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Mindfulness & Felicità

Il manuale della felicità

di Raffaele Morelli

Editore
Mondadori
Lettura
7 minuti
Scheda di
Fabrizio Rigante
Scheda
n° 247

Perché fa capire che ogni individuo possiede le risorse per raggiungere la felicità.

Foto: Andrew Bertram su Unsplash

Raffaele Morelli, Il manuale della felicità, Mondadori

01Chi è l’autore?

Raffaele Morelli è medico, psichiatra e psicoterapeuta. Presidente dell’Istituto Riza e vice-presidente della Società Italiana di medicina Psicosomatica, si dedica alla formazione psicoterapeutica di medici e psicologi. Nei suoi frequenti interventi televisivi, Morelli ha sottolineato che l’individuo è l’unico responsabile della propria vita. Soltanto accettando il cambiamento, egli potrà abbandonare ansie e paure e trovare quindi la strada della felicità.

02Qual è l’intento dell’autore?

L’intento dell’autore è fornire alcuni consigli utili per trovare o per ritrovare la via della felicità. Grazie alla sua esperienza di psicoterapeuta, l’autore offre esempi concreti di chi non riusciva ad accettarsi così com’era, con pregi e difetti. L’accettazione incondizionata di sé è dunque il vero antidoto per curare le ferite del passato e i veleni della mente, scatenati da una voce interiore che giudica in modo negativo, spesso seguendo gli stereotipi imposti dalla società.

03Questo libro insegna

Il fondamento della felicità. L’insicurezza e l’infelicità sono problemi molto diffusi nella nostra società. Il dolore può tuttavia essere superato liberandosi dal passato e aprendo la mente. Questa pratica è adottata, per esempio, dal taoismo dell’antica Cina, che praticava proprio l’arte dell’oblio. Si tratta dunque di imparare a stare bene con se stessi e ad ascoltare il silenzio interiore, un’energia capace di curare molto più di un farmaco. La filosofia taoista insegna a diventare fluidi come l’acqua, a lasciar correre problemi e preoccupazioni. Secondo questo approccio, gli stati d’animo non vanno ostacolati ma vanno anzi lasciati espandere.

L’arte di stare con sé stessi. La regola fondamentale per giungere alla felicità consiste nell’imparare a stare bene con sé stessi. Questo significa che i comportamenti convenzionali – come l’aiuto del prossimo – enfatizzati dai media sono dannosi, diventando un inno all’anti-spontaneità. La filosofia del Tao invita a cercare il vuoto. Questo vuoto interiore spesso è colmato con attività e impegni che dovrebbero dare un senso alla propria esistenza. La saggezza non consiste nella capacità di autocontrollarsi ma nella capacità di percepire il vuoto, il silenzio, di essere altrove, lontano dall’Io. Tutti gli obiettivi che si pone l’Io (es. un nuovo lavoro, una nuova relazione, un obiettivo etc.) provocano ansia, paura e insonnia. Il Tao suggerisce di non assecondare le intenzioni dell’Io di migliorarsi ma di accettare le proprie insicurezze e le proprie domande. Infatti il miglioramento non è ciò che vuole davvero l’Io ma ciò che la società gli impone di desiderare.

Lo sguardo silenzioso. Le cosiddette tragedie esistenziali non sono irreversibili. Infatti ognuno di noi possiede delle risorse provenienti dalla radice nascosta. È per questo che è bene affidarsi al silenzio, all’assenza di pensieri. Per capire che cosa non funziona nella propria vita, vengono proposti tre esercizi: 1) Disagio esistenziale. Bisogna porsi le seguenti domande: «Che cosa non va nella mia vita?», «Che cosa vorrei che non ci fosse?»; 2) Il carattere. La domanda da porsi è: «Che cosa non mi piace del mio carattere? È la rabbia incontrollata, la gelosia, la permalosità?»; 3) Il passato. La domanda è: «C’è un’azione in particolare che mi ha fatto pentire? Quali sono state le mie scelte sbagliate?». Questi esercizi servono per far comprendere quanto sia errato tentare di cambiare se stessi: non si può cambiare la propria natura (es. non si può dire alla rosa di eliminare le spine) né tantomeno il passato. Rimuginare sul passato non fa altro che coltivare il rimpianto.

La battaglia interiore. La perfezione è irraggiungibile ed è un desiderio che rende schiavi e condanna all’infelicità. Chi tende alla perfezione è infatti schiavo di un’immagine ideale, di un Io che non può né potrà mai esistere. Pericolosa è anche la proiezione del futuro, capace di allontanare l’individuo dalla propria natura originaria. È bene piuttosto eliminare ogni tentativo di miglioramento, che nasce da un giudizio negativo su noi stessi. Questa è dunque la battaglia interiore: un conflitto che ha origine nel momento in cui troviamo qualcosa di noi stessi che non ci piace e cerchiamo di eliminarlo. La lotta perenne nell’interiorità ci porta a manifestazioni di aggressività, di durezza e di rancore.

Custodire i demoni. I demoni possono essere costituiti da rabbia o ira improvvise. Si tratta di emozioni negative che non vanno allontanate ma custodite come presenze silenziose, accettate. I demoni vanno dunque trattati come amici. È bene evitare di attribuirsi etichette, per esempio definendosi permalosi o aggressivi: i demoni devono piuttosto essere portati alla luce e collocati in una giusta dimensione, affinché possano germogliare come una pianta esposta al sole. Le trasformazioni più vere non avvengono attraverso una programmazione ma soltanto con la spontaneità.

