Marshall Rosenberg, Le parole sono finestre [oppure muri], Esserci Edizioni
01Appunti di lettura
Chiamo questo processo comunicazione non violenta utilizzando il termine non violenza nel modo in cui lo usava Gandhi per far riferimento al nostro stato naturale di empatia. CNV o comunicazione empatica.
Le quattro componenti della CNV: 1. Osservazioni, 2. Sentimenti, 3. Bisogni, 4. Richieste. Che cosa osserviamo altre persone dire o fare? Articoliamo tale osservazione senza alcun giudizio né valutazione ma semplicemente dicendo quello che gli altri fanno che a noi piace o non piace. In seguito, affermiamo in che modo ci sentiamo quando osserviamo queste azioni: siamo tristi, spaventati, gioiosi, divertiti, irritati, ecc.? Ed in terzo luogo, diciamo quali nostri bisogni sono collegati ai sentimenti che abbiamo identificato. La quarta componente è una richiesta specifica, sotto forma di domanda: saresti disposto a…?
Le azioni concrete che osserviamo e che influenzano il nostro benessere. Come ci sentiamo in relazione a ciò che osserviamo. I bisogni, desideri che creano i nostri sentimenti. Le azioni concrete che desideriamo richiedere.
ERRORI nelle osservazioni. Giudizi moralistici: il tuo problema è che, lei è pigra, questa cosa è inopportuna, idiota, lei è distaccata e insensibile, lui è puntiglioso e nevrotico, tu sei sbadato e disorganizzato. Paragoni: lui è meglio, questo è tanto, questo è troppo. Negare la responsabilità: ci sono cose che si devono fare, tu mi fai sentire…, l’ho fatto perché dovevo, bevo perché sono alcolizzato, l’ho punito perché è corso via, ho mentito perché me l’ha detto il capo, fumo perché lo fanno tutti, sono stato sopraffatto dal desiderio di mangiare, è più forte di me, mi fai sentire inutile.
CORREZIONI 1. anziché negazione della responsabilità. Non mi piace fare questa cosa al lavoro, la detesto. > Non mi piace farla ma scelgo di farla perché voglio tenermi il mio lavoro. 2. Anziché motivare per premi o punizioni.
Separare l’osservazione dalla punizione. Il filosofo indiano J. Krishnamurti affermò che osservare senza valutare è la forma più elevata di intelligenza umana. No: lui parla troppo, ha la lingua lunga, vuole essere al centro dell’attenzione, … Concentrati su comportamenti specifici! No: Sei troppo generoso. Sì: quando ti vedo dare ad altri tutti i soldi del tuo pranzo, penso che tu sia troppo generoso. No: Sergio rimanda sempre a domani. Sì: Sergio ha studiato per l’esame soltanto la sera prima.
Sempre, mai, ogni volta, … SOLO Se riferite a una osservazione personale: Non ricordo di averti visto mai fare… Ogni volta che ho visto Elena al telefono parlava per almeno 30 min. Spesso o tre volte la scorsa settimana? Raramente o due volte su dieci.
Esprimere i sentimenti. NO: sento che non è giusto, mi sembra di vivere con una mummia, sento che questa soluzione non mi andrà bene, sento che dovresti…, Sento che io, lui, tu… Sì: Sento tristezza perché… Sento rabbia, Mi sento agitato, Mi sento incapace, insoddisfatto, impaziente, frustrato, … No: Mi sento poco importante (è un giudizio su altri). Sì: Mi sento triste perché credo di… No: Mi sento frainteso (implica una valutazione su altri). Sì: Mi sento infastidito perché temo di essere stato frainteso. No: Mi sento ignorato. Sì: Mi sento triste perché…
Parole che esprimono il modo in cui interpretiamo gli altri: abbandonato, attaccato, costretto, dato per scontato, frainteso, ignorato, imbrogliato, imprigionato, ingannato, interrotto, intimidito, manipolato, messo con le spalle al muro, messo sotto pressione, minacciato, molestato, non appoggiato, non ascoltato, non voluto, piantato in asso, privato di fiducia, provocato, rifiutato, sfruttato, sminuito, sottovalutato, strumentalizzato, tradito, trascurato, emarginato, ferito, umiliato, usato.
