i primi tendono a essere più orientati verso se stessi, lavorando senza alcun interesse, per es., verso i colleghi e coltivando soltanto relazioni fugaci e superficiali, mentre i diadici riescono a intrattenere col mondo relazioni di connessione, di scambio autentico e significativo.
Le chiusure situazionali. In questo caso sono le norme e le dinamiche sociali esterne a fungere da barriera nella comunicazione. Tre sono i fattori principali: 1) gli schemi sociali e culturali. Gli schemi sono i modelli precostituiti che interferiscono nella comunicazione di due soggetti nonostante la lingua in cui comunicano sia la stessa. Esempi di schemi sociali sono l’atteggiamento (il sistema permanente di credenze), la categorizzazione sociale (sentirsi appartenenti a un certo gruppo) e il concetto di sé (pensieri e sentimenti che definiscono ciò che ciascuno di noi ritiene di essere); 2) errore di attribuzione. L’autore sottolinea la facilità con cui si tende a parlare spesso degli altri, operando così un processo che nella psicoanalisi classica è detto «proiezione». Con questa distorsione, soprattutto se la tendenza è criticare in modo negativo gli altri, si cerca di innalzare se stessi per elevare la propria autostima. L’autore però mette in guardia da queste distorsioni, che «ci impediscono tuttavia di vederci simili agli altri e ci inducono a sottovalutare rischi e pericoli che invece riconosciamo nel caso siano degli altri»; 3) controllo e dipendenza. Nella relazione comunicativa, uno dei due soggetti (es. capo o genitore) tende a predominare sull’altro. Ma in questo tipo di rapporto subentra spesso quella che l’autore chiama «ruota della dipendenza», indispensabile per comprendere e collocare i diversi tipi di distorsione. Nel caso di dipendenza, chi svolge il ruolo di dominatore tende al controllo mentre chi è in posizione subalterna non soltanto obbedisce ma richiede il comando. Questo accade nel caso in cui il dominatore sia considerato competente; nel caso contrario, il subalterno può reagire con aggressività. Con la controdipendenza, invece, avviene il rifiuto dell’autorità. Accade, per es., agli adolescenti nei confronti dei genitori. L’interdipendenza consiste in un aiuto reciproco tra i due soggetti, per cui entrambi sanno di dipendere l’uno dall’altro e sono consapevoli dei propri limiti. Infine, con l’indipendenza si crea una distanza pianificata, subita oppure la vicenda giunge a una fase terminale.
La negatività della persona. La negatività in genere appartiene a tutti e si manifesta non soltanto con comportamenti aggressivi ma anche con quelli passivi. Se dunque per i rapporti interpersonali possiamo parlare di una barriera costituita da un filo verticale, per quanto riguarda la negatività il filo sarà orizzontale, poiché il soggetto negativo è in grado di vedere il bicchiere mezzo pieno. Eppure una persona non è costituita solo ed esclusivamente da negatività ma può nascondere in sé anche delle qualità e delle risorse scaturite dalla parte positiva. Per es. chi soffre di mancanza di stima personale può essere anche intraprendente: positivo e negativo convivono dunque nella stessa persona. «Il punto è partire dalle debolezze e non solo dalle forze» dice l’autore. «Così facendo quelle debolezze che ci bloccano possono trovare una migliore attenzione e quindi elaborazione. Non spariranno forse dal nostro panorama, ma certamente sapremo coesistervi meglio.» La negatività della persona può essere originata da un trauma, parola che deriva dal greco e che equivale a «ferita», «lacerazione». Questo trauma viene spesso rivissuto nel presente durante situazioni analoghe che suscitano le stesse emozioni negative del passato. In secondo luogo, la persona può non possedere la competenza emotiva adeguata, per cui il razionale tende a prevalere sulle emozioni. Infine, la negatività può avere origine da un conflitto. L’incontro/scontro può provocare indifferenza oppure negazione.
