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Comunicazione & Psicologia

Te lo leggo in faccia

di Paul Ekman

Editore
Amrita
Traduzione
A. Basso
Lettura
8 minuti
Scheda di
Fabrizio Rigante
Scheda
n° 183

L’obiettivo è riconoscere l’emozione e adottare la reazione più opportuna a essa.

Foto: Egor Myznik su Unsplash

Paul Ekman, Te lo leggo in faccia, Edizioni Amrita, trad. A. Basso

01Chi è l’autore?

Paul Ekman è il massimo esperto mondiale di espressioni facciali. La sua ricerca su questa materia lo ha portato a vincere molti premi scientifici, tanto che il Time Magazine lo ha nominato tra le cento persone più influenti del pianeta. Docente presso la Scuola di Medicina dell’Università della California a San Francisco, ha pubblicato più di cento articoli su prestigiose riviste scientifiche.

02Qual è l’intento dell’autore?

Considerando l’importanza delle emozioni per lo sviluppo di relazioni interpersonali soddisfacenti, l’autore analizza le caratteristiche di emozioni come rabbia, tristezza, paura e disgusto e ne individua le peculiarità espressive attraverso una serie di immagini da lui stesso realizzate. L’obiettivo è riconoscere l’emozione e adottare la reazione più opportuna a essa.

03Questo libro insegna

Emozioni inadeguate. Spesso le emozioni si rivelano inappropriate rispetto a una certa situazione. Le reazioni emozionali sono diverse a seconda dei soggetti, eppure ci sono dei pulsanti che scatenano la stessa emozione indipendentemente dalla persona (es. un attimo di paura quando si scampa a un incidente stradale). L’autore sottolinea che la reazione emozionale non dipende dalla cultura. Nel corso di alcune interviste, anzi, l’autore ha riscontrato notevoli differenze fra gli americani riguardo a ciò che provoca tristezza, rabbia, paura etc. Esistono però i cosiddetti «valutatori automatici», collegati a due tipi di inneschi: 1) La ricerca di eventi già immagazzinati, rilevanti per il benessere o la sopravvivenza. Per es., allo schema relativo alla paura potrebbe essere associata «la minaccia che ci venga fatto del male»; 2) La ricerca di eventi immagazzinati specifici. L’evento non è più astratto, per es. la perdita di una persona cara può essere un evento scatenante la tristezza.

Come nascono le emozioni. Secondo l’autore, i percorsi di insorgenza delle emozioni sono: 1) I valutatori automatici. Non derivano dall’esperienza diretta ma cercano di scandagliare la realtà alla ricerca di ciò che è stato importante per la sopravvivenza non solo della nostra vita individuale, ma anche di quella dei nostri antenati; 2) La valutazione riflessiva. Affronta le situazioni ambigue e aiuta a non fraintendere gli eventi; 3) Il ricordo di una passata esperienza emozionale. Raccontare una particolare emozione del passato permette di riviverla nel presente; 4) L’immaginazione. Crea scene emozionanti; 5) Empatia. È la capacità di comprendere e di provare le emozioni altrui; 6) Le istruzioni altrui su cosa debba farci provare una data emozione. Es. un figlio può sviluppare le stesse emozioni del genitore; 7) La violazione di norme sociali. Può provocare emozioni come rabbia, disgusto, disprezzo, vergogna, senso di colpa etc.; 8) L’assunzione intenzionale dell’aspetto esteriore dell’emozione. L’autore racconta di aver registrato le combinazioni dei propri movimenti facciali. Questo gli ha consentito di riconoscere il muscolo che permetteva quella particolare espressione.

I segnali delle emozioni. Permettono di capire come ci si sente e di prevedere la mossa successiva. 1) Le espressioni facciali. Sono i più brevi fra i segnali delle emozioni. A ciascuna emozione (tristezza, rabbia, sorpresa, paura, disgusto, disprezzo e felicità) corrisponde un’espressione facciale distinta e universale; 2) La voce. Mentre il volto è osservabile, salvo l’imposizione di maschere o veli, la voce è un sistema intermittente e disattivabile che però non può filtrare i segnali dello stato d’animo; 3) Gli impulsi emozionali all’azione fisica. Es. la rabbia suscita l’impulso ad avvicinarsi a ciò che ha innescato l’emozione, mentre nella paura vi è l’impulso a paralizzarsi.

