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Scrittura & Scrittura creativa

Structuring Your Novel

Essential Keys for Writing an Outstanding Story

di K.M. Weiland

Editore
PenForASword Publishing
Lettura
12 minuti
Scheda di
Giuliana Mosetti
Scheda
n° 211

Ricordiamo sempre che inizio e fine sono due facce della stessa medaglia: l’inizio pone una domanda, la fine deve fornirne la risposta.

Foto: Tom Wilson su Unsplash

K.M. Weiland, Structuring Your Novel: Essential Keys for Writing an Outstanding Story, PenForASword Publishing

01Chi è l’autore?

K.M. Weiland vive nel Nebraska ed è un’autrice e writer coach di successo. Ha scritto diversi romanzi fantasy e di avventura, e nel suo blog Helpingwritersbecomeauthors.com ha pubblicato più di 1200 articoli (in inglese) per aiutare gli aspiranti scrittori a diventare tali; ha anche creato una collana di manuali di scrittura, cui ha dato lo stesso titolo del blog.

02Qual è l’intento dell’autore?

L’autrice, con la collana Helping Writers Become Authors, desidera aiutare l’aspirante scrittore nella progettazione, stesura e pubblicazione del suo primo romanzo. I libri si possono leggere anche come unità a sé stanti. In questo terzo volume – il cui titolo tradotto sarebbe Strutturare il tuo romanzo: le chiavi essenziali per scrivere una storia eccezionale – la Weiland spiega come porre le fondamenta di una storia, per ottenere una progressione omogenea degli eventi ed evitare possibili debolezze o buchi nella trama.

03Questo libro insegna

Perché strutturare una storia? L’autrice introduce l’argomento illustrando subito i motivi per cui risulta utile strutturare la propria storia prima di scriverla, specificando che la struttura: 1) È parte di ogni forma d’arte. Nel caso della scrittura, per portare una storia al suo massimo potenziale occorre capire bene l’ordine corretto delle parti che la compongono, e i limiti della forma. 2) Non imbriglia la creatività, perché rappresenta solo la curva dell’arco della storia, che fa da filo conduttore allo scrittore permettendogli di risultare coerente ma al contempo libero di creare. 3) Non è stereotipata. Alcuni temono che se una storia ha la stessa struttura di un’altra, le due finiranno per forza con l’assomigliarsi; in realtà, la struttura rappresenta solo l’involucro del pacco, non il “dono” che c’è al suo interno. 4) Ci offre una checklist degli elementi necessari, fornendoci una visione d’insieme di tutto ciò che occorre inserire all’interno del nostro libro. 5) Aumenta la padronanza del mestiere, perché ci rende consci delle tecniche che in parte stiamo già utilizzando, dandoci modo di affinarle, sfruttarle appieno e impararne di nuove.

Amo e incipit. La Weiland spiega che l’inizio di ogni libro deve contenere personaggi, ambientazione, conflitto, tono della storia; ma soprattutto, deve gettare l’amo che acchiapperà il lettore. L’amo, in parole semplici, è ciò che spinge chi legge a chiedersi: “Cosa succederà dopo?”. Una volta che si è soddisfatta la curiosità del lettore, occorre gettare nuovi ami, che lo spingano a porsi ulteriori domande e a continuare la lettura per scoprirne le risposte. Anche la prima frase del libro (incipit) ricopre un’importanza cruciale, perché rappresenta l’opportunità di catturare fin dall’inizio l’interesse del lettore o, viceversa, di perderlo.

Da dove iniziare? L’autrice suggerisce di chiedersi qual è il primo evento drammatico della storia, perché trovare quello specifico evento porrà la prima tessera del domino, che farà poi cadere in sequenza tutte le altre. L’evento scatenante può anche aver preso luogo prima della storia vera e propria, l’importante è iniziare a raccontarla al momento giusto, trovando il corretto equilibrio fra gli eventi e non esagerando con gli antefatti. Come si accennava nel paragrafo precedente, tre dei componenti necessari per creare un buon inizio di storia sono personaggi, azione e ambientazione. Il protagonista va introdotto il prima possibile, e deve risultare interessante e coinvolgente; l’azione serve a metterlo in moto e a mostrarne la personalità, oltre che a far cadere la prima tessera del domino; l’ambientazione dà sostanza ai personaggi che si muovono all’interno della storia, e contribuisce a delineare la trama. Ricordiamo sempre che inizio e fine sono due facce della stessa medaglia: l’inizio pone una domanda, la fine deve fornirne la risposta. Anche qui la Weiland utilizza diversi esempi pratici e spiega gli errori più comuni, come quello di non caratterizzare bene i personaggi o di non definire con chiarezza il ruolo del narratore.