La psicologia del male. Secondo gli studi di Philip Zimbardo (Università di Stanford, California), è l’ambiente, la situazione a generare la negatività. L’ambiente, in questo caso, diventa distruttivo e può essere in grado di trasformare una persona buona in cinica e malvagia. La linea che divide il bene e il male è però molto sottile, come dimostra l’immagine di M.C. Escher degli angeli e dei diavoli: gli uni possono diventare gli altri e viceversa. Tutti dunque, a prescindere dall’indole personale, possono diventare dei criminali capaci di compiere delle azioni feroci. «L’umano ha un lato oscuro (una faccia luciferina)» conclude De Sario, «che in presenza di alcune prerogative chiave può emergere e permutare un’indole costruttiva in indole cinica e distruttiva. Per un complesso di processi psicologici dinamici che possono indurre persone buone a fare il male».
Le forze situazionali. Quattro sono i tipi di contesti che produrrebbero le cosiddette «mele marce»: 1) i sistemi del potere. Dominano dall’alto verso il basso. Tra le leggi strategiche, il potere del conformismo di gruppo e dell’obbedienza all’autorità; 2) la deindividuazione. In questo caso la persona riduce notevolmente la consapevolezza di sé e di conseguenza la capacità di rispettare le regole sociali; 3) la deumanizzazione. L’altro viene ridotto a oggetto o ad animale, incapace di provare pensieri e valori. Grazie a questo processo, la percezione dell’altro è distorta e questo non fa che aumentare i fenomeni di razzismo, pregiudizio e discriminazione; 4) il disimpegno morale. La malvagità ha ottenuto il suo spazio. La punizione viene percepita come giusta. Si tende a giustificare le proprie azioni e a sostenere la colpevolezza delle vittime.
Livelli di connessione. Nell’ultima parte del volume, vengono illustrati i tre livelli di connessione della comunicazione ecologica: 1) il pendolarismo sé-altro. Consiste nell’affacciarsi in un nuovo punto di vista, dal proprio («casa nostra») a quello dell’altro («casa dell’altro»). In questo passaggio continuo dal sé all’altro è necessario adottare meno parole, che dovranno essere più selezionate e riflessive. Il pendolarismo consiste in un continuo alternarsi di io-tu. Nello specifico, dal role making (punto di vista personale) si cerca di adottare il role taking, immedesimandosi nell’altro e provando a cogliere le sue ragioni e la sua prospettiva. Nel pendolarismo sé-altro sono molto importanti l’ascolto attivo, le domande – che permettono di focalizzare il discorso e di fare dei nessi – e la richiesta di feedback; 2) la capacità negativa. Consiste nel sostare nel problema-disagio e nella ricerca di soluzioni. Prevede una prima fase di esplorazione, con domande attente e mirate e immedesimazione nell’altro; in secondo luogo avvengono una sosta e un’indagine che permettono alla negatività di ridursi; e infine un’azione o risalita, vale a dire la ricerca della soluzione, a cui si giunge in modo graduale. A questo punto si individuano le strategie costruttive per approdare alla soluzione: una nuova comunicazione, una nuova iniziativa e un nuovo apprendimento per creare nuove possibilità e abitudini; 3) corpo esperto applicato. Quest’ultimo livello di connessione consiste nell’affiancare la comunicazione corporea a quella verbale. In particolare, vengono attivati alcuni codici corporei chiave, ovvero la faccia, la gestualità, la vocalità e la postura corporea.
