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Comunicazione & Psicologia

Assertività

Come comunicare con efficacia nelle situazioni difficili

di Francesco Muzzarelli

Editore
Editrice Il Campo
Lettura
9 minuti
Scheda di
Tatiana Zucconi
Scheda
n° 68

L’assertività, quindi, ci consente di riflettere prima di agire, evitando le reazioni impulsive.

Foto: Leo Rivas su Unsplash

Francesco Muzzarelli, Assertività – come comunicare con efficacia nelle situazioni difficili, Editrice Il Campo

01Chi è l’autore?

Francesco Muzzarelli è professionista della formazione e del corporate training consulting. È associato e certificato AIF (Associazione Italiana Formatori).

02Qual è l’intento dell’autore?

L’intento dell’autore è quello di introdurre il lettore alla comprensione delle principali modalità di comportamento: passiva, aggressiva e assertiva; di spiegarne le differenze; di evidenziarne i pro e i contro; di fornire delle tecniche pratiche di comunicazione assertiva. Tutto questo per aiutare il lettore a comunicare efficacemente nelle situazioni difficili.

03Conosci meglio il libro

I modi d’essere nelle relazioni. L’autore raggruppa il comportamento umano in tre aree: passivo, aggressivo e assertivo. Abbiamo un comportamento passivo, per esempio, quando inibiamo le nostre emozioni, quando abbiamo difficoltà a fare richieste o a dire di no, quando pensiamo che gli altri siano migliori di noi e mettiamo i loro bisogni davanti ai nostri. Abbiamo un comportamento aggressivo, invece, quando vogliamo realizzare i nostri desideri a tutti i costi, anche a spese degli altri, quando utilizziamo la violenza, la prepotenza, l’arroganza e la manipolazione. Infine, abbiamo un comportamento assertivo quando riusciamo ad esprimere i nostri sentimenti, bisogni, opinioni, critiche in maniera diretta, adeguata alla situazione, senza sentirci a disagio e senza avere sensi di colpa. Quindi, «l’assertività è la capacità di esprimere i propri sentimenti; scegliere come comportarsi in un dato contesto; difendere i propri diritti quando necessario; esprimere un’opinione anche se in disaccordo con quella degli altri; chiedere agli altri di modificare i loro comportamenti quando vengono percepiti come fuori luogo od offensivi». Per fare questo è necessario che ognuno di noi impari a comprendere le proprie emozioni e le proprie esigenze per poi esprimerle in maniera chiara e costruttiva. L’assertività, quindi, ci consente di riflettere prima di agire, evitando le reazioni impulsive.

L’assertività vista da vicino. L’obiettivo generale del comportamento assertivo «è creare dei rapporti interpersonali basati sulla collaborazione e sapere affrontare con efficacia anche le situazioni problematiche». Difendere i propri diritti, portare a termine le interazioni sociali, esprimere i propri sentimenti, risolvere problemi, soddisfare i propri bisogni personali ed essere indipendenti sono, secondo l’autore, alcune delle caratteristiche dell’assertività. Essere assertivi, quindi, non vuol dire sembrare sinceri e aperti per approfittare degli altri o mettere gli altri nella condizione di dover per forza aderire alle nostre idee. Adottare un comportamento assertivo consente di poter esprimere i propri sentimenti e i propri pareri, di accettare i complimenti, di fare chiarezza, di chiedere “perché”, di esprimere il disaccordo, di difendere i propri diritti, di essere persistente e di evitare di giustificare ogni opinione. Essere assertivi, quindi, è molto vantaggioso e, allo stesso tempo, soprattutto all’inizio, richiede molto impegno.

Il comportamento passivo. «Il comportamento passivo è tipico della persona che subisce gli altri, è incapace di esprimere le proprie opinioni o sentimenti, fa fatica a prendere decisioni, ritiene gli altri migliori di sé, teme e dipende dal giudizio altrui, è incapace di rifiutare le richieste, tende a sottomettersi al volere dell’altro». L’obiettivo generale di questo comportamento è quello di evitare un conflitto compiacendo l’interlocutore. Secondo l’autore, il comportamento passivo consente a breve termine di avere altri vantaggi: per esempio, diminuire l’ansia che potrebbe invece emergere se si esprimessero le proprie idee o avere un senso di sollievo per essere riusciti ad evitare un conflitto. A lungo termine, invece, la passività ha delle conseguenze e degli effetti negativi. L’autore, infatti, fa notare che può portare a squalificare l’individuo come persona, come genitore o come professionista; che può essere causa del calo dell’autostima e dell’autoefficacia; che può generare un elevato senso di frustrazione e di rabbia visto il mancato soddisfacimento dei propri bisogni; che può portare, a volte, ad improvvise esplosioni di rabbia, ecc. Anche chi ha a che fare con un soggetto passivo può avere degli svantaggi. L’autore, infatti, spiega la difficoltà che si può avere nel mantenere una relazione con una persona che non esprime le proprie opinioni o ha improvvise esplosioni di aggressività.

