Eduard Estivill, Dormi bambino dormi, Feltrinelli, trad. G. Denis
01Chi è l’autore?
Eduard Estivill è direttore della Unidad de Alteraciones del Sueño dell’Istituto Dexeus di Barcellona. Ha pubblicato Fate la nanna che in Spagna ha venduto oltre trecentomila copie ed è stato tradotto in sette lingue.
02Qual è l’intento dell’autore?
L’autore intende offrire indicazioni pratiche e utili ai genitori che desiderano insegnare a dormire ai propri figli. Il metodo presentato è stato sperimentato con più di tremila bambini con disturbi del sonno, e per quanto possa sembrare difficile e faticoso applicarlo, il successo è garantito.
03Conosci meglio il libro
Dormire bene. Questo è il presupposto fondamentale per tutte le persone perché durante il sonno l’organismo si prepara ad affrontare le attività del giorno seguente. I bambini piccoli che dormono male sono irritabili, di pessimo umore e piangono frequentemente; i bambini che frequentano la scuola mostrano insicurezza, timidezza e scarso rendimento scolastico. Anche i genitori non sono esenti da conseguenze negative: stanchezza, sensi di fallimento e di colpa, insicurezza, reazioni aggressive e problemi di coppia. L’autore chiarisce che il sonno fa parte del ritmo biologico delle attività del nostro organismo e che nei neonati dura dalle tre alle quattro ore e va ad allungarsi verso i sei mesi diventando simile a quello degli adulti: il sonno dovrebbe durare 12 ore circa, oltre eventuali riposini. I bambini che hanno difficoltà a modificare il loro ritmo biologico in funzione dei loro bisogni presentano una alterazione del ritmo sonno-veglia che necessita di un intervento atto ad insegnar loro una nuova e corretta abitudine.
Il sonno è un’abitudine. L’autore ritiene che ci sia una differenza tra dormire e dormire bene, e un bambino che dorme bene «va a letto senza piangere, si addormenta da solo, dorme nella culla e con la luce spenta, dorme senza interruzioni dalle undici alle dodici ore per notte». Perché il dormire bene diventi una abitudine corretta, è necessario il giusto allenamento, il cui presupposto è sia quello di associare più volte e costantemente elementi esterni all’abitudine che si intende insegnare sia il comportamento dei genitori. L’autore fa l’esempio di un’abitudine semplice come il mangiare: per fare in modo che diventi un’abitudine è utile che i genitori mettano in atto sempre la stessa routine: prendere in braccio il bambino, metterlo sul seggiolone e dargli piatto e cucchiaino. Questo processo ripetuto nel tempo con l’ausilio di elementi esterni (seggiolone, bavaglino, cucchiaino e piatto) diventerà fonte di sicurezza per il bambino che saprà cosa aspettarsi nel momento stesso in cui vedrà il piatto. Allo stesso modo è consigliabile togliere dalla vista del bambino gli elementi esterni (associati al mangiare nell’esempio di cui sopra) nel momento in cui l’azione è stata portata a termine. Al fine di insegnare un’abitudine corretta, è determinante che i genitori utilizzino un tono di voce calmo e deciso, infatti, anche se i neonati non capiscono il senso delle parole sono in grado di percepire se i genitori sono arrabbiati o felici. Genitori decisi e convinti nelle azioni che si compiono ispireranno la fiducia e la tranquillità dei figli.
