Steve Biddulph, Il segreto dei bambini felici, TEA, trad. A. Zabini
01Chi è l’autore?
Steve Biddulph è psicologo, attivista e autore australiano. Ha lavorato in Australia, Nuova Zelanda e negli Stati Uniti. Ha scritto diversi libri sulla genitorialità e l’educazione dei ragazzi. Recentemente si è esposto per difendere le ragazze dalla prematura sessualizzazione dei media.
02Qual è l’intento dell’autore?
Questo libro è stato letto da migliaia di genitori e tradotto in diverse lingue. L’autore vuole accompagnare i lettori genitori in modo molto pratico e chiaro su come gestire l’educazione dei figli nei vari aspetti: mostra cosa non fare e poi cosa fare e perché. Lo fa con fumetti simpatici che invogliano alla lettura e con esempi semplici esplicativi.
03Conosci meglio il libro
Condizionamento mentale negativo o positivo. Viviamo in un mondo benestante, ricco e pacifico, eppure un adulto su cinque ha bisogno, prima o poi, di cure psichiatriche, un matrimonio su tre si risolve in un divorzio e un adulto su quattro ha bisogno di farmaci per rilassarsi. Secondo l’autore, l’infelicità deriva da un condizionamento mentale e ci sollecita a stare molto attenti a come condizioniamo giornalmente i nostri figli. Ipnotizziamo i nostri figli ogni giorno, spesso senza rendercene conto. Ci racconta di aver accolto una quindicenne incinta nel suo studio che non sapeva come dare la notizia ai propri genitori. La ragazza disse: «Mi diranno che me lo avevano detto. Me lo hanno sempre detto che non avrei mai combinato niente di buono nella vita!» Frasi come «Sei un caso disperato», «Quanto sei noioso», «Aspetta e vedrai», «Sei come lo zio Mario/la zia Eva», «Sei un pigrone», «Sei un egoista» sono profezie auto-realizzanti che non si limitano solo a mortificare temporaneamente i nostri figli, bensì esercitano una sorta di effetto ipnotico inconscio e agiscono come un condizionamento.
Ipnosi quotidiana. Per ipnotizzare qualcuno non è necessario alterare il loro stato di coscienza, ossia farli entrare in trance per essere efficaci. L’ipnosi involontaria è parte della nostra vita quotidiana e noi ipnotizziamo i nostri figli senza esserne consapevoli. Stiamo quindi attenti a ciò che diciamo in frasi che iniziano con «Tu sei». L’autore suggerisce piuttosto di esprimere i propri sentimenti senza attaccare o denigrare, con frasi come «Sono molto arrabbiato perché…» piuttosto che dire cose come «Razza di moccioso disordinato che sei». Ecco cosa non fare: 1. Non mortificare, nemmeno in forma affettuosa o ironica, 2. Non fare paragoni, 3. Non parlare mai male dei propri figli con altre persone in loro presenza, 4. Non mostrare orgoglio per comportamenti che in seguito potrebbero avere conseguenze spiacevoli come manifestazioni di violenza, 5. Non sfruttare il senso di colpa per dominare i figli. Ecco invece cosa fare: 1. Associare a frasi che iniziano con “Tu sei…” qualità positive che stimolano l’autodisciplina e la crescita, 2. Far loro complimenti casualmente quando si chiacchiera, 3. Utilizzare l’espressione positiva che produce sicurezza, cioè evitare di dire di «Non litigare a scuola» ma piuttosto di suggerire di “passare una bella giornata e giocare tranquillamente con i compagni con cui va d’accordo”. 4. Evitare frasi senza significato come «Metti la testa a posto», «Ti cancello quel sorriso dalla faccia», «Te lo do io il cinema».
Cosa desiderano veramente i figli? Secondo l’autore i bambini combinano guai per un’unica e semplice ragione: quella di avere necessità insoddisfatte. Ma quale tipo di necessità se già li nutriamo, li vestiamo, li manteniamo caldi e puliti e non facciamo mancare loro nulla? Si tratta del semplice affetto e amore che possiamo manifestare 1. con il contatto fisico frequente, 2. con gesti gentili, 3. con il contatto visivo e i sorrisi 4. e con suoni gradevoli nella voce, nel cantare, nel conversare e nello scherzare. Se per gli adolescenti il contatto fisico può essere imbarazzante, possiamo sempre rivolgerci ad altre modalità come il coinvolgimento, un sorriso o il contatto visivo. Desiderano essere coinvolti nelle conversazioni, essere ascoltati mentre esprimono il loro pensiero e poi essere ammirati per ciò che di buono fanno. Secondo l’autore, i bambini combinano guai perché sono annoiati, perché si sentono indesiderati, perché non vogliono essere ignorati, ma piuttosto vogliono essere ascoltati, coinvolti, apprezzati e semplicemente considerati.