Vocabolario di sentimenti. Per esprimere i nostri sentimenti è utile servirsi di parole che fanno riferimento ad emozioni specifiche piuttosto che parole vaghe e generiche. Ad esempio mi sento bene a proposito di questa cosa, la parola “bene” può essere sollievo, lieto, sereno. Idem per: rispettare le scelte, come? Libertà di crescere? Lasciami stare?
Vocaboli per sentimenti soddisfatti: a mio agio, affascinato, affettuoso, agitato, allegro, amichevole, ammaliato, amorevole, appagato, appassionato, assorto, attento, audace, baldanzoso, beato, bendisposto, brillante, brioso, calmo, caloroso, coinvolto, commosso, compiaciuto, contento, curioso, deliziato, di buon umore, divertito, eccitato, effervescente, elettrizzato, emozionato, entusiasta, estasiato, esuberante, esultante, felice, festoso, fiducioso, frizzante, gaio, gioioso, giubilante, glorioso, grato, immerso, impaziente, impressionato, in armonia, in attesa, in pace, incantato, incoraggiato, incuriosito, intenerito, interessato, ispirato, libero, lieto, meravigliato, orgoglioso, ottimista, pacifico, pieno di ammirazione, pieno di energia, placido, raggiante, rallegrato, rapito, rasserenato, riconoscente, rilassato, rinforzato, rinfrescato, risvegliato, sensibile, senza fiato, sereno, sfavillante, sicuro, soddisfatto, sollevato, sopraffatto, sorpreso, spensierato, speranzoso, stregato, stupito, toccato, tranquillo, turbato, vigile, vivace.
Vocaboli per sentimenti non soddisfatti: a disagio, abbattuto, addolorato, adirato, affaticato, afflitto, affranto, agitato, allarmato, amareggiato, angosciato, annoiato, ansioso, apatico, arrabbiato, assonnato, atterrito, avverso, avvilito, colpevole, confuso, contrariato, costernato, cupo, deluso, demoralizzato, depresso, di malumore, diffidente, disgustato, disilluso, disinteressato, disperato, dispiaciuto, distaccato, dolente, dubbioso, esasperato, esausto, febbrile, fiacco, freddo, frustrato, furibondo, furioso, geloso, imbarazzato, impacciato, impaurito, impaziente, impensierito, impotente, inappagato, inasprito, incerto, incontrollabile, incurante, indifeso, indifferente, infastidito, infelice, infervorato, inorridito, inquieto, insensibile, insicuro, insoddisfatto, invidioso, irrequieto, irritabile, irritato, letargico, malinconico, mesto, nervoso, ostile, pensieroso, perplesso, perso d’animo, pessimista, pieno di paura, pieno di rancore, pieno di vergogna, preoccupato, raccapricciato, rammaricato, rattristato, reticente, riluttante, risentito, sbigottito, scettico, scioccato, scocciato, sconsolato, scontento, sconvolto, scoraggiato, scosso, seccato, senza energia, sfiduciato, sfinito, sgomento, snervato, solo, sopraffatto, sorpreso, spaventato, stanco, stordito, straziato, stressato, stufo, suscettibile, svogliato, teso, tetro, tiepido, timoroso, titubante, triste, turbato, vergognoso.