Il comportamento aggressivo. «Il comportamento aggressivo è tipico della persona che tiene conto esclusivamente di se stesso e della propria gratificazione, di chi calpesta i diritti altrui, di chi ritiene di essere sempre nel giusto, di chi attribuisce agli altri la responsabilità dei propri errori, di chi svaluta l’altro, di chi è inflessibile rispetto alle proprie posizioni, o meglio, non distingue le opinioni dalla realtà oggettiva e tende a dare per giuste solamente le proprie». L’obiettivo generale dell’aggressività, quindi, è quello di ottenere ciò che si vuole a tutti i costi. Il comportamento aggressivo, come quello passivo, a breve termine ha dei vantaggi: per esempio, riduce l’ansia dando agli altri l’immagine di una persona sicura di sé e forte, rinforza la sensazione di potere e fa credere di avere la situazione sotto controllo. Anche l’aggressività, a lungo termine, può portare dei problemi: per esempio, il doversi scusare per come ci si è comportati può fare avere dei sensi di colpa e di vergogna nei confronti di chi è stato vittima; il senso di stanchezza e di spossatezza associato al grande carico di energia che c’è dietro il comportamento aggressivo; il possibile isolamento sociale; l’insorgenza di patologie fisiche o di origine psicosomatica come emicranie, ulcere, insonnia. Per l’interlocutore che ha a che fare con il soggetto aggressivo, invece, gli svantaggi sono quelli di avere una conseguente sfiducia nei confronti di una persona che ha un comportamento imprevedibile, la sensazione di non essere accettato, il vivere nel timore di essere prevaricato, ecc.

I diritti assertivi. L’autore fa notare come il “diritto assertivo” sia molto importante ai fini di una relazione interpersonale equilibrata e costruttiva. È importantissimo, infatti, concedersi dei permessi. A tal proposito, l’autore scrive un elenco di diritti a cui i lettori possono fare riferimento: «1) Mi permetto di avere delle idee, delle opinioni e dei punti di vista personali anche se non coincidenti con quelli altrui; 2) Mi permetto di chiedere che le mie idee, opinioni e punti di vista siano quanto meno ascoltati e presi in considerazione (non necessariamente condivisi) dalle altre persone; 3) Mi permetto di chiedere (e non di pretendere) che le altre persone soddisfino i propri bisogni in autonomia; 4) Mi permetto di dire di “NO” a delle richieste senza per questo sentirmi in colpa ed egoista; 5) Mi permetto di avere bisogni e necessità anche diverse da quelle delle altre persone; 6) Mi permetto di provare determinati stati d’animo e manifestarli in modo assertivo se decido di farlo; 7) Mi permetto di essere umano nel senso di concedermi la “licenza” di commettere errori; 8) Mi permetto di mutare parere o opinione e di cambiare il mio modo di pensare; 9) Mi permetto di essere realmente me stesso anche se questo significa a volte contravvenire delle aspettative esterne; 10) Mi permetto di dire “non capisco”; 11) Mi permetto di dire “non mi interessa” quando gli altri mi coinvolgono nelle loro iniziative; 12) Mi permetto di valutare e decidere se ho la responsabilità o meno di trovare una soluzione ai problemi degli altri». Per poter far nostri questi diritti è necessaria la consapevolezza del nostro modo abituale con cui interpretiamo la realtà.

I pilastri della filosofia assertiva. Secondo l’autore, per avere un comportamento assertivo bisogna iniziare a “pensare” assertivamente. Per pensare assertivamente è necessario seguire tre principi. L’autore consiglia di impararli e ripeterli nella mente come se fossero dei mantra. Se non assorbiti nel profondo, le tecniche operative dell’assertività si riveleranno inutili. 1) Principio Negoziale: «tu hai il diritto di essere ascoltato, io non ho il dovere di essere d’accordo con te; io ho il diritto di essere ascoltato, tu non hai il dovere di essere d’accordo con me». 2) Principio del Compromesso Realizzabile: «si può, quasi sempre, rinunciare in parte a quello che si desidera al fine di spostarsi dalla posizione estrema a una di compromesso, non necessariamente equidistante». 3) Principio di Pragmatismo: «il passato non ritorna, né si può cambiare. Il futuro non è scritto. La frustrazione esiste. Non sempre le cose vanno nella direzione voluta, nemmeno l’assertività». Il primo principio ci educa alla democrazia, il secondo al compromesso, il terzo «a mettere in conto la sconfitta e a dare alle cose la giusta dimensione».