Come aiutare i figli ad affrontare un momento difficile? Non vorremmo mai vederli vulnerabili né soffrire. Vorremmo poter risolvere i loro problemi e essere sempre il loro “rifugio sicuro”. Ma questo non li aiuta, ci ricorda l’autore, ecco quindi come NON aiutare i nostri figli nei momenti difficili: 1. Non mostriamoci iperprotettivi, consolandoli e risolvendo noi i loro problemi, 2. Non ammoniamoli con frasi del tipo «Te l’avevo detto», «Te lo sei cercato», «Sei stato proprio uno stupido», 3. E, inoltre, non distraiamoli sminuendo la difficoltà. Si tratta di tre esempi, ci fa notare l’autore in cui parla solo il genitore e la conversazione è breve. Il bambino non ha modo di spiegare né di essere parte attiva nella risoluzione del problema. Quindi, ecco cosa suggerisce l’autore, di attivare “l’ascolto attivo”. Nell’ascolto attivo i genitori non propongono rimedi, non offrono consigli e non distraggono il bambino dal problema. Praticare l’ascolto attivo richiede esercizio, ma presto porta grande sollievo ai genitori e offre la disponibilità alla condivisione, alla chiarezza e alla comprensione, e può trasformare una difficoltà in un’esperienza di apprendimento.
Come insegnare ai nostri figli a gestire le emozioni. Esistono quattro emozioni fondamentali, ci ricorda l’autore e sono: la rabbia, la paura, la tristezza e la gioia. Tutte le altre sono combinazioni possibili di queste quattro, ad esempio, la gelosia è un misto di rabbia e paura, o la nostalgia è un misto di gioia e tristezza. Noi proviamo le emozioni in risposta a ciò che accade nel mondo: la rabbia ci aiuta a difenderci, la paura ci aiuta a proteggerci, la tristezza ci aiuta a ricordare e ad addolorarsi per le cose importanti e la gioia ci fa amare e essere felici. 1. Come si può gestire la rabbia? Il primo impulso che un bambino prova quando si arrabbia è quello di picchiare. Ma la rabbia e la violenza non sono la stessa cosa, la violenza è sbagliata e i bambini hanno bisogno di esprimere la rabbia con l’equilibrio giusto. L’autore suggerisce di invitare i bambini ad esprimere la rabbia verbalmente, a scoprire quali sono i motivi dello sfogo e a guidare i figli a ricostruire ciò che vogliono. È importante mostrare come manifestare la rabbia con il proprio esempio personale, perché i bambini imitano ciò che facciamo anziché ciò che diciamo. 2. Insegnare ai bambini a capire la tristezza. È importante far capire ai figli che piangere è naturale, certe volte necessario quanto respirare. Gli scienziati hanno individuato nel pianto una sostanza chimica appartenente alla famiglia delle endorfine che inibisce i recettori del dolore e che è presente anche nelle lacrime, simile alla morfina e altrettanto potente. La tristezza scompare poco a poco se offriamo un sostegno e della comprensione. Non dobbiamo fare altro che restare accanto, creare contatto se lo desiderano, senza necessariamente parlare. 3. Aiutare i bambini ad affrontare la paura. È vitale che i bambini imparino ad essere prudenti, tuttavia un bambino troppo timoroso vedrà il mondo come un luogo non sicuro e non riuscirà ad affrontare la crescita in maniera adeguata. La paura svolge due funzioni utili: essere consapevole di sé stessi e della situazione. Il genitore dovrà aiutare il bambino a sfruttare la paura per pensare, pensare a cosa sia giusto fare, pensare con la propria testa, mettere in discussione le paure infondate, scoprire i motivi delle proprie paure e decidere il da farsi.