Le azioni degli altri possono essere uno stimolo per i nostri sentimenti ma non ne sono mai la causa. Quando qualcuno ci manda un messaggio negativo, sia esso verbale oppure non verbale, abbiamo quattro modi possibili di riceverlo. Uno è quello di prenderlo in modo personale, sentendovi contenuta una critica o un’attribuzione di colpa. A: Sei una persona egoista. B: Oh, avrei dovuto mostrarmi più sensibile. Una seconda possibilità è quella di criticare il nostro interlocutore. B: Sei tu quello egoista! Esprimiamo i nostri sentimenti: B: quando ti sento dire che sono la persona più egoista… mi sento addolorato, perché ho bisogno che i miei sforzi per … vengano riconosciuti.
Come rispondere all’altro? Con una domanda che “indovina” il sentimento: “Ti senti amareggiato perché hai bisogno che le tue preferenze siano tenute in maggiore considerazione?”
No: mi hai dato un dispiacere. Sì: quando non sei venuto, mi è dispiaciuto perché… No: Mi ha fatto irritare che abbiano annullato il contratto. Sì: Quando hanno annullato il contratto, mi sono irritata perché ho pensato che si trattasse di un atto irresponsabile. No: Mi secca molto che ci siano errori nella grafica. Sì: quando vedo errori… sono seccato perché ho bisogno che la nostra immagine rifletta il nostro impegno. No: fai stare male mamma e papà quando prendi brutti voti. Sì: Quando hai preso un brutto voto, ci siamo sentiti tristi per te e perché sapevamo che ti eri impegnato così tanto. No: Mi sono offeso perché non hai chiamato. Sì: Il fatto che tu non abbia chiamato mi ha fatto sentire offesa perché volevo parlarti. No: La mamma è triste se non finisci il pranzo. Sì: Quando non finisci il tuo pranzo mi sento triste perché desidero che tu cresca sano e forte. No: Non mi capisci mai. Sì: Mi sembra che in questa e anche in altre occasioni io non riesca a far arrivare la mia intenzione. No: lavori sempre fino a tardi, ami il tuo lavoro più di me. Sì: Quando lavori fino a tardi mi rattristo perché vorrei che tu spendessi più tempo con me perché questo significherebbe per me che mi ami.
Bisogni fondamentali: libertà di scegliere, festeggiare, celebrare, autenticità, autorealizzazione, creatività, dare significato alle cose, accettazione, amore, appartenenza, apprezzamento, calore umano, comprensione, considerazione, contribuire al mondo, empatia, tatto, fiducia, giustizia, intimità, onestà, sincerità, prossimità, rispetto, stima, supporto, sostegno, riposo, divertimento, espressione, ridere, armonia, ordine, pace.
Mai giustificarsi: Sai ho avuto una giornata piena, ho fatto i mestieri sono andata a prendere…, ho sistemato… e non ho avuto proprio tempo di…
Mai sentirsi responsabili per i sentimenti altrui: Ogni volta che la vedo addolorata mi sento responsabile e…
Dì cosa vuoi e non cosa non vuoi: Chiesi a mio marito di non passare così tanto tempo al lavoro, tre settimane dopo si era iscritto al club di golf. Vorrei avergli detto che desideravo che passasse almeno una sera a casa con me e i bambini.
Non essere vago, sii preciso nelle richieste: Cerca aiuto, come? Mandamelo, come? Ti contatto io, come? Ci aggiorniamo, come? Ti aiuto io, come? Lasciami in pace, come? Dammi spazio, come? Voglio poter essere me stessa, come? Voglio che vi sentiate liberi di esprimervi in ufficio in mia presenza, come?
Oltre a elencare i fatti e i nostri sentimenti, dobbiamo dire cosa vogliamo. Mi sento contrariata perché hai dimenticato di fare la spesa come ti avevo chiesto. >> Riusciresti ad andare adesso oppure ti vengono in mente idee per la cena con ciò che abbiamo in frigo?
Certe volte annuisci per accogliere e semmai usa esclamazioni: A: C’è coda. Siamo troppo lenti, è mortale. B: No: È l’ora di punta è normale. Sì: Vero, che noia. // Vero, vorresti essere già a casa, vero? // Vero, questi momenti ti fanno rimpiangere la campagna, vero?