Primo atto. Il primo atto è quello in cui vengono assemblate le parti che comporranno il resto della storia. È costituito circa dal 20/25% del libro e, come si è già detto, serve a introdurre i personaggi, lo scenario e la posta in gioco, coinvolgendo chi legge e convincendolo a proseguire la lettura. Una volta stimolata la curiosità del lettore, spiega l’autrice, occorre approfondire il legame emozionale tra quest’ultimo e i personaggi, facendoglieli conoscere a 360 gradi e trasmettendogli l’amore che anche noi – in quanto autori – proviamo per loro. I protagonisti di norma vanno introdotti nel primo atto, i personaggi secondari anche più avanti. Allo stesso modo, occorre creare situazioni e ambienti che aiutino il lettore a collocare meglio gli attori in scena, a intuire cosa bolle in pentola e a percepire le risonanze tra una parte e l’altra della storia. In questa fase dobbiamo mantenere il giusto equilibrio tra gettare troppa carne al fuoco e non gettarne affatto: impariamo leggendo altre opere e guardando dei film. In conclusione, «il primo quarto del tuo libro contiene le fondamenta dell’intera storia», afferma la Weiland: occorre dunque che sia solido e ben strutturato.

La svolta del primo atto. Le storie sono costituite da una serie di scene: alcune di queste sono inaspettate; altre sono delle ripetizioni inserite di proposito per enfatizzare; altre ancora costituiscono dei punti di svolta fondamentali, che mediante l’inserimento di specifici elementi modificheranno il corso dell’intera storia. Sono proprio queste ultime scene, spiega l’autrice, che permetteranno alla trama di muoversi e al lettore di restare incollato alle pagine del libro. La svolta del primo atto rappresenta il “punto di non ritorno” per i personaggi, ed è un evento che causerà in loro una reazione forte e irreversibile. Nel primo atto sono inclusi anche l’evento scatenante e l’evento chiave: il primo è quello che pone la trama in movimento, il secondo ciò di cui parla la storia. Vediamo un esempio pratico: in Orgoglio e Pregiudizio, l’evento scatenante è l’arrivo di Darcy e delle sorelle Bingley a Meryton; l’evento chiave è il rifiuto di Darcy nei confronti di Elizabeth nella scena del ballo; e la svolta del primo atto è quando Darcy e le sorelle Bingley si trasferiscono improvvisamente a Londra, perché è ciò che fa infuriare Elizabeth.

Secondo atto. La parte centrale della storia è una pagina bianca che può mettere in difficoltà lo scrittore, spiega la Weiland, e strutturare la storia prima di iniziarla è proprio ciò che può aiutarlo a non perdersi in questa fase. Il secondo atto comprende circa il 50% del libro, e per semplificare può essere suddiviso in tre segmenti: la prima metà del secondo atto, il punto di mezzo e la seconda metà del secondo atto. La prima metà del secondo atto dura circa il 25% del libro, ed è la parte in cui i personaggi (compreso l’antagonista, che inizia la sua azione di disturbo nei confronti dell’eroe) trovano modo di reagire alla svolta del primo atto, cercando di riguadagnare il proprio equilibrio e di capire come andranno le cose da quel momento in avanti. Esempio: in Orgoglio e Pregiudizio, dopo che Darcy e le sorelle Bingley se ne sono andati, Jane decide di andare a Londra dalla zia, mentre la sorella Elizabeth si reca dall’amica Charlotte, dove incontra nuovamente Darcy. Il punto di mezzo – circa verso il 50% della storia – costituisce una sorta di secondo evento scatenante, in grado di far cambiare direzione alla trama e di collegare fra loro il secondo e il terzo atto. Esempio: sempre in Orgoglio e Pregiudizio, Darcy si propone a Elizabeth, e lei lo rifiuta. Nella seconda metà del secondo atto – che arriva fino al 75% del libro circa – la storia comincia davvero a scoppiettare: i personaggi iniziano ad agire con più decisione, a evolversi e a mostrare il loro pieno potenziale. Esempio: Elizabeth si rende conto di aver malgiudicato Darcy, e che si sta innamorando di lui.