Il genitore assertivo. L’autore ricorda come quando si stupisse all’inizio della sua carriera nel vedere i bambini più equilibrati e felici educati da genitori “duri ma affidabili”. Le regole erano chiare e i genitori erano così coerenti che per i figli era molto facile restare fuori dai guai. Quei bambini sapevano di essere amati e stimati incondizionatamente perché i loro genitori sapevano combinare la positività dell’affetto alla severità delle regole. La ricerca scientifica ha dimostrato la suddivisione in tre modalità principali di genitorialità: quella aggressiva, quella passiva e quella assertiva. 1. I genitori aggressivi reprimono i bambini, sono sempre arrabbiati, non cercano il dialogo e incutono paura. Questo tipo di genitore provoca la ribellione che arriva, prima o poi, nell’adolescente. 2. Il genitore passivo permette ai figli di calpestarlo e riprende il controllo solo quando “non ne può più” in malo modo e con veemenza inaspettata. A detta dell’autore, i genitori passivi sono moltissimi, raccontano di reagire con fermezza alla disobbedienza dei figli ma poi non sanno metterla in pratica. L’autore ricorda di una madre in studio con la figlia, che stava per smontare il telefono nello studio, e che per riprenderla (su sollecitazione dello psicologo) abbassò la voce e mormorò in tono dolce e acuto una frase sconclusionata e balbettante. È necessario in questi casi un “addestramento all’assertività”. Se il genitore passivo perde il controllo rischia spesso di scoppiare e maltrattare il bambino. 3. Il genitore assertivo si esprime in modo chiaro, fermo, risoluto e fiducioso e calmo. Il figlio del genitore assertivo impara a rispettare la disciplina senza subire mortificazioni. Secondo l’autore non è così comune osservare i genitori assertivi, essi sono risoluti e perciò chiedono di fare un qualcosa al figlio che non è suscettibile di discussione. Il genitore assertivo si assicura a priori l’attenzione del bambino, è chiaro e parla in positivo e non teme di ripetere l’istruzione se questa non è stata accolta. Il genitore assertivo incoraggia e si complimenta quando un compito richiesto è stato portato a termine.
Come economizzare le proprie energie. Per i nostri figli è necessario che noi siamo sani e felici, quando siamo riposati e godiamo di buona compagnia possiamo dedicarci meglio ai figli e trarne grande soddisfazione. Quando invece siamo stanchi, malati e soli, oppressi dal lavoro e dalle responsabilità, arriviamo al punto di considerare i bambini come una minaccia, dei rivali nella lotta alla sopravvivenza. L’autore racconta di come una volta lavorando con un gruppo con venti giovani genitori abbia chiesto loro come si possa “rifornire il serbatoio” di carburante e queste furono le risposte: 1. Assumere una baby-sitter, 2. Imparare ad annoiare i bambini, in modo da essere lasciati in pace per un po’, 3. Trascorrere una decina di minuti da soli la sera con il proprio partner e scambiare buone notizie sulla giornata, 4. Dedicare mezz’ora di attenzione completa ai bambini ogni giorno, anziché delle attenzioni parziali, svogliate e colme di risentimento, 5. Imparare a staccare la spina e dedicare la mente al rilassamento e a pensieri gradevoli, 6. Di tanto in tanto, cucinare ciò che piace agli adulti e non solo ai bambini, 7. Ascoltare la propria musica, 8. Trascorrere tempo con altri genitori, 9. Dedicarsi ad attività che non siano solo per bambini ma soddisfacenti anche per gli adulti, 10. Rilassarsi con un buon libro, 11. Imparare che “disordinato è bello” e rinunciare a fare sempre le pulizie, 13. Riservare ai bambini alcune zone della casa dove non si trovino oggetti o mobili pericolosi, così che possano sfogarsi senza impedimenti.
04Citazioni
«Ipnotizzate i vostri figli ogni giorno. Tanto vale che lo facciate come si deve!»
«Se ce le mettiamo a soddisfare le esigenze fisiche primarie dei nostri figli, non assolviamo la nostra funzione di genitori.»
«Il bisogno di limiti avvertito dai bambini è uno dei segreti di cui i genitori debbono essere a conoscenza.»
«Ciò che abbiamo scoperto mediante centinaia di famiglie che hanno chiesto assistenza è stato che l’affetto e l’armonia fra i genitori, in quanto coppia, è molto importante.»
«I bambini frignoni, se non vengono corretti, diventano adulti frignoni. Dietro ogni marito brontolone e dietro ogni moglie lamentosa c’è un genitore che ha ceduto a un frignone.»
«In verità, come genitori avete tre semplici responsabilità, elencate di seguito in ordine di importanza: occuparvi di voi stessi; occuparvi del vostro rapporto di coppia; occuparvi dei vostri figli.»
05Perché leggere questo libro
Perché parla della figura del padre, anche acquisito e come possa dimostrarsi presente e utile alla famiglia. Perché parla della coppia che deve trovare, senza vergognarsi, del tempo per sé. Perché i fumetti aiutano l’apprendimento dei concetti chiave. Perché è un best seller e propone facili consigli concreti.
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Questa scheda è stata realizzata da Francesca R.. Acquista il libro nella tua libreria preferita.