L’arte di ascoltare (e di tacere) – Plutarco, Garzanti
01Appunti di lettura
L’arte di ascoltare
«Secondo Senofonte gli amministratori accorti sanno trarre vantaggio dai nemici non meno che dagli amici.»
«Dal detto di Eraclito: è uno stolto l’uomo che resta a bocca aperta di fronte a tutto ciò che sente.»
«Ci sono altri, poi, convinti che, mentre all’oratore tocca un lavoro da compiere, l’ascoltatore non debba fare nulla.»
L’arte di tacere
«È difficile e impegnativa la terapia della filosofia contro la logorrea, giacché la parola, che ne è il toccasana, è appannaggio di chi sa ascoltare, ma i chiacchieroni non prestano orecchio a nessuno: sempre a parlare loro!
Questa fra l’altro il primo difetto di chi non sa tenere la bocca chiusa: non essere capaci, cioè, nemmeno di aprire le orecchie.
Si tratta di fatto di una forma di sordità deliberatamente scelta da gente che, a mio avviso, rimprovera la natura di aver concesso agli uomini due orecchie, ma una lingua soltanto.
Ha detto bene perciò Euripide all’ascoltatore sciocco: “Chi non sa trattenere io non potrei riempirlo riversando sapienti parole in chi è del tutto insipiente.”»
«E se tanti altri malanni dell’animo come l’avidità, l’ambizione, l’edonismo permettono almeno di raggiungere l’oggetto del proprio desiderio, questo resta un miraggio per i chiacchieroni, che anelano a un pubblico ma non lo hanno. Tutti via a gambe levate!»
«Non c’è parola detta che abbia giovato quanto le molte taciute: c’è sempre modo, infatti, di dire ciò che si è taciuto, ma non dice di tacere ciò che si è detto e che ormai è già fuoriuscito e va diffondendosi.»
«Il re Seleuco il Trionfatore perse truppe potere durante la battaglia contro i Galati e strappatosi di dosso il diadema fuggì a cavallo insieme ad altri tre o quattro fidati. Fu una lunga corsa tutta strade sterrate deviazioni: stava già per cedere agli stenti, quando giunse a una piccola fattoria e trovandovi il padrone gli chiese pane e acqua. Il padrone, mentre con cortesia gliele offriva in abbondanza assieme agli altri prodotti della campagna, riconobbe il viso del re, onorato dalla circostanza fortunata di poterlo, non stette più nella, non riuscì a dissimulare di fronte a, nonostante questi volesse rimanere in incognito. Così il buon, dopo averlo scortato fino alla strada, gli disse a mo’ di congedo: “Addio, Seleuco, mio re!”. Allora Seleuco gli tese la mano destra e fece per accoglierlo in un, mentre al suo cenno uno del suo seguito lo sgozzò con la spada: “parlava ancora, che la sua testa ruzzola nella polvere.”» (Iliade)
«Ci sono tre modi per rispondere a una domanda: stringato, educato oppure sovrabbondante. Mettiamo che un tale voglia sapere se Socrate è a casa. Il primo, controvoglia e quasi a sforzo, gli risponde soltanto: “no, non è a casa”. Se invece vuole essere laconico nel vero senso della parola, otterrà la frase: “non è a casa”, e preferirà soltanto la negazione, come i Laconi appunto: Filippo domandò loro per lettera se volessero accoglierlo in città ed essi per tutta risposta gli spedirono un foglio con su scritto un “no” grande come una casa! Il secondo, più da bene, dice: “non è a casa, è andato al banco di cambio”; tutt’al più, se vuole essere un po’ più preciso: “è là ad aspettare dei forestieri”. Il terzo, loquace all’eccesso, se gli è capitato per le mani Antimaco di Colofone e lo ha letto risponde: “non è a casa, ma è andato al banco di cambio ad aspettare dei forestieri dalla Ionia, del quale gli ha scritto Alcibiade che era dalle parti di Mileto e alloggiava da Tissaferne, il satrapo del grande re di Persia che un tempo appoggiava gli Spartani, ma ora grazie ad Alcibiade è passato dalla parte degli Ateniesi, perché Alcibiade aspirava a rientrare in patria e quindi ha fatto cambiare idea a Tissaferne.”»
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