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Mindfulness & Felicità

Il coraggio di non piacere

di Ichiro Kishimi e Fumitake Koga

Editore
De Agostini
Traduzione
R. Zuppet
Lettura
10 minuti
Scheda di
Fabrizio Rigante
Scheda
n° 206

Attraverso un dialogo di cinque notti tra un filosofo e un giovane, gli autori intendono rispondere a una delle domande universali più comuni: si può essere felici?

Foto: Shandy Demicillo su Unsplash

Ichiro Kishimi-Fumitake Koga, Il coraggio di non piacere, DeAgostini, trad. R. Zuppet

01Chi è l’autore?

Ichiro Kishimi è nato e vive a Kyoto. Laureato in filosofia, con una specializzazione in filosofia classica occidentale, è anche psicologo e counselor.

Fumitake Koga è un apprezzato autore di manuali di business e saggi. Dopo aver incontrato Ichiro Kishimi, si è avvicinato alla sua scuola di pensiero ed è tornato molte volte a Kyoto per incontrarlo.

02Qual è l’intento dell’autore?

Attraverso un dialogo di cinque notti tra un filosofo e un giovane, gli autori intendono rispondere a una delle domande universali più comuni: si può essere felici? Seguendo la filosofia di Alfred Adler e gli insegnamenti di Freud e Jung, gli autori giungono alla conclusione che la strada verso la felicità non può prescindere dalla liberazione di catene invisibili: i giudizi degli altri.

03Questo libro insegna

La complessità del mondo. Nel dialogo introduttivo, il giovane sostiene che il mondo sia troppo caotico per l’uomo, che dunque non potrà mai essere felice. Il filosofo non è però d’accordo e ribadisce la responsabilità dell’uomo circa la propria visione del mondo. Il giovane ritiene che questa visione possa appartenere piuttosto a un bambino, che vive sotto la protezione degli adulti ed è spensierato, finché non approda all’età adulta. A quel punto il bambino si rende conto che incontrerà problemi sociali, relazionali etc. Il fatto che l’uomo nutra sempre meno fiducia in Dio non ha fatto altro che acuirne la crisi e renderlo sempre più una vittima di ansia e dubbi. A queste affermazioni, il filosofo replica proponendo al giovane una metafora: l’acqua del pozzo mantiene sempre la stessa temperatura (18°), eppure quando la si beve in estate sembra rinfrescante, mentre se bevuta in inverno sembra tiepida. Non è la temperatura dell’acqua a cambiare ma il modo in cui l’uomo la percepisce. Lo stesso approccio va adottato per la realtà: il mondo è esperito in modo diverso da ogni uomo, che costruisce una propria visione, una visione puramente soggettiva.

Alfred Adler, il gigante sconosciuto. La prima notte di dialogo si apre con il filosofo che spiega quale sia stato il pensiero che più di ogni altro lo abbia influenzato. A parte il pensiero greco classico di Socrate, Platone e Aristotele, il filosofo attribuisce ad Alfred Adler un’enorme importanza per la sua formazione. Adler era coetaneo e contemporaneo di Freud ma non è molto conosciuto poiché è stato messo in ombra proprio da Freud e dal suo allievo Jung, eppure diversi autori, senza citare direttamente Adler, si rifanno proprio ai suoi studi psicologici (es. Dale Carnegie, Stephen Covey). Le teorie del filosofo si riallacciano dunque alla psicologia adleriana.

La possibilità di cambiare. Tutte le persone vorrebbero cambiare ma nessuno ci riesce mai veramente. Il giovane racconta al filosofo di un suo amico molto introverso che ha paura di affrontare la realtà e di uscire dalla propria stanza. Questo atteggiamento sarebbe imputabile ai traumi del passato e alla mancanza di amore da parte della famiglia. Il filosofo ribatte che se davvero il presente fosse influenzato dal passato, ciò vorrebbe dire che tutti quanti mostrerebbero gli stessi sintomi. Questo conduce il filosofo a spiegare quanto sia sbagliato interpretare le cose solo con il rapporto causa-effetto (determinismo). Nella psicologia adleriana è molto importante la nozione di teleologia, vale a dire lo studio dello scopo di un dato fenomeno anziché della sua causa. Adler tende a negare l’esistenza del trauma, così come la sua influenza negativa sul presente, una teoria nettamente opposta rispetto a quella freudiana, secondo cui invece le ferite psichiche dell’individuo provocano la sua infelicità presente. Adler sostiene che non siamo determinati dalle nostre esperienze, ma è soltanto il significato che attribuiamo loro a essere autodeterminante.

L’origine della rabbia. Il filosofo sostiene che le emozioni siano controllate dall’uomo unicamente per raggiungere un obiettivo. Per giungere a questa conclusione, il filosofo racconta al giovane la storia di una madre che litigava con sua figlia e che, allo squillo del telefono, era riuscita a mutare totalmente il tono della voce. Dunque la madre utilizzava la rabbia per sottomettere la figlia. Il giovane ritiene che questa visione sia troppo nichilista: ovvero le emozioni servirebbero all’uomo solo per raggiungere uno scopo. Il filosofo ribadisce la propria posizione, derivata dalla filosofia di Adler, e aggiunge che, così come le emozioni non controllano l’individuo, neanche il passato può controllarlo.