Terzo atto. Il terzo atto occupa il restante 25% della storia, ed è la fase in cui vengono tirate le somme e le conclusioni di tutto ciò che è accaduto fino a quel momento nel libro. Inizia con un ulteriore punto di svolta, che prima porterà il protagonista a toccare il fondo, e in seguito lo porrà sul sentiero verso il conflitto finale e la sua rinascita dalle ceneri (nel climax). Quest’ultima parte del libro è anche quella in cui si completeranno gli archi evolutivi dei personaggi, i quali dovranno affrontare le proprie debolezze, le proprie paure e gli errori commessi (in merito, vedi anche scheda del libro Creating Character Arcs, della stessa autrice). Il protagonista si troverà a un bivio e dovrà decidere se affrontare l’antagonista o fuggire; ciò corrisponderà anche a scegliere tra maturare e diventare una persona nuova, o rimanere lo stesso di prima. Esempio: sempre in Orgoglio e Pregiudizio, la svolta del terzo atto vede la più giovane delle sorelle Bennet comportarsi in modo scandaloso, rischiando di rovinare la reputazione dell’intera famiglia; Elizabeth teme a quel punto di non riuscire a riconquistare Darcy, perciò decide di tornare a casa dalla sua famiglia.

Climax. Il climax, specifica l’autrice, rappresenta il picco della storia, la scena più indimenticabile, la battaglia finale (fisica o emozionale). Deve tenere i lettori col fiato sospeso, curiosi di sapere come finirà la vicenda; ormai hanno già un’idea di come andranno le cose, perciò occorre portarli lì per strade alternative, facendoli soffrire e dubitare ancora per un po’ (le due parole chiave in questa fase sono inevitabile e inaspettato). L’altro fattore essenziale è riuscire a creare delle risonanze con le altre parti del libro, in modo che il lettore provi un senso di familiarità e completezza: anche i colpi di scena e le deviazioni della trama, infatti, devono essere giustificati e avere radici ben piantate nei capitoli precedenti. Una delle tecniche che la Weiland suggerisce di utilizzare in quest’ultimo quarto del libro è quella di accorciare le scene e i capitoli, per accelerare il ritmo e creare un senso di urgenza. Esempio di climax: Darcy ed Elizabeth si dichiarano il reciproco amore, pentendosi dei propri errori e chiarendo i malintesi.

Risoluzione. La risoluzione inizia subito dopo il climax e si conclude nell’ultima pagina del libro; è il momento dolce-amaro della storia, perché è quello in cui sia lo scrittore che il lettore devono salutare i protagonisti. La risoluzione in genere non è molto lunga e concede ai lettori un momento di relax e un’anticipazione su come sarà d’ora in poi la vita dei personaggi per cui hanno parteggiato. Inoltre, per essere efficace deve creare un senso di realismo e permettere al lettore di immaginare “la storia che verrà dopo”. L’autrice illustra i 5 elementi essenziali per una risoluzione efficace: a) un senso di finitezza; b) un rinforzo del tema della storia; c) il ritmo appropriato; d) la corrispondenza con l’addio ai protagonisti; e) la sensazione che la storia continuerà anche dopo le vicende narrate. Esempio: dopo che Darcy ed Elizabeth si sono confessati il reciproco amore, abbiamo le reazioni della famiglia Bennet e il commento della narratrice sul futuro dei due innamorati. La Weiland approfondisce l’argomento “finale” in un ulteriore capitolo, spiegando quando scegliere un finale triste e quando uno lieto, e quali errori comuni evitare (come il deus ex machina o quello di perdere il protagonista nel corso del climax).

La struttura delle scene. La seconda parte del libro è dedicata alla struttura delle singole scene, le unità di azione che compongono una storia. Innanzitutto, spiega l’autrice, ci sono principalmente due tipi di scene: quelle di azione e quelle di reazione. Ogni scena di azione ha una specifica struttura, simile a quella della trama e costituita da: inizio (= amo), centro (= sviluppo) e fine (= climax). L’inizio corrisponde all’obiettivo, allo scopo della scena; il centro sono gli ostacoli e i conflitti che separano i personaggi dagli obiettivi; la fine è il risultato delle due parti precedenti. Anche le scene di reazione sono composte da tre blocchi: la reazione, il dilemma (il personaggio si chiede cosa fare) e la decisione (il personaggio trova la soluzione). Le scene di azione sono caratterizzate dal conflitto, quelle di reazione dalla tensione.