Insegnare a dormire. L’autore descrive le regole da seguire per insegnare l’abitudine al sonno, sia ai neonati che ai bambini di 4 anni. La fase di preparazione consiste nel preparare gli elementi esterni che faranno compagnia al bambino durante la fase del sonno: un peluche, il ciuccio (se lo usa), una giostrina o una immagine (una luna ad esempio) che il bambino possa vedere se dovesse svegliarsi durante la notte. Questi elementi sono i soli e unici elementi che il bambino deve associare al suo sonno ecco perché l’autore dice ai genitori di uscire dalla stanza prima che il bimbo si addormenti. Nel testo sono approfonditi tutti i comportamenti che i genitori devono evitare: cantare ninna nanne, cullarlo, allattarlo, fargli coccole, ecc. È utile fissare un orario considerando che durante l’estate l’ora ideale è dalle 20 alle 21 e durante l’inverno dalle 19 alle 20. Quello che è determinante è che «ogni cosa ha il suo momento», e gli oggetti del sonno devono essere presentati solo a tempo debito (come quelli della pappa) per poi essere messi via, in modo che il bambino impari ad associare gli oggetti ad una azione specifica. L’autore sottolinea che i genitori devono avere con il bambino un atteggiamento fermo e sicuro privo di esitazioni e cambiamenti, anche di fronte agli eventuali e prevedibili tentativi che il bimbo farà per ottenere la loro presenza immediata.
Passo dopo passo. Il metodo prevede un momento di circa 10 minuti dedicato alle coccole e a gesti d’affetto che devono essere però messi in atto in una stanza che non sia quella dove il bimbo dorme: il messaggio che deve passare è che in camera da letto si dorme e basta. Terminate le coccole, il bimbo dovrà essere portato nella sua camera e messo nel suo letto, dove gli verrà detto quanto segue: «Amore mio, papà e mamma ti insegneranno a dormire da solo, da oggi tu dormirai qui, nel tuo lettino, in compagnia di Pippo, della luna e della giostrina». Dopodiché bisogna spegnere la luce e uscire dalla stanza. Secondo l’autore questo è il momento più difficile per i genitori, perché verranno messi a dura prova; anche se il bambino si metterà a piangere bisognerà aspettare intervalli di un minuto preciso prima di entrare in camera per tranquillizzarlo, ripetendogli la frase sopra citata. L’autore precisa che lo scopo di entrare in camera del bimbo è quello di farlo tranquillizzare e non di farlo addormentare, non bisogna prenderlo in braccio ma solo accarezzargli la testa. Il bambino deve percepire che non è stato abbandonato e deve sentirsi sicuro della presenza dei genitori e dei loro atteggiamenti decisi e affettuosi.
Gli intervalli. L’autore mette in risalto l’importanza di seguire con precisione gli intervalli di tempo in cui i genitori devono entrare nella camera del bambino, ripetendo sempre la stessa frase. Il concetto è spiegato nel testo in una tabella che specifica gli intervalli a cui attenersi giorno dopo giorno, per una settimana. Questo è il tempo stimato per ottenere il risultato desiderato. I genitori devono assumere sempre un atteggiamento dolce e deciso, anche durante i risvegli notturni del bambino, che continuerà a reclamare la loro presenza con ogni mezzo. È decisivo per una corretta applicazione del metodo attenersi alle regole senza perdere il controllo e senza arrabbiarsi. L’autore dedica un capitolo specifico a rispondere ad una serie di domande e dubbi sul metodo e sulla sua applicazione.
04Citazioni
«Vostro figlio è la cosa più importante del mondo, per questo dovete essere i migliori maestri.»
«Il bambino percepisce ciò che l’adulto gli trasmette.»
«Il sonno è una questione di abitudine e come tale ha bisogno di allenamento.»
«C’è differenza tra mangiare e mangiare bene come tra dormire e dormire bene.»
05Perché leggere questo libro
Perché spiega che dormire in modo corretto è una abitudine al pari di altre (mangiare, bere, lavarsi, leggere …) e come tale può essere insegnata correttamente. Perché l’autore descrive i vantaggi del dormire bene, le regole da seguire con precisione e costanza per insegnare quest’abitudine e i comportamenti da evitare. Perché l’autore, pur chiedendo ai genitori determinazione e costanza nell’applicare il metodo, comprende e mette in conto i loro momenti di difficoltà e scoraggiamento dando suggerimenti utili per affrontarli efficacemente.
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Questa scheda è stata realizzata da Francesca Pitzolu. Acquista il libro nella tua libreria preferita.