Strumenti pratici della comunicazione ecologica. Secondo De Sario, il problema maggiore della comunicazione è l’eccessiva focalizzazione sul proprio ego. Si dovrebbe invece cercare una maggiore apertura verso l’altro e una maggiore disponibilità ad accogliere una prospettiva diversa dalla propria. È dunque questa chiusura a impedire alla comunicazione di essere efficace. L’autore propone di conseguenza una serie di strategie aggregate intorno a sei importanti funzioni chiave:
1) interagire bene. Per questa prima funzione è fondamentale la parola viva, per cui il discorso deve essere dotato di logica, ordine, completezza, chiarezza, precisione e specificità. Sempre a proposito di una buona interazione, l’autore suggerisce brevità e ritmo e un’alternanza equa tra parlante e ascoltatore nonché un feedback sia sul parlato (per es. con la domanda: «Mi sono spiegato?») sia sulla comunicazione non verbale, che consiste nell’osservare attentamente la mimica facciale e la postura dell’interlocutore;
2) ascoltare bene. Comprende il buon ascolto, caratterizzato dalla libertà con cui si lascia parlare l’altro, senza interromperlo, per poi interrogarlo qualora il messaggio fosse poco chiaro e chiedere quindi un feedback («Ho capito bene? È questo che volevi dire?»). In secondo luogo, l’ascolto deve essere attivo, capace di captare non soltanto le parole ma anche i pensieri e lo stato d’animo. Infine, una sincronia o rispecchiamento, consistente nell’imitazione dei gesti, della postura, delle parole chiave dell’altro, indispensabile per creare una forte empatia;
3) cura dell’altro. Consiste nell’apprezzamento – diverso dalla gratificazione o dall’encomio, poiché si tratta di una forma frequente di riconoscimento genuino dell’altro – e il permesso, attraverso frasi come «Ti va di parlarne?», «Posso darti un consiglio?»;
4) cura di sé. Avviene attraverso il messaggio-io, un’emissione in prima persona, che può includere anche pensieri e sentimenti. Per es., anziché dire: «Tu non mi dai nessuna garanzia e sicurezza», con il messaggio-io diremmo: «Io mi sento nella massima incertezza, il nostro rapporto lo sento fragile»;
5) gestione della negatività. Se l’altro ha fatto male qualcosa o ha adottato un atteggiamento sbagliato, è utile che la critica sia costruttiva e non distruttiva. Es. di critica distruttiva sulla persona: «Sei inaffidabile». Es. di critica costruttiva mirata sul comportamento: «Il tuo lavoro al commerciale è meno affidabile in questo periodo»;
6) attivarsi, negoziare. Un esempio di tecnica per gestire quest’ultima funzione è il contratto di comunicazione. Per es., si può dire: «Siamo d’accordo se parliamo in questo modo?». L’interazione muove soprattutto modi, aspetti definiti di relazione. La comunicazione assume dunque una valenza contrattuale e non di imposizione, a differenza di quanto accade non di rado.
04Citazioni
«Questo libro è una sfida perché si offre come possibile “bussola” per provare a ridurre l’incompetenza e l’ignoranza suddetta e fare un po’ di ordine nel complesso reticolo di fili che si muovono tra sé e l’altro e infine per tratteggiare concetti e strumenti di una nuova modalità di interazione: la Comunicazione ecologica.»
«Il malinteso è una fonte epidemica di incomprensione, la comunicazione ne è il teatro inevitabile.»
«Il rapporto sé-altro può guidare e regolare emozioni, pensieri, azioni e mirare allo sviluppo di relazioni di fiducia, uno dei nostri fini più grandi come esseri umani.»
«La negatività è una nostra antichissima antenata, che ci viene a trovare nella buona modernità, nel bel mezzo di ragionamenti forbiti sulla ripresa economica mondiale o davanti alla vetrina di un discount, a rimirare il nuovo “tablet” del momento.»
05Perché leggere questo libro
Perché spiega quali sono le strategie migliori per comunicare il proprio punto di vista all’altro senza creare conflitti. Perché è ricco di esempi che permettono di comprendere esattamente che cosa si intenda per «negatività» o per «approccio negativo». Perché fornisce non soltanto esempi ma spunti utili per esercitarsi a migliorare la propria capacità comunicativa.
Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante. Acquista il libro nella tua libreria preferita.