Tecniche operative di assertività. L’autore suggerisce una serie di tecniche per avere un comportamento più assertivo. La prima è chiamata “tecnica di base” e consiste nel parlare seguendo il seguente schema: 1) Capisco… comprendo… mi rendo conto…; 2) Tuttavia…; 3) Penso… credo; 4) Quindi propongo…; 5) È accettabile per lei? Un’altra tecnica è quella dell’annebbiamento. L’autore spiega che per eseguirla ci vuole un grande autocontrollo, è una tecnica utile per fronteggiare attacchi molto aggressivi: di fronte ad un attacco, la prima cosa da fare è quella di rimanere in silenzio evitando di interrompere l’interlocutore pur mantenendo un contatto oculare con esso. Terminato lo sfogo del nostro interlocutore, è molto importante prendersi una pausa di qualche secondo, questa avrà l’obiettivo di spiazzare l’interlocutore, il quale, invece, si aspetta una nostra reazione immediata. Successivamente, ci si rivolge all’interlocutore con frasi come: «Mi rendo conto, in questa situazione, di poter essere considerato…» e ripetendo fedelmente le stesse parole che ha utilizzato il nostro interlocutore durante l’attacco. Se l’annebbiamento avrà avuto effetto, l’interlocutore si renderà conto di aver esagerato. Se la strategia, invece, non avesse prodotto alcun risultato, bisognerà adottare un’altra tecnica, ovvero quella di affermazione dei sentimenti negativi. Questa consiste nell’esporre il proprio disagio dicendo frasi come questa riportata dall’autore: «Sentirti gridare ed essere interrotto mi rende difficile comprendere il tuo messaggio e ciò mi irrita. Quindi vorrei affrontare le cose con più calma». L’autore, poi, descrive ulteriori tre tecniche: dell’interruzione, dell’indagine e, infine, del riconoscimento. A questo seguono quelli che l’autore chiama gli accorgimenti psicolinguistici: per esempio, in una comunicazione assertiva, i messaggi devono essere esposti in prima persona usando il pronome “io”, non si giudica mai l’interlocutore, si utilizzano gli addolcitori (Mi chiedo se… Volevo chiederti…), ecc.

L’assertività va sempre usata? Secondo l’autore, la risposta è no. Ogni situazione è a sé e va valutata nel suo contesto. Per capire meglio quando usare l’assertività e quando non usarla, l’autore ha classificato le relazioni tra individui in tre categorie: formali o commerciali, di autorità e da pari a pari. Secondo l’autore, «in ogni tipo di relazione esiste una possibilità che qualcuno cerchi di manipolarci per indurci a comportamenti basati non sulla nostra volontà o su un precedente accordo, ma su pretese regole generali o su modelli astratti che non possono essere messi in discussione».

04Citazioni

«Il comportamento assertivo […] è tipico della persona che rispetta i diritti propri e altrui, non permette agli altri di essere aggressivi, non li subisce, non esige che gli altri modifichino le loro opinioni, non giudica gli altri, decide per se stessa e non si assume responsabilità che non le competono, ha stima di sé e dell’altro, sa esprimere le proprie opinioni e le proprie emozioni in modo funzionale, raggiunge i suoi obiettivi, sa che cosa vuole e lo persegue senza calpestare gli altri».

«Il termine “assertività” deriva dal latino “asserere”, che significa “affermare”».

«L’assertività è in gran parte contro-intuitiva, va contro gli istinti, quindi ci chiede di riflettere e agire valutando il contesto, invece che reagire d’impulso».

«Nella definizione di assertività si parla di: “difesa dei propri diritti senza violare quelli degli altri”».

05Perché leggere questo libro

Perché fornisce degli strumenti pratici. Perché è scritto in maniera semplice e scorrevole. Perché offre ottimi spunti di riflessione. Perché è un ottimo ausilio per riuscire ad avere una comunicazione assertiva.

Questa scheda è stata realizzata da Tatiana Zucconi. Acquista il libro nella tua libreria preferita.

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