Accertati che l’altro abbia ascoltato veramente. A: Nicola, mi mancherebbero dei voti sul registro per il tuo quadrimestre. B: Sì, ho capito. A: Aspetta, cos’hai capito? Dicevo che mi mancano dei voti, come possiamo fare? B: Ho capito che devo saltare calcetto per studiare che lei domani mi interroga. A: Be’, veramente non è esattamente ciò che ho detto.
Le richieste sono percepite come pretese quando gli altri pensano che siano incolpati o puniti se non accettano. Dobbiamo essere disposti a ricevere un “no” alla nostra richiesta perché la CNV si basa sull’onestà e l’empatia. Anche se noi vogliamo qualcosa non è detto che l’altro si senta costretto a farla, solo perché noi la chiediamo.
Non usare etichette: Sono dei disadattati socialmente. Sei pigro. Sei un nullafacente.
Prima di rassicurare o di consigliare accertati che siano richiesti e graditi. Lei: Sono brutta. Tu: Non è vero, sei bellissima. Bastava indagare e scoprire che si trattava della pettinatura, trucco, vestito… C’è qualcosa che non ti piace nel tuo aspetto oggi? No a quei “penso che dovresti…”, “secondo me dovresti…”, “questo non è niente, aspetta di sentire cosa è capitato a me…”, “questo per te potrebbe trasformarsi in un’esperienza molto positiva se solo…”, “non è stata colpa tua”, “Tirati su, non abbatterti, non dargli questa soddisfazione”.
«La convinzione di dover “aggiustare” le situazioni e di far stare meglio gli altri ci impedisce di essere presenti.» «La qualità di questa presenza permette di distinguere l’empatia dalla comprensione intellettuale.»
A: “Non sei bravo a lavorare in gruppo”. Parafrasiamo in forma di domanda, se il sentimento e bisogno sono giusti, bene, altrimenti possono correggerci visto che abbiamo posto una domanda. B: “Stai reagendo al fatto che l’altro giorno mi sono mostrata frettolosa e ho assunto atteggiamenti scontrosi?” // “Sei arrabbiato perché volevi mostrare il tuo lavoro e, da quanto dici, non te ne ho dato l’occasione?” // “A cosa di preciso ti stai riferendo?” // “Come vorresti che io mi comportassi la prossima volta?” Attenzione al tono della voce: sinceramente curioso (mie parole), no critica no sarcasmo.
Lascia all’altro l’opportunità di esprimersi completamente prima di cercare di risolvere o richiedere aiuto. A: Mio figlio è impossibile, qualsiasi cosa io dica ha sempre da ridire. B: Sembra che lei sia stanca di questa situazione e che voglia trovare un modo per collegarsi con suo figlio. A: Forse è colpa mia perché gli grido sempre addosso. B: È addolorata perché vorrebbe essere più comprensiva? A: Come madre sono proprio un fallimento. B: Si sente scoraggiata e vorrebbe relazionarsi meglio con suo figlio? Resta sul comportamento e non avvalorare né negare suoi commenti sull’identità.
Se siamo tesi e non connessi con noi stessi. Se urliamo: NO: Qual è il vostro problema? Possibile che non siete capaci di stare calmi? Torno a casa dopo una giornata di lavoro e sono stanca e mi devo anche sorbire due incapaci come voi? Basta. Sì: Hey, sto provando molto fastidio ora. In questo momento non voglio avere a che fare con il vostro litigio. Voglio solo un po’ di pace e tranquillità.
Carl Rogers: «quando qualcuno ti ascolta davvero senza giudicarti, senza cercare di prendersi la responsabilità per te, senza cercare di plasmarti, ti senti tremendamente bene. Quando sei stato ascoltato e compreso, sei in grado di percepire il tuo mondo in modo nuovo ad andare avanti. È sorprendente come i problemi che sembravano insolubili diventano risolvibili quando qualcuno ascolta. Quando si viene ascoltati ed intesi, situazioni confuse che sembravano irrimediabili si trasformano in ruscelli che scorrono relativamente limpidi.»