Tristezza e tormento. La tristezza può derivare da eventi traumatici: es. l’uccisione di un figlio, la perdita dell’autostima, dell’ammirazione di un superiore etc. La tristezza può essere descritta con termini come «turbamento», «delusione», «avvilimento», «malinconia» etc. Diverso è invece il tormento, un’emozione che consiste nell’affrontare attivamente la fonte della perdita. Tormento e tristezza tendono spesso ad alternarsi. L’espressione di tristezza e tormento veicolano messaggi come «sto soffrendo; datemi conforto e aiuto».

I volti della tristezza. Attraverso l’analisi di una serie di foto relative alla tristezza, l’autore riesce a far comprendere quanto i movimenti delle sopracciglia e delle palpebre siano determinanti per la manifestazione di questa emozione. L’ultima foto comprende tutti i segni visti in precedenza: estremità interne delle sopracciglia sollevate, palpebre superiori leggermente abbassate e angoli della bocca rivolti all’ingiù.

La rabbia. Causa della rabbia è l’interferenza. La rabbia si manifesta dunque come reazione a qualcuno che impedisce di fare qualcosa. La frustrazione, legata all’impedimento, può generare rabbia. Un’altra causa può essere l’aggressione, fisica o verbale. Anche essere respinti può generare rabbia, così come tristezza. Il problema principale della rabbia è che ne produce altra. Si tratta di un’emozione che conosce diversi sentimenti a essa correlati, es. la leggera irritazione, la furia, l’indignazione (rabbia sdegnosa), tenere il broncio (rabbia passiva), l’esasperazione, la vendetta e il risentimento. L’odio non è una forma di rabbia perenne ma incontrare la persona oggetto dell’odio o sentirne parlare può risvegliare la rabbia. Mentre il rancore è un atteggiamento emozionale, l’odio è un attaccamento emozionale. Il tratto della personalità in cui la rabbia ha un ruolo centrale è l’ostilità.

I volti della rabbia. Attraverso le espressioni facciali, l’autore distingue i segnali di aggressività, ostilità e impazienza. Si tratta in particolare della cosiddetta occhiataccia, rilevabile mediante l’abbassamento delle sopracciglia. Le immagini permettono di cogliere le varie sfumature legate alla rabbia, riscontrabili sulla base del movimento delle sopracciglia e delle palpebre: es. la rabbia controllata è espressa con la tensione delle palpebre inferiori e superiori. Anche le labbra sono importanti per individuare stati di rabbia. Es. nel caso di una rabbia molto lieve, le labbra sono serrate e si può ravvisare anche una leggera tensione delle palpebre inferiori.

Come reagire alla rabbia. Una volta riconosciute le espressioni facciali tipiche della rabbia, bisogna capire come comportarsi. La manifestazione della rabbia indica che l’emozione è sorta o sta per sorgere ma è importante conoscerne la causa. L’autore suggerisce alcune frasi da adottare innanzi a segni lampanti di rabbia: es. «La mia decisione può certamente averti irritato, e me ne rammarico; dimmi se c’è qualcos’altro che posso fare per esserti d’aiuto», «So che è stata una brutta notizia, che ti senti deluso. Ho avuto l’impressione che tu ci sia rimasto male e mi chiedevo se ti può essere utile parlarne» etc.

Sorpresa e paura. La sorpresa è un’emozione molto difficile da immortalare in immagini poiché dura pochi secondi e tende a mescolarsi con paura, divertimento, sollievo, rabbia etc. Essa non va confusa con lo spavento. Infatti l’espressione dello spavento è l’esatto opposto di quella della sorpresa. La sorpresa porta a spalancare gli occhi, a sollevare le sopracciglia e ad assumere la tipica espressione della bocca aperta. La paura è legata invece alla minaccia di un dolore fisico o psicologico. Pulsanti innati della paura sono, per es., qualcosa che sta per colpirci a tutta velocità, la perdita di sostegno che fa cadere nel vuoto (in particolare da grandi altezze), la vista di un serpente (molto più che quella di una pistola) etc.