Creare delle buone scene. Per creare delle buone scene, occorre porsi domande quali: come può questa scena portare avanti la trama? Come si collega a ciò che è accaduto prima? Come si collega alla scena successiva? Cosa giace sotto la superficie o sullo sfondo? Il ritmo delle scene (lento o veloce) in genere va alternato, proprio per dare un senso di equilibrio e realismo alla storia. La Weiland approfondisce l’argomento fornendo molti spunti e idee utili per creare scene di azione e reazione efficaci e coinvolgenti; in aggiunta, spiega le possibili variazioni della struttura di una scena e conclude con una sezione di domande frequenti. Esempio di scena, al ballo di Orgoglio e Pregiudizio: l’obiettivo è quello di partecipare al ballo; il conflitto è il fatto che le donne siano in numero maggiore degli uomini; il climax è Darcy che rifiuta di ballare con Elizabeth.

La struttura delle frasi. La terza parte del libro è dedicata alla struttura delle frasi, artefici di una prosa potente e cristallina. Se è vero che la prosa è qualcosa di istintivo, spiega l’autrice, è anche vero che se le frasi sono strutturate nel modo corretto, riusciremo a comunicare e trasmettere di più al lettore. Lo scrittore e insegnante Dwight W. Swain ha scomposto il codice di una prosa efficace in due semplici unità: le cause (motivazioni) e gli effetti (reazioni); una volta assimilato il concetto, la cosa essenziale è assicurarsi che questi due tipi di unità siano messi nel giusto ordine, ovvero che in una frase le cause precedano sempre gli effetti - con alcune possibili variazioni una volta che si è acquisita maggiore dimestichezza. Esempio: NON “Urlai e feci un balletto proprio lì sul prato di fronte dopo che Kelsey accettò di sposarmi”, MA “Kelsey accettò di sposarmi, e io urlai e feci un balletto proprio lì sul prato di fronte”.

Errori e consigli sulle frasi. La Weiland a questo punto spiega i possibili errori nella costruzione delle frasi, tra cui: a) le frasi al participio; b) la mancata connessione e congiunzione tra due frasi; c) le frasi mancanti di soggetto e/o predicato; d) le frasi che invertono l’ordine causa/effetto perché iniziano con una congiunzione; e) gli antecedenti poco chiari, come non far capire chi svolge una determinata azione; f) la mancanza di variazioni di ritmo (alternanza frasi lunghe/brevi); g) la mancanza di equilibrio e uniformità in una frase; h) la distorsione di una forma verbale in un nome o aggettivo; i) la confusione tra verbo e soggetto. Infine, ecco i principali consigli con cui l’autrice conclude il libro: a) non esplicitare l’ovvio; b) resistere alla tentazione di spiegare troppo; c) evitare le ripetizioni di concetti; d) scrivere in forma attiva; e) tagliare i cliché, le ambiguità, le pomposità e le frasi “belle ma inutili”; f) prestare attenzione alla punteggiatura; g) non esagerare con avverbi e aggettivi.

04Citazioni

«A meno che tu non prenda all’amo i tuoi lettori fin dal primo capitolo della tua storia, essi non nuoteranno abbastanza in profondità da voler vivere il resto della tua eccitante avventura, a prescindere da quanto straordinaria possa essere.»

«Prima di scegliere di iniziare la tua storia con un prologo, considera se potresti essere in grado di trovare dei modi alternativi per riassemblare quelle informazioni “vitali” più tardi nel corso della storia.»

«Una delle ragioni per cui leggiamo (e scriviamo) è perché vogliamo l’opportunità di esplorare posti che altrimenti non avremmo la possibilità di vedere. Non dare poca considerazione alle ambientazioni nella convinzione che al lettore non importino. Gli importano.»

«Ogni storia necessita di un focus stretto sulla trama primaria. Ma se stringiamo questo focus al punto da escludere qualsiasi altro possibile aspetto della vita dei personaggi, ci stiamo perdendo un sacco di buon materiale.»

«Personaggio e cambiamento. Questo è ciò che rappresenta la storia. Prendiamo una persona e la spingiamo in un viaggio che la cambierà per sempre, di solito in meglio.»

«Le storie sono come puzzle (quelli da 5000 pezzi che spargi sul tavolo e ci metti un anno a completare). Quando rimani con una manciata di pezzi – e il tuo climax è ormai in vista – la maggior parte del tuo puzzle dovrebbe essere assemblata, per mostrare il quadro generale.»

05Perché leggere questo libro

Perché l’autrice è una delle figure più seguite ed esperte in materia sul web. Perché strutturare il tuo libro ti permetterà di mantenere il controllo sulla trama. Perché ogni capitolo è corredato di un comodo schema riassuntivo. Perché contiene diverse sezioni dedicate alle domande più frequenti. Perché è ricco di esempi pratici tratti da libri e film conosciuti.

Questa scheda è stata realizzata da Giuliana Mosetti. Acquista il libro nella tua libreria preferita.

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