Rifugiarsi nel buio. Quando ci accorgiamo che una relazione non funziona, tendiamo a parlarne con amici o conoscenti ma questo non porta a nessun miglioramento. Tuttavia è possibile aiutarsi con il buio e il silenzio, mediante i quali si attivano le energie del Tao. L’educazione famigliare, la scuola e la società tendono a costruire un’immagine di noi stessi che non esiste. È un’immagine irreale, irraggiungibile. Nel momento in cui cerchiamo di avvicinarci a questo ideale, soffriamo per i nostri fallimenti. Nemmeno il cosiddetto «pensiero positivo» è sufficiente. Anzi, è una pratica che induce ad assumere certi atteggiamenti e di conseguenza a non accettarsi così come si è. Rifugiarsi nel buio vuol dire essere in grado di nasconderci da noi stessi, dalle nostre domande, dalle nostre intenzioni, dalle nostre risposte e dai nostri perché. Significa che ci nascondiamo dai nostri pensieri. È nascondendoci che assomigliamo al divino.

Le energie primordiali. Sono le immagini senza le quali non sarebbe possibile concepire la psicoterapia. Sono la forma più accessibile del principio creativo. Le immagini che ci compaiono nel sogno, nel buio della notte, sono i sogni, il linguaggio della creazione che non comunica direttamente ma utilizzando dei codici. Le immagini da utilizzare come strumento di guarigione sono quelle delle piante e degli animali, le più ancestrali. Pur detestando l’imitazione, il Tao suggerisce di imitare i leoni, la scimmia o il passero per poter ritrovare le origini che vivono dentro di noi. Per es., possiamo pensare di sentirci come il piccione che torna al proprio nido dopo un lungo viaggio. Non si tratta di imparare a volare, ma di acquisire la capacità psichica di quel volo.

Lasciare agire il seme interiore. La metafora del seme interiore serve per far comprendere che cosa è utile e che cosa non lo è più. I contadini cercano di tagliare soltanto i rami secchi, non i germogli che stanno per nascere. I rami secchi rappresentano gli attaccamenti a ciò che non è più funzionale. Sono qualcosa che impedisce di vedere la fioritura di nuovi talenti. L’autore propone l’esempio di una sua paziente, Laura, che aveva adottato l’immagine della farfalla monarca per ricaricarsi dopo la perdita di un lavoro. La farfalla monarca ha la seguente caratteristica: rimane ferma per ore sulla stessa pianta, finché non carica le ali. Questa carica è necessaria per affrontare un viaggio lunghissimo. Senza la polvere che si forma sulle sue ali, la farfalla non potrebbe volare. Dunque è indispensabile che in essa avvengano delle trasformazioni lente, quasi impercettibili. Ed è questo che ha suggerito l’autore a Laura: perdersi nella nebbia e attendere che avvenissero quelle trasformazioni necessarie per poi affrontare al meglio un nuovo lavoro.

La cura di sé. Un’idea è diffusa tra gli psicologi: ogni individuo è figlio del proprio passato e della propria storia personale. Questa idea può essere smontata facilmente attraverso la saggezza dei libri antichi. Uno dei libri fondamentali è il Tao di Lao Tse, strumento indispensabile per affrontare il mondo interiore e per percorrere la propria strada. Quest’opera così antica è essenziale poiché la psiche è sempre stata presente nell’uomo, fin dai primordi, e il cosiddetto «sapere intero» è la guida pratica per ogni individuo allo stesso modo di allora. Il Tao adotta la metafora della pianta: infatti suggerisce di coltivare il proprio lato fiorile esattamente come ci si prenderebbe cura di una pianta. I semi ai piedi del letto sono come i sogni che emergono dal nostro lato oscuro.

04Citazioni

«Nessuno è solo buono, nessuno può essere solo luminoso: cosa ne sarà di noi se perdiamo il regno della notte, dell’imprevedibilità, del Senza Tempo?»

«Le leggi del Tao si basano fondamentalmente sull’attivazione di un diverso sguardo sul mondo. Per anni abbiamo creduto di essere una certa persona e definendoci in quel modo abbiamo finito per escludere tanti altri aspetti di noi stessi, con il risultato che il nostro campo d’azione si è ristretto.»

«Solo chi ha cura dei propri demoni, solo chi li accudisce, chi li tratta come amici, può vederli allontanarsi.»

«Siamo come una casa di più piani: nelle fondamenta c’è la nostra parte più primitiva e antica che ci caratterizza per davvero.»

«L’unico suono che ci cura è il suono del Silenzio: saper tacere è già curarsi.»

05Perché leggere questo libro

Perché l’autore spiega i concetti con molti esempi concreti tratti dalla sua esperienza di psicoterapeuta.

Perché fa capire che ogni individuo possiede le risorse per raggiungere la felicità.

Perché è scritto in modo chiaro, senza adottare tecnicismi.

Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante. Acquista il libro nella tua libreria preferita.

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Life coach dal 2005, trainer di PNL e autrice di libri di crescita personale: coaching individuale anche a distanza e corsi online su peso, figli, crescita personale e lavoro.

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