Riconoscere la paura. Per evocare la paura bisogna ripensare a un momento in cui il pericolo è stato grave e immediato. Le palpebre superiori si sollevano, così come quelle inferiori, anche se in modo più leggero. La bocca è spalancata e le labbra sono tese orizzontalmente, spinte verso le orecchie. Se le parti del corpo hanno assunto queste posizioni, le reazioni immediate potrebbero riscontrarsi sullo stomaco, sulle mani e sulle gambe. Le mani potrebbero essersi raffreddate e il respiro diventa più profondo e rapido; inizia la sudorazione e si avvertono tremori o tensione ai muscoli di braccia e gambe.

Disgusto e disprezzo. Il disgusto è un sentimento di avversione, es. il gusto di qualcosa che si vorrebbe sputare o dall’odore nauseabondo, che può recare offesa al gusto e all’olfatto. Il disgusto si manifesta soltanto a partire dai quattro-otto anni di età e ricopre due funzioni fondamentali: la prima permette di stabilire il valore del rapporto interpersonale (es. si prova disgusto a pulire il vomito o a vedere le interiora di un estraneo ma non di una persona cara); in secondo luogo il disgusto è in grado di allontanarci da ciò che è repellente (es. non mangiare cibo andato a male). Collegato al disgusto ma ben diverso è il disprezzo, che si prova soltanto per le persone, non per i sapori o per gli odori. Mangiare qualcosa di repellente provoca disgusto, non disprezzo, che si prova al massimo per chi mangia cibi che ci disgustano.

Riconoscere il disgusto e il disprezzo. Un’espressione tipica del disgusto si manifesta con il naso arricciato e con il labbro superiore sollevato. In più, le guance possono essere tirate verso l’alto e spingere in su le palpebre inferiori. L’autore sottolinea tuttavia l’importanza dei cambiamenti riscontrabili soprattutto nel naso, nella bocca e nelle guance. Rilevanti sono anche le sopracciglia, che sono abbassate e convergenti.

Emozioni piacevoli. Comprendono piacere e felicità, sebbene questi due termini non siano abbastanza specifici. I piaceri possono essere sensoriali (es. un tramonto, un tocco da parte di qualcuno che si ama, le onde dell’oceano etc.) e sono soggetti a processi di valutazione. Tra le emozioni piacevoli rientrano: 1) il divertimento, che può variare di intensità, prevedendo anche scoppi di risa o di lacrime; 2) l’appagamento, un rilassamento totale ravvisabile nella distensione dei muscoli del viso; 3) l’eccitazione, che sorge in reazione alla novità e alla sfida; 4) il sollievo, accompagnato da un sospiro, un’emozione che scaturisce quando cessa qualcosa che ha indotto forti emozioni; 5) lo stupore, ovvero un’intensa meraviglia; 6) l’estasi, uno stato di rapimento totale che si può raggiungere attraverso la meditazione o il contatto con la natura; 7) la fierezza, legata a una sfida che si è riusciti a vincere.

04Citazioni

«Sono convinto che uno dei tratti più distintivi dell’emozione sia che gli eventi che la scatenano non sono influenzati solo dalla nostra esperienza individuale, ma anche dal nostro passato ancestrale.»

«Pochissimi sanno simulare in modo convincente con la voce un’emozione che non provano: ci vogliono abilità attoriali, e comunque spesso anche gli attori riescono nella prestazione vocale solo se ricreano l’emozione, rievocando un momento del proprio passato.»

«I segni del nostro panico dovrebbero motivare altri ad aiutarci o rassicurarci.»

«Una persona sincera può manifestare senso di colpa se vi è caratterialmente predisposta, ed è anzi probabile che si senta in colpa per il semplice fatto di essere stata sospettata.»

05Perché leggere questo libro

Perché l’autore si avvale spesso della propria esperienza di studioso.

Perché le immagini permettono di comprendere meglio le variazioni emozionali sul volto.

Perché è scritto in modo leggero e amichevole, senza adottare termini troppo tecnici.

Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante. Acquista il libro nella tua libreria preferita.

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