Esempio di aggressione sventata: A: Togliti i vestiti. (Trema). B: Mi sembra che questo ti faccia molta paura. A: Mi hai sentito? Maledizione, togliti i vestiti. B: Sei davvero arrabbiato e vuoi che io faccia quello che mi stai dicendo? A: Hai proprio ragione, e ti farò del male se non lo fai. B: Vorrei che mi dicessi se c’è qualche altro modo di soddisfare i tuoi bisogni che non faccia del male a me. A: Ho detto di toglierteli. B: Vuoi proprio che questo accada. Allo stesso tempo, voglio che tu sappia che ho paura e che mi sento malissimo e che sarei molto grata se te ne andassi senza farmi del male. A: Dammi il portafogli.
Non sbattere mai i “ma” in faccia alle persone arrabbiate.
Traduci “devo” in “scelgo” + “voglio”: Scelgo di fare anche le fatture perché voglio continuare questo lavoro e ciò significa che ho clienti.
Falsi bisogni: il denaro… o rassicurazione? Affermazione? Approvazione esterna… o senso di accettazione? Non fare cose per paura di una punizione, senso di vergogna, senso di colpa, senso del dovere altrui…
Distingui lo stimolo dalla causa: non ci arrabbiamo perché qualcuno ci ha fatto arrabbiare. No: mi sento triste perché hai detto. Mi fa arrabbiare che hai fatto. Sono fuori di me perché non hanno accettato la mia richiesta. La rabbia non sta nelle azioni altrui, sta nel nostro pensiero: nel giudizio che diamo, nel fatto che un nostro bisogno non è soddisfatto.
Se ci mettiamo nei panni altrui possiamo capire le situazioni altrui, eventuali impedimenti, sentimenti, bisogni, difficoltà, dubbi…
Datti empatia per i tuoi sentimenti e poi prosegui.
«Quando sento che l’altro ha paura e vuole proteggere sé stesso, riconosco che anche io ho bisogno di proteggere me stesso e anche io so che cosa vuol dire avere paura.»
«Ho imparato a trarre molta più gioia dagli esseri umani se non ascolto quello che pensano.»
«La nostra rabbia viene dai giudizi, dalle etichette, dai pensieri di biasimo, dai preconcetti su quello che le persone “dovrebbero” fare o su ciò che si “meritano”.»
Quando pensi per giudizi e pensi “Non mi piacciono le persone che…” chiediti: “Quando do questo giudizio, di che cosa ho bisogno che non sto ricevendo?”
Mediare con la CNV. Il processo che la maggior parte dei mediatori utilizza è: studiare le questioni alla base del conflitto e poi mediare sulla base di queste questioni, invece di concentrarsi sul creare connessioni umane. Nella mediazione con la CNV 1. Esprimiamo i nostri bisogni, 2. Cerchiamo di capire quelli altrui, 3. Verifichiamo di averlo riconosciuto e ascoltato. 4. Diamo empatia così che entrambi possano ascoltare l’altro, 5. Proponiamo strategie per risolvere il conflitto. Tutti abbiamo gli stessi bisogni indipendentemente dalla razza, religione, lavoro o livello culturale. I bisogni non contengono alcun riferimento a persone che intraprendono azioni. A: Devo uscire da questo matrimonio. B: Senti che hai bisogno di spazio? Maggior comprensione? Nella mediazione classica, il mediatore è il protagonista; nella mediazione CNV, il mediatore è il punto di incontro e le parti sono presenti. «So che entrambi provate molto dolore. Voglio iniziare chiedendo a ciascuno di voi di esprimere quali vostri bisogni non sono soddisfatti nella vostra relazione. Una volta che avrete entrambi capito i bisogni reciproci, sono fiducioso che troveremo delle strategie per soddisfarli.»
Trasforma il messaggio in bisogno, che sia silenzio, diniego, giudizio, gesto, richiesta, trova il bisogno: di essere capito, di protezione, di sicurezza, di comprensione, di sentirsi ascoltato con rispetto, di soddisfazione, di rispetto, di rassicurazione… Un bisogno non contiene alcun riferimento ad azione specifica. No: Ho bisogno che tu faccia. Sì: Ho bisogno di sentirmi protetta ecco perché ti chiedo/vorrei che tu…
5 passaggi: Noi esprimiamo, Loro esprimono, Comprensione dei bisogni di entrambe le parti da entrambe le parti, Dare empatia da entrambe le parti, Troviamo strategie risolutive valide per le parti. Non spostarti troppo in fretta sulle strategie se non hai capito i bisogni né offerto empatia.
Per richieste nel futuro, restiamo sul presente. No: Vorrei che venissi con me sabato sera a vedere… Sì: Saresti disposto a dirmi se verrai con me sabato sera…?
“Allora, sei molto irritato e vorresti essere rassicurato del fatto che potrai poi spiegare la tua versione dei fatti?” “Ti senti arrabbiato perché vorresti essere trattato con maggior rispetto? / perché sai di avere ancora molto lavoro noioso da svolgere? / perché …”
Role play perché accelerare i tempi dove il mediatore fa una delle due parti come dovrebbe. Chiedere prima a chi vede il suo ruolo in scena e che sia fattibile.
Ernest Becker nel suo libro Revolution in Psychiatry attribuisce la depressione ad “alternative cognitive bloccate”. Quando dentro di noi portiamo avanti dialoghi fatti di giudizi ci alieniamo da ciò di cui abbiamo bisogno e non riusciamo poi ad agire per soddisfare quei bisogni.
TEST: osservazione o valutazione?
Ieri Gianni si è arrabbiato con me senza alcun motivo.
Ieri sera Monica si mangiava le unghie mentre guardava la televisione.
Silvia non ha chiesto la mia opinione durante la riunione.
Mio padre è un uomo buono.
Giulia lavora troppo.
Ivano è aggressivo.
Pamela è stata la prima della fila tutti i giorni di questa settimana.
Mio figlio spesso non si lava i denti.
Giacomo mi ha detto che vestita di giallo non stavo bene.
Mia zia si lamenta quando parlo con lei.
La 2, 3, 7, 9. La 8 no perché “spesso” è una valutazione. La 10 manca di specificità tra cosa e con che frequenza.
TEST: esprimere i sentimenti o no?
Sento che non mi ami.
Sono triste che tu te ne vada.
Mi sento spaventato quando dici questo.
Quando non mi saluti mi sento trascurato.
Sono felice che tu possa venire.
Sei disgustoso.
Mi sento che vorrei picchiarti.
Mi sento di essere stato frainteso.
Mi sento bene riguardo a ciò che hai fatto per me.
Sono una persona inutile.
La 2, 3, 5, 9. La 4 indica un’azione subita “trascurato” e non un sentimento. La 6 è un giudizio. La 7 è un desiderio. La 8 è un’azione subita. La 10 è un giudizio.
TEST: Riconoscere i bisogni o no?
Mi fa irritare quando lascia i documenti dell’azienda sul pavimento della sala conferenze.
Mi sento arrabbiato quando dici queste cose, perché ho bisogno di rispetto e sento le tue parole come un insulto.
Mi sento frustrato quando arrivi in ritardo.
Sono triste per il fatto che non verrai a cena perché speravo che avremmo trascorso la serata insieme.
Mi sento frustrato perché hai detto che lo avresti fatto invece non lo hai fatto.
Sono scoraggiata perché avrei voluto progredire di più nel mio lavoro.
Le cose che la gente dice talvolta mi feriscono.
Sono felice che tu abbia ricevuto quel premio.
Mi sento spaventato quando alzi la voce.
Ti sono grata per avermi dato un passaggio perché avevo bisogno di arrivare a casa prima dei bambini.
La 2, 4, 6, 10. La 1 non esprime il bisogno… di conservare i documenti in un armadio. La 3 idem, perché volevo prendere dei posti nelle prime file. La 5 idem, perché vorrei poter fare affidamento sulle tue parole. La 7 idem, perché vorrei essere apprezzata e non criticata. La 8 idem perché speravo che il tuo lavoro fosse riconosciuto quanto merita. La 9 idem, perché dico a me stesso che qualcuno potrebbe finire per farsi del male e ho bisogno di sapere che siamo tutti al sicuro.
TEST: Esprimere le richieste?
Voglio che tu mi capisca.
Vorrei che mi dicessi qual è la cosa che hai apprezzato.
Vorrei che tu avessi maggior fiducia in te stesso.
Voglio che tu smetta di bere.
Voglio che mi lasci essere me stessa.
Vorrei che fossi onesto con me circa la riunione di ieri.
Vorrei che tu guidassi entro il limite di velocità.
Vorrei conoscerti meglio.
Vorrei che tu mostrassi rispetto per la mia privacy.
Vorrei che tu preparassi più spesso la cena.
La 2, 7. La 1 non è specifica. La 3 idem. La 4 è al negativo, meglio: voglio che tu mi dica quali bisogni sono soddisfatti dal bere e che esplori con me altri modi per soddisfare questi bisogni. La 5 è vaga. La 6 idem. La 8 idem. La 9 idem. La 10 idem per il più spesso.
TEST: Ricezione con empatia o altro?
A: Come ho potuto fare una cosa così stupida? B: Nessuno è perfetto, sei troppo critico con te stesso.
A: Se vuoi la mia opinione dovremmo rispedire tutti questi immigrati al loro paese d’origine. B: Pensi davvero che risolverebbe qualcosa?
A: Non sei mica Dio! B: Ti senti frustrato perché vorresti che ammettessi che ci sono anche altri modi di affrontare questa situazione?
A: Penso che tu mi dia per scontato, non so come faresti senza di me. B: Non è vero, non ti do per scontato.
A: Come hai potuto dirmi una cosa del genere? B: Sei ferita perché ho detto questo?
Sono furibonda con mio marito, non c’è mai quando ho bisogno. B: Pensi che dovrebbe essere più presente?
Sono disgustata da quanto sto diventando grassa. B: Magari puoi fare un po’ di jogging.
Pianificare il matrimonio di mia figlia mi sta dando parecchia ansia. La famiglia del suo fidanzato non dà alcun aiuto. E cambiano continuamente idea sul tipo di matrimonio che vorrebbero. B: Quindi ti senti ansiosa circa le preparazioni da fare e ti farebbe piacere che i tuoi futuri consuoceri fossero più consapevoli del fatto che la loro indecisione sta creando alcune complicazioni?
Quando i miei parenti vengono a casa mia senza avvertire prima, mi sento vittima di un’invasione. Mi ricorda di quando i miei genitori facevano progetti per me ignorando completamente i miei desideri. B: So come ti senti. Anche io provavo le stesse cose.
Sono deluso dalla tua performance del mese scorso. Avrei voluto che il tuo reparto raddoppiasse la produzione. B: Capisco che tu sia deluso, ma abbiamo un sacco di assenze per malattia.
La 3, 8. La 1 no perché sta rassicurando. La 2 no perché cerca di educare. La 4 no perché si difende. La 5 no perché B si assume la responsabilità del fatto che l’altra sia ferita. La 6 no perché si concentra sui pensieri e non avvalora il sentimento. La 7 no perché dà un consiglio. La 9 no perché parla di sé. La 10 no perché accoglie ma poi si giustifica.
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