L’infelicità e il cambiamento. Il giovane sostiene di essere insoddisfatto di se stesso e di ammirare un suo amico, che vorrebbe imitare e di cui vorrebbe possedere la grande personalità. Il filosofo sostiene che questo suo desiderio implica il fatto di non essere felice allo stato attuale e di ritenere che acquisendo le capacità del suo amico il giovane riuscirebbe a raggiungere la felicità. L’errore, dice il filosofo, risiede nel fatto di non valorizzare se stessi e di non accettarsi per quelle che sono le proprie qualità. L’infelicità, continua il filosofo, è una scelta proprio come lo è fare del male. Anche l’agire per il male degli altri è dovuto a una finalità nascosta, interiore. A proposito del cambiamento, il filosofo dice al giovane che secondo Adler la personalità coincide con lo stile di vita, ovvero con la concezione che si ha del mondo, con il proprio modo di pensare. Lo stile di vita è scelto dall’individuo, non è innato. Questa scelta non è conscia ma vi hanno contribuito tanti fattori, es. la razza, la nazionalità, la cultura e l’ambiente domestico. Ciò che frena dal cambiamento è la paura. È infatti molto più semplice dover gestire la propria vita così com’è, nonostante l’infelicità, anziché intraprendere un percorso di cambiamento per cui si dovranno affrontare esperienze totalmente nuove, in grado di generare ansia. Ciò che frena dal cambiamento è dunque la mancanza di coraggio.

Piacere a se stessi e agli altri. Nel corso della seconda notte, il filosofo e il giovane discutono a proposito delle relazioni interpersonali, causa primaria di infelicità. Il filosofo racconta la storia di una donna che aveva paura di arrossire e che per questo non si era dichiarata all’uomo che amava. Il filosofo le aveva detto che questa paura serviva soltanto per accettare la propria insoddisfazione nei confronti di se stessa. Il sintomo della paura di arrossire era conseguenza della mancanza di fiducia in se stessa. La storia di questa donna serve al filosofo per far capire al giovane che la propria incapacità di piacere a se stesso è una scusa per non avere relazioni interpersonali. Le relazioni interpersonali infatti potrebbero provocare delusione e sofferenza. Evidenziare i propri difetti è utile invece a trovare un alibi per il rifiuto da parte degli altri. In modo provocatorio – in realtà riprendendo un concetto di Adler – il filosofo dice che per superare ogni problema bisognerebbe vivere da soli.

Il senso e il complesso di inferiorità. Il senso di inferiorità è una concezione moderna scaturita però proprio dalla filosofia di Adler, il primo a usare l’espressione «senso di inferiorità» nell’accezione odierna. Si tratta in sostanza del modo in cui ognuno vede se stesso e del valore che si dà. Il filosofo confessa di aver provato un senso di inferiorità a causa della sua statura. Eppure egli sottolinea che quel senso di inferiorità non poteva che essere derivato dal confronto con gli altri: il senso di inferiorità è un’idea soggettiva, non oggettiva, ed è un problema che riguarda tutti, anche gli uomini di successo e le donne bellissime. Infatti tutti nascono con un profondo senso di inferiorità ma anche con un innato desiderio di migliorare, di raggiungere i propri obiettivi. Adler sostiene che il senso di inferiorità potrebbe rappresentare uno stimolo per produrre dei miglioramenti. Il senso di inferiorità non va confuso con il complesso di inferiorità. Il complesso allude a uno stato psicologico anormale, costituito da una fitta rete di emozioni e di idee. Il senso di inferiorità può essere uno stimolo per lo sforzo e la crescita (es. chi pensa di non essere molto istruito e di dover impegnarsi più di chiunque altro). Invece il complesso di inferiorità è la condizione in cui si inizia a usare il senso di inferiorità come pretesto, per cui chi non è molto istruito, per es., ritiene che non potrà mai farcela. Il filosofo sottolinea che il verbo potere può essere sostituito con volere: la volontà non è sufficientemente forte da rinunciare ai piaceri immediati (es. gli hobby).

La libertà. La terza parte della conversazione si apre trattando della libertà. Secondo il giovane, la libertà si può conquistare tramite la ricchezza. Tuttavia, il denaro non implica l’acquisizione della felicità e la costruzione di relazioni positive con persone in grado di amare incondizionatamente. Nelle relazioni interpersonali ciò che ci priva della libertà è la costante ricerca dell’approvazione altrui. Il giovane, in particolare, racconta al filosofo di essere stato perennemente sotto pressione a causa delle alte aspettative dei suoi genitori, anche quando aveva scelto un percorso universitario diverso da quello che essi si attendevano. Il giovane li aveva costretti, in sostanza, ad approvare la sua scelta. L’approvazione, dice il filosofo riprendendo Adler, non dovrebbe manifestarsi con ricompense o con punizioni in relazione ai successi o ai fallimenti. Non bisogna vivere per soddisfare gli altri ma soltanto noi stessi. Non è un’idea nichilista, come suggerisce il giovane, né tantomeno egoista: si tratta piuttosto di seguire il proprio io, di essere così come si è. L’approvazione altrui implica il desiderio di non essere disapprovati, che Kant chiama «inclinazione», l’insieme dei desideri istintivi e impulsivi. Secondo il filosofo un passo fondamentale verso la libertà consiste proprio nell’accettare la disapprovazione altrui, nel liberarsi dalla paura di riceverla. Infatti la disapprovazione è compito di chi disapprova, non di chi riceve la disapprovazione.

La psicologia individuale e l’olismo. La psicologia individuale, coniata da Adler, non consiste nello studio di un individualismo che conduce le persone all’isolamento. Il filosofo tende a precisare che la parola «individuo» significa «indivisibile». Esempio di indivisibilità sono le parti del corpo e la mente, per cui uno stato d’animo si riflette con delle manifestazioni di sintomi a livello fisico. La visione dell’uomo come di un tutt’uno, come di qualcosa che non si può dividere, prende il nome di olismo.

L’egocentrismo. Egocentrico è colui che pensa soltanto al proprio tornaconto, che agisce unicamente per se stesso. Egocentrico è però anche chi cerca l’approvazione degli altri poiché tutte le sue azioni sono finalizzate al raggiungimento di un giudizio positivo: in tal caso non si tratta di soddisfare gli altri ma di soddisfare il sé. Il filosofo sottolinea però che il centro del mondo non è l’io. È naturale cercare di creare relazioni a scuola, in famiglia, nel lavoro, eppure la costruzione di queste relazioni non deve avvenire in funzione di quello che gli altri fanno per l’io. La domanda che l’individuo si pone è: «Cosa può darmi?». Nel momento in cui le aspettative sono disattese, subentra il rancore e il pensiero che l’altro non abbia fatto nulla. Un altro problema di cui discute il filosofo riguarda la percezione che abbiamo del mondo. Per far comprendere il concetto, il filosofo ricorda al giovane quanto siano diverse le carte geografiche usate in Francia e in Cina: nelle prime l’America si trova a sinistra e l’Asia a destra, con l’Europa al centro, mentre nel secondo caso l’America è a destra e l’Europa a sinistra. Questo dipende dal fatto che le rispettive nazioni si sentano al centro del mondo. Ma in realtà nessuna di esse lo è: dipende soltanto dalla prospettiva con cui si guarda il planisfero.

La relazione orizzontale. È quel tipo di rapporto che si instaura tra genitore e figlio. Durante il processo educativo – sia che si tratti di un figlio sia che si tratti di un neoassunto – si tende a elogiare o a rimproverare. Il giovane ritiene che l’elogio sia più efficace rispetto al rimprovero poiché l’elogio porterebbe all’azione per ottenere la ricompensa mentre il rimprovero per non essere punito. Il risultato sarebbe comunque lo stesso. Eppure Adler ritiene che l’elogio non vada fatto: infatti l’elogio cela l’espressione di un giudizio, seppur positivo, da parte di una persona capace rispetto a una incapace. L’obiettivo dell’elogio non sarebbe dunque la gratitudine bensì la manipolazione. I bambini desiderano essere elogiati poiché percepiscono che quella con i genitori è una relazione verticale, costruita su un rapporto di inferiorità-superiorità.

04Citazioni

«È in questo che consiste la divisione dei compiti. Temi che gli altri ti guardino e ti giudichino, così desideri costantemente la loro approvazione. Ebbene, perché hai paura del loro giudizio?»

«Si desidera essere elogiati da qualcuno o, viceversa, si decide di elogiare qualcuno, a riprova che tutte le relazioni interpersonali sono considerate “relazioni verticali”.»

«Come dice Adler, comprendere l’essere umano non è impresa facile. Tra tutte le forme della psicologia, quasi sicuramente la psicologia individuale è la più difficile da imparare e da attuare.»

«Quando si instaurano relazioni interpersonali, è inevitabile soffrire e anche far soffrire. Per sbarazzarsi dei problemi si può soltanto vivere tutti soli nell’universo, ma purtroppo è impossibile.»

05Perché leggere questo libro

Perché gli autori spiegano concetti filosofici in modo semplice e chiaro.

Perché la forma del dialogo aiuta a seguire il filo del discorso.

Perché offre una prospettiva nuova sulla preoccupazione del giudizio altrui.

Perché guida il lettore nel cammino verso la felicità.

Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante. Acquista il libro nella tua libreria preferita.

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Life coach dal 2005, trainer di PNL e autrice di libri di crescita personale: coaching individuale anche a distanza e corsi online su peso, figli, crescita personale e